LA CHIUSURA DELLA TRIENNALE DI FILOSOFIA A URBINO

1. E’ vero che da parte della maggioranza dei docenti del corso di Filosofia non c’è stata la volontà di cercare soluzioni nuove per arginare il problema del numero degli iscritti della Triennale, che è effettivamente vicino alla soglia minima da molti anni (meglio comunque di antichistica e più fondamentale di essa in una Facoltà di Lettere e Filosofia). Io comunque non ero fra questi e avevo lavorato e proposto, assieme ad altri, alcuni anni fa un corso interclasse con scienze della comunicazione, che però non ha incontrato il favore dei colleghi. Non so se sarebbe stata la soluzione, ma certo già da anni il problema del basso numero di iscritti della triennale di Filosofia era reale e andava affrontato.
2. Non credo sia opportuno affermare, come molti fanno, che il numero degli studenti iscritti non è rilevante e che non bisogna ragionare con la logica dei numeri. Mi sembra invece ragionevole che in un paese democratico i cittadini, con la loro scelta di iscriversi a un corso piuttosto che a un altro, esprimano un’opinione su come vadano allocate le risorse per la formazione.
3. E’ invece abbastanza insensato e rozzo il disegno del Ministero di chiudere corsi sulla base di requisiti di numerosità docenti eccessivamente.
4. E’ stata una scelta iniqua quella della Facoltà di Lettere di chiudere Filosofia triennale e non una delle due più una lauree magistrali di Lettere, con pochi iscritti, come del resto il Senato aveva chiesto con delibera del 14 dicembre 2009. Scelta basata, questa volta sì, su una logica dei numeri fallace: cioè quella del numero di docenti della Facoltà in antichistica ampiamente sproporzionato rispetto alle esigenze didattiche e di ricerca.
5. All’interno del corpo docente di Filosofia ci sono state senz’altro animate discussioni, come in ogni gruppo di persone che lavorano con passione e intelligenza, ma di certo questi vivaci dibattiti non sono la causa della chiusura della Triennale di Filosofia.
6. Di fronte all’ingiusto aut aut postoci dalla Facoltà, la scelta di mantenere la magistrale piuttosto che la triennale è stata presa per le seguenti ragioni: a. come magistrale quella in Filosofia è una laurea a numerosità di studenti abbastanza florida, anche quest’anno ha 20 nuovi iscritti, cioè il doppio della numerosità minima; b. nella magistrale abbiamo cercato soluzioni nuove, come l’interateneo con Ferrara, per andare incontro ai problemi posti dalla razionalizzazione in corso; c. è più difficile organizzare una formazione filosofica di secondo livello in un curricolo di un’altra laurea, per quanto affine, piuttosto che di primo livello, che, benché risulti comunque un po’ monca, può essere più generalista; d. che fine avrebbe fatto il dottorato in filosofia senza la magistrale?
7. La cosa da fare sarebbe stata quella di consentire a Filosofia triennale di vivere ancora un anno e poi cercare una soluzione nuova per aumentare significativamente il numero delle matricole. Ma la Facoltà, deviata da interessi di parte, ha deciso diversamente.

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1 Commento

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Una risposta a “LA CHIUSURA DELLA TRIENNALE DI FILOSOFIA A URBINO

  1. LE cose cambiano a volte contro il nostro volere, anzi sempre contro questo, non possiamo farci nulla. Piegarsi e lasciar passare è il solo modo di affrontare il cambiamento; adattarsi senza voler forzare il mondo ad adattarsi a noi.

    Al di là del mio embrionale taoismo, ala mia vecchia facoltà di ingegneria è successo qualcosa di simile. Vercelli era la sede distaccata del Poli di Torino, comoda per il florido bacino delle province di Biella, Vercelli e Novara. Due anni fa, nonostante ci fossero i numeri e le istituzioni locali avessero investito nel riammodernamento della sede (era veramente bella), il buon Politecnico ha deciso di chiudere i battenti alla II° facoltà. Immagino per portare tutti quegli studenti a Torino e rimpinguare così il numero di iscritti alla sede primaria. Per me un grave scandalo che non agevola gli studenti: abitare a Torino è costoso, mentre a Vercelli potevi fare il pendolare senza sforzo. Penso che molti novaresi sceglieranno Milano piuttosto che Torino a questo punto, così il Poli ci rimette anche della gente.

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