BROAD, SPERRY E SEARLE SUL LIBERO ARBITRIO

In un bel saggio il filosofo inglese Broad sosteneva che è impossibile definire che cosa è un atto libero, perché noi siamo dei “continuanti”, cioè delle sostanze che permangono nel tempo, mentre un azione libera sarebbe un “occorrente”, cioè un evento che si distende nel tempo. E’ un’ipotesi interessante, poiché in effetti si ha la sensazione che sia molto difficile stabilire che cosa sia il libero arbitrio, ancor prima che indagare se ci sia effettivamente. Leibniz diceva che il continuo e il libero arbitrio sono i due problemi più difficili per l’intelligenza umana. Il premio Nobel