LA GRAVITA’ QUANTISTICA

Leggendo alcune pagine divulgative di Sergio Doplicher e Carlo Rovelli, mi sembra di aver capito un punto semplice e profondo delle moderne ricerche sulla gravità quantistica. Nel suo classico “I principi della meccanica quantistica”, Dirac osserva che in un certo senso il principio di indeterminazione di Heisenberg introduce una sorta di atomismo nella fisica moderna, che di fatto da Newton in poi era basata sulla continuità dello spazio e del tempo. In effetti la quantità delta p per delta q deve essere una costante del valore della costante di Planck, circa. Cioè la determinazione della velocità e della posizione di una particella non possono simultaneamente superare un certo limite. Nello spazio delle fasi in una sola dimensione è come se sulle ascisse avessimo la posizione e sulle ordinate la velocità e l’indeterminazione di queste due variabili non può scendere sotto un certo limite. E’ come se ci fosse una certa area minima, che può estendersi in questo spazio in un quadrato, cioè l’indeterminazione della velocità è uguale a quella della posizione; oppure in un lungo rettangolo parallelo alle ascisse, allora l’indeterminazione della posizione è piccola e quella della velocità grande, o, viceversa un rettangolo parallelo all’asse y, allora la velocità è altamente indeterminata e la posizione invece è più determinata.
Se ho capito bene, soprattutto con l’opera del matematico francese Alain Connes, cioè la geometria non commutativa, questa idea è stata estesa alle coordinate dello spazio. In due dimensioni, per semplicità, a scale molto piccole, dell’ordine di 10 alla -33 cm, le due coordinate x e y non commutano, per cui lo spazio stesso è costituito da una sorta di atomi, che però, come nel caso precedente, non hanno una forma precisa, ma solo un quantum di area. In realtà questi atomi non sono quelli di Democrito, cioè dei pezetti di materia estesi dalla figura determinata fisicamente indivisibili, bensì qualcosa di simile agli stoicheia di Aristotele, cioè delle omogeneità senza una forma determinata. Molti approcci promettenti al problema di conciliare relatività generale e meccanica quantistica, come la loop quantum gravity di Smolin e Rovelli, si basano su una quantizzazione dello spazio-tempo di questo tipo. Così a naso l’idea mi sembra molto più bella e più profonda della teoria delle stringhe, perché in un certo senso applicando la quantizzazione allo spazio-tempo si ha gratis il fatto che quest’ultimo è un oggetto dinamico, cioè, in un certo senso, quantizzando lo spazio-tempo, si ottiene la relatività generale. Questo tipo di convergenze in fisica sono spesso foriere di teorie azzeccate.

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4 commenti

Archiviato in FILOSOFIA DELLA FISICA

4 risposte a “LA GRAVITA’ QUANTISTICA

  1. Concordo in pieno e sottolineo che una teoria che consideri lo spazio-tempo qunatizzato come l’energia è già stata proposta, ma anche ingiustamente bistrattata, dal prof. Walter Cassani.

  2. alfredo

    Ma come può l’essere umano, pensare di cogliere l’essenza dello spazio-tempo, se anche lui e (la sua stessa mente) ne fa parte? Mi sembra una ricerca così assurda! Può il metro misurare sé stesso? Bisognerebbe “uscirne fuori”, magari anche solo per “un attimo”, per capirci qualcosa. Eppure, il solo fatto di poterlo pensare, dimostrerebbe che una via per uscire da questo spazio-tempo ci deve pur essere… (il primo che la trova avvisi gli altri).

    • A me sembra che Alfredo riproponga il tema Cogito ergo sum. A questo proposito, ritengo opportuno richiamare un aspetto della celebre disputa tra Vico e Cartesio, in tema di Verità.
      °°°
      Vico sosteneva che “Il vero e il fatto si convertono reciprocamente”; Cartesio partiva dal presupposto del “Cogito ergo sum” sostenendo che, dall’esser propria dell’uomo la facoltà di pensare, di riflettere, di immaginare, di dubitare, di progettare, di meditare, di manifestare intenzioni o disposizioni, l’uomo esiste.
      Sembra che entrambi abbiano ragione anche se le due proposizioni appaiano contraddittorie. Ma non lo sono, perché la Verità abita solo nell’Essere e non nel Divenire. Infatti: Vico dice una banalità che non ha bisogno di spiegazioni e Cartesio, pure, considerando che nel “Cogito” riassume tutte le geniali idee maturate nella sua mente eccelsa che tradotte in Fatti (l’insegnamento e le pubblicazioni) non sono l’Essere suo, ma le opere criticate dallo stesso Vico.
      Ed è il grande filosofo napoletano, che, tra le sue argomentazioni in questo dibattito, scrisse che “La storia rappresenta la scienza delle cose fatte dall’uomo e, allo stesso tempo, la storia della stessa mente umana che ha fatto quelle cose”.

      • Scusate. sostituisco la replica, che è la ricopiatura di un mio commento in un altro post del blog di Vincenzo, con la seguente.
        ———–

        A me sembra che Alfredo riproponga il tema del Cogito ergo sum = la Verità abita nel pensiero. Sull’argomento, Vico rispondeva che “Il vero e il fatto si convertono reciprocamente”, e concludeva che “La storia rappresenta la scienza delle cose fatte dall’uomo e, allo stesso tempo, la storia della stessa mente umana che ha fatto quelle cose”.
        Non credo che vi sia una via d’uscita e quindi, ahimè, non ho nessuno da avvisare, per cui il mio commento è riservato ad Alfredo. Secondo me, occorre prendere atto che il metro serve per misurare i fatti e … se ce n’è uno non misurabile, vuol dire che il suo metro è un’essenza trascendente, ovvero abita nell’empireo creato dalla nostra fantasia per spiegare il funzionamento delle cose.
        Chi legge l’ultima frase, ne tragga le conseguenze.

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