L’ABDUZIONE METAFISICA

A giugno a Urbino si terrò un convegno internazionale sul pensiero del grande filosofo americano David Lewis. Colgo l’occasione per esprimere una mia critica al suo metodo di lavoro, che ha comunque prodotto  ragionamenti erronei geniali; metodo che oggi ha fatto scuola fra la folta comunità dei metafisici analitici.

Molti argomenti prendono le mosse da un principio metafisico un po’ balzano, del tipo “i mondi possibili diversi da questo in cui viviamo in un qualche senso esistono, anche se al di fuori dello spazio e del tempo”. Ovvero non c’è solo il mondo in cui Bologna ha 380mila abitanti, ma anche quello in cui ne ha 180mila, anche se, ovviamente, quest’ultimo esiste in un senso diverso da quello in cui esiste il nostro mondo reale. Poi, ragionando del tutto a priori, si argomenta che, se si assume quel principio bislacco ne derivano una serie di conseguenze, sempre metafisiche, molto ragionevoli, per cui alla fine si conclude abduttivamente che quel principio strampalato forse è vero.

In effetti a partire almeno da Galileo, Huygens e Newton, il metodo abduttivo ha avuto un gran successo nella scienza anturale moderna. Ad esempio, si ipotizza che esista una forza non osservabile che è inversamente proporzionale al quadrato della distanza di due masse e direttamente proporzionale al prodotto di esse e si deducono le leggi di Keplero, per cui la legge di gravitazione universale diventa molto plausibile. La differenza fondamentale rispetto al caso precedente, però, sta nel fatto che le tesi metafisiche deducibili dall’esistenza dei mondi possibili non hanno conferme empiriche, mentre le leggi di Keplero sono empiricamente sostenute. Dunque il successo dell’abduzione nella scienza non legittima il suo uso in metafisica. A meno che la tesi metafisica strampalata non trovi conferma in una legge scientifica; e allora già saremmo più legittimati ad abbracciarla. Non so, per esempio, dopo la scoperta del principio di indeterminazioe di Heisenberg sappiamo che il demone di Lapalce che è in grado di prevedere e retrodire la posizione di ogni particella dell’universo non è più possibile. Questo è il caso di una tesi metafisica che viene falsificata da una legge scientifica.  Ma tutto il ragionamento ha un minimo di senso empirico, anche se tenue, perché il principio di indeterminazione è confermato ampiamente dai dati sperimentali.

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