ONTOLOGIA E SCIENZA

Aristotele, profondo conoscitore della matematica del suo tempo, sapeva di non poterla utilizzare più che tanto in fisica, perché l’essenza della natura è movimento e gli enti matematici sono immutabili. Di questo iato è testimone il paradosso della freccia di Zenone. Infatti la descrizione matematica del suo moto come una serie continua di luoghi occupati a istanti diversi è tale da rendere la freccia, in un certo senso, immobile. Egli inoltre sperava di riuscire a costruire un sapere della natura dal basso, dagli elementi più semplici. L’impresa non è mai riuscita, a causa del carattere assolutamente parziale del nostro accesso al mondo.

Per questo Kant inizia la sua Critica della ragion pura lamentando il perenne girare in tondo della metafisica, che non riesce a trovare una strada per diventare scienza. E’ solo un susseguirsi di opinioni sempre diverse e non conclusive.

Di fatto la scienza moderna nasce come progetto platonizzante, cioè top-down e non bottom-up. Siamo noi che costruiamo modelli e poi controlliamo dalle loro conseguenze, se funzionano. Da qui essi ricevono coferma parziale o falsificazione. Huygens lo afferma con chiarezza nel suo libro sulla luce.

Seguendo tale metodo ipotetico-deduttivo si può utilizzare la matematica, anzi è necessario, perché essa è l’unico linguaggio che ci permette di parlare con esattezza di ciò che non possiamo percepire. Certo la matematizzazione ha dei limiti, come notava Husserl, ma è il meglio che abbiamo trovato.

In un certo senso, come afferma Weyl, la matematica ci aiuta a descrivere ciò che è possibile, mentre la fisica ci dice quale fra quelle possibilità è quella reale.

E’ un’ingenuità sperare oggi, come ai tempi di Wolff, di costruire un’ontologia che preceda le scienze empiriche. Sono per contro queste ultime che ci suggeriscono l’ontologia.

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3 commenti

Archiviato in FILOSOFIA DELLA SCIENZA

3 risposte a “ONTOLOGIA E SCIENZA

  1. Alexander Grothendieck

    Leggo sempre volentieri quanto scrive, ma quando parla di ontologia le mie mani s’incollano ai capelli. Non starò qui a spaccare il capello in quattro sulla differenza tra metafisica e ontologia – certamente questa differenza c’è, ma è secondario discuterne in questa sede.

    Vorrei criticare il Suo bel Q.E.D. che recita: «E’ un’ingenuità sperare oggi, come ai tempi di Wolff, di costruire un’ontologia che preceda le scienze empiriche. Sono per contro queste ultime che ci suggeriscono l’ontologia».

    Ora, io non so se le scienze empiriche siano in grado di suggerirmi un’ontologia. Tutto ciò è dovuto a una ragione, se vogliamo, molto ingenua: le scienze empiriche descrivono com’è fatto il mondo, l’ontologia (se ontologia ≡ metafisica) prescrive come il mondo è fatto. Potrei servirmi di una descrizione adattandola a prescrizione, ma anche no.

    Il caso, che porta acqua al mio mulino, è per esempio l’etica. In un sistema di etica formale¹, è possibile formulare delle regole di ragionamento per un’ontologia formale del tutto indipendenti dalle prove scientifiche (quali poi?). Se mi concede una battuta triviale, la vita buona è del tutto indipendente dalle spiegazioni scientifiche. La metafisica, occupandosi del possibile e non dell’attuale, può prendersi molte più libertà della scienza in quanto parla di modi in cui le cose avrebbero potuto essere e questi “modi” potrebbero non essere in accordo con le attuali conoscenza scientifiche.

    Ho il sospetto che Lei non tenga conto della fallacia naturalistica e anzi la consideri totalmente infondata, ammettendo valida quest’implicazione

    (1) p ⊃ ◻p

    senza giustificarne però l’assunzione.

    a.g.

