SOCIETA’ E MEDIOCRITA’

A partire dall’opera di Toennies su “Società e comunità”, in tanti hanno distinto fra la nicchia protetta delle situazioni tipo ancien regime e l’anonimato della città. Toennies denuncia i difetti della società e il disagio che provoca e, nel suo conservatorismo è tutto a favore dei rapporti di comunità, in cui l’individuo è parte di un tutto. Riesman parlerà di “Folla solitaria”, Laslett de “il mondo che abbiamo perso”; i moderni sociologi speculativi come Bauman e Sennett denunceranno le difficoltà psicologiche della “Società liquida” e dell'”Uomo flessibile”. In effetti chi non è costretto a confrontarsi con la complessità del sistema sociale e può vivere nel suo mondo a chilometro zero, anche se è l’ultimo degli sderenati, può sentirsi un re. La società, la città, il mondo aperto mettono in luce la nostra mediocrità, mentre la comunità e il villaggio ci proteggono dal confronto. Questa è una delle cause di molti comportamenti antisociali e menefreghisti tipici della città. Le persone si sentono continuamente confrontate e messe in discussione, per cui fanno di tutto pur di non palesare la loro mediocrità. Nella società pochi possono primeggiare. Cesare stesso diceva “meglio il primo nel villaggio che il secondo a Roma”. Da qui anche il protezionismo di Tremonti di fronte all’invasione dei prodotti a basso prezzo dai mercati asiatici, di qui la paura di coloro che votano Lega, che non sanno confrontarsi con un mondo che cambia e si arricchisce. Di qua tutta la retorica meschina dell’identità. Questo disagio è una realtà; ciò malgrado io preferisco la società alla comunità per una ragione molto semplice: perché nella società le cose possono cambiare, mentre nella comunità restano sempre uguali. Se uno è lo scemo del villaggio a Canicattì, magari a Zagarolo è invece il sindaco. Se rimanesse tutta la vita a Canicattì, resterebbe sempre lo scemo del villaggio. Preferisco la società liquida, che propone modi sempre diversi di rapportarsi; preferisco la flessibilità, alla rigidezza. Non ho paura di confrontarmi con gli altri; mi aiuta a rendrmi conto che non sono poi così in gamba come credevo, mi accorgo anche di quante cose belle e diverse si possono fare. Certo nella società si ricevono più colpi bassi, le persone sono più sleali e ciniche, ma si possono sempre creare delle reti di rapporti di una qualità che nel villaggio raramente si incontra.

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1 Commento

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Una risposta a “SOCIETA’ E MEDIOCRITA’

  1. Bravo Vincenzo! Il tema che proponi dovrebbe far affluire decine di lettori sul tuo blog. A me, personalmente, le immagini che ispirano la Società liquida, la Folla solitaria e l’Uomo flessibile fanno girare i cosiddetti, anziché suscitare un riferimento concreto sul quale appoggiare il pensiero e far lavorare la mente. Purtroppo c’è chi pensa diversamente perché si lascia frastornare da chi non sa ritrovare una dimensione reale in questo nostro mondo popolato con persone virtualmente ubiquitarie e perennemente rintracciabili col gps (spero per loro esclusiva ed espressa volontà).
    Dal centimetro zero si accede al mondo e non è nemmeno più necessario di recarsi alla buca della posta per spedire un messaggio!
    Questa è la realtà cosmopolita che occupa l’esiguo spazio dove ogni persona decide di spostarsi con i propri mezzi. Il problema ce l’ha chi deve riconquistare una posizione per averla persa nella fabbrica che lo occupava, perché, a sua volta, essa deve cosmopolizzarsi.
    Le strane immagini di società evocate nel thread sono il risultato di una ricerca fatta all’interno del disagio che il cambiamento produce nei gruppi sociali ancora impreparati ad esso.

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