KANT E LA METAFISICA ANALITICA

La metafisica anlitica contemporanea ha uno strano rapporto con la teoria della conoscenza di Immanuel Kant. Tra i motivi dominanti dell’impostazione del filosofo di Koenigsberg, giocano un ruolo importante i seguenti due punti: in primo luogo, una scienza, per essere tale, deve possedere una fondazione a priori; in secondo luogo, non possiamo pretendere di costruire un’ontologia, in quanto dobbiamo prima fare i conti con la maniera in cui conosciamo il mondo, cioè con l’ epistemologia. Oggi molti metafisici analitici hanno mantenuto il primo, cioè ritengono che esista una sorta di scienza dela realtà del tutto a priori che sarebbe precedente alle altre scienze e rifiutato il secondo, cioè vorrebbero dirci come è potrebbe essewre fatto il mondo senza fare i conti su come noi abbiamo accesso a esso (ontologia formale). Io direi esattamente il contrario: è vero che tutte le scienze contengono delle parti a priori, ma queste non sono certo fondative, ovvero sono rivedibili come ogni altra parte delle teorie scientifiche. Inoltre non credo si possa mettere a punto un’analisi di come il mondo potrebbe essere fatto, prima di prendere in considerazone i risultati della ricerca scientifica.

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1 Commento

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Una risposta a “KANT E LA METAFISICA ANALITICA

  1. Traslittero l’impostazione kantiana sulle argomentazioni di mio interesse, per giungere alla conclusione che la metafisica riguardante l’uomo è costituita da un insieme conoscenze trascendentali di natura spirituale.
    Le scienze umane, ricalcando le parole del post, per esser tali, devono possedere un fondazione a priori che, nel caso specifico, consistono in alcuni assiomi identificabili:
    1. nella psiche orientata a conseguire la felicità, per quanto riguarda la psicologia;
    2. nella condotta della persona per il soddisfacimento dei bisogni per quanto riguarda l’economia;
    3. nel comportamento dei gruppi di persone nell’interagire per lo sviluppo e la sopravvivenza della specie umana, per quanto riguarda la sociologia.
    In secondo luogo, dette scienze non possono pretendere di costruire un’ontologia cioè lo stesso essere umano in quanto persona o gruppo, in quanto si debbono prima fare i conti con la maniera in cui conosciamo l’uomo come persona sola, in gruppo e tra gruppi, cioè con l’ epistemologia.
    ——————-
    Nel caso specifico “fare i conti” significa conoscere l’essere in sé stesso, per sé stesso e da sé stesso. Ma questo essere uomo vive, evolve e si trasforma nel tempo per cui gli stimoli che lo portano ad agire traggono origine dall’essere sé stesso nell’aspirare alla felicità secondo l’indole di cui è dotato in un certo tempo ed in un certo luogo.
    Nel modo classico con cui si studia l’essere nel tempo che corrisponde alla storia degli uomini, si giunge a osservare l’uomo attraverso i modelli esistenziali succedutisi per effetto delle mutazioni generate dagli eventi esogeni, esterni alla psiche e ai sistemi economico sociali. I modelli originano dalla interazione di atti commessi dagli individui con gli eventi significativi da loro stessi causati in concomitanza a quelli della natura, per trarre dalla natura stessa, le risorse per sopravvivere e mantenere intatte le peculiarità distintive della specie.
    Le risorse umane hanno un duplice connotato: un’identità corporea che è la materia delle cose conformate ad una matrice incorporea. Nel loro insieme formano la scia nella quale si legge che gli atti umani, nel loro complesso, sono frutto di Sapienza che è Coscienza, Intelletto e Conoscenza insieme. Insomma, queste risorse esistono e si gestiscono in quanto usate dall’uomo come artefice!
    Di contro, l’uomo artefice trasforma e produce cose dalle quali solo la materia appare perché, in natura, nulla che non sia materiale viene trasfuso e se ciò, in qualche modo si possa osservare è riconoscibile attraverso un processo d’interpretazione arbitraria: un po’ come l’interprete davanti ad uno spartito musicale.
    A questo punto, il discorso cessa di essere scientifico e richiede che si compia una separazione netta tra immanenza e trascendenza. La richiesta trae origine dal fatto che l’uomo compie atti coscienti nel senso che, nel fare, attende che l’esito del proprio operato corrisponda alle aspettative insite in un progetto che esula dal semplice vivere in balia dei capricci della natura. Per tale ragione l’uomo si dà delle regole operative che nell’insieme rappresentano la deontologia prodotta dall’etica che deve essere circoscritta solo ai rapporti materiali e depurata da ogni considerazione di carattere ontologico.
    Ma, di non solo materia vive l’uomo! I bisogni non sono esclusivamente di carattere materiale! Allora occorre distinguere e affermare che la depurazione ontologica sia attuata solo nei rapporti economici e sociali regolabili su base logica in conformità alle leggi della natura. E l’ontologia, in natura, c’entra … e come!
    Tradotta in pillole ciò vuol dire che se guidi l’automobile devi osservare il codice della strada che è un manuale di istruzione per percorrere le strade, ma, se inventi l’automobile devi fare in modo che non inquini! … e soprattutto mi consenta di ascoltare, guidando a 130 all’ora sull’autostrada, “Dialogue du vent et de la mer” (*) nei suoi passaggi più delicati!
    (*) terzo schizzo sinfonico da “La mer” di Debussy.

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