    P.s. Per quanto riguarda Kant… Kant cercava “verità sintetiche a priori”. Se con una lente d’ingrandimento cerco di individuare un ago che in realtà nel pagliaio non c’è, non è certo colpa della lente d’ingrandimento.


    (¹) Cfr. a titolo di esempio, Gesler, Harry (1996). Formal ethics, Routledge.

  2. Caro Alexander, innanzitutto una curiosità: lei è omonimo del grnade matematico francese? Oppure usa questo nome come pseudonimo?
    Per quanto riguarda i suoi commenti, mi viene da dire: la filosofia e quindi anche l’ontologia, usa certamente concetti normativi, quali realtà, verità ecc. E sono d’accordo che fra ciò che è normativo e ciò che è descrittivo ci sia un salto, che comunque non è del tutto incolmabile, anche se è un fossato spesso difficile da superare. Tuttavia non riesco a capire come l’ontologia possa prescrivere al mondo come può essere fatto. Un discorso diverso è quello etico, in cui effettivamente anche se tutti gli uomini uccidessero, questo non vorrebbe certo dire che è giusto uccidere.

  3. Commento un po’ da pro-fano – in entrambi i sensi, anche con la ‘F’ maiuscola, ma anche e soprattutto perché sono ancora un ignorante in materia da proverbiali ‘mani nei capelli’.

    Per prima cosa ci vorrebbe una bella eliminazione sistematica di termini come ‘ontologia’ e ‘metafisica’ dal pessimo linguaggio filosofico; o, per essere più onesti – sia il sottoscritto che i filosofi – quando si parla di metafisica e di ontologia bisogna prima fare i dovuti chiarimenti su cosa s’intende con esattezza, tanto che, a mio modesto avviso, più che perder tempo ad utilizzare un linguaggio equivoco e dover ricorrere a precisazioni d’emergenza, se non è strettamente necessario e non stiamo parlando di Hegel, direi che è meglio evitarlo dal principio.

    Se ho capito il discorso del prof. Fano, e da come l’ho capito io dovrei anche condividerlo, la tesi elementare è la seguente: “E’ un’ingenuità sperare oggi […] di costruire un’ontologia che preceda le scienze empiriche. Sono per contro queste ultime che ci suggeriscono l’ontologia”.
    Se, come leggo, consideriamo l’ontologia come ‘logicamente equivalente’ (perché non più semplicemente ‘sinonimo’, senza scomodare la logica?) alla metafisica, l’intervento sta a significare, se ho ben capito, che per dire come il mondo è, o come dovrebbe essere (descrittivo/normativo) bisogna prendere le mosse dai risultati delle scienze.

    Nell’etica giustamente questo non funziona, ma ho l’impressione che stiamo perdendo il sugo della questione, proprio perché anche quel ‘ontologia ≡ metafisica’ non mi dice affatto di che cosa stiamo parlando. Credo che la dimensione etica non mi dica nulla dell’ontologia, a patto di non pensare che il diritto, la ‘vita buona’ e la ‘pancia piena’ non siano scritti nel gran libro della Natura. A mio avviso non ci stanno, e credo non stessero neppure nel contenuto di questo post.
    Se con ontologia invece intendiamo ‘il mondo (fisico) in sé’, allora dobbiamo necessariamente partire dalla fisica, dalla chimica, dalla biologia etc.; solo attraverso le piccole e parziali verità delle scienze possiamo pian piano costruire quel puzzle complesso che è il mondo, e magari capire anche perchè è fatto così.

    La filosofia utilizza concetti normativi perché altrimenti farebbe semplicemente scienza, ma spesso abusa di questa ‘licenza di uccidere’ per fare tanta chiacchiera priva di contenuti e per far imbestialire (o essere presi in giro da-) gli scienziati. Mi sembra poco chiaro, infatti, come il concetto di ‘verità’ possa effettivamente prescrivere qualcosa al fisico o al chimico… mi sembra più onesto l’opposto. Tutto qui.

    That’s all, folks!

    _Luca

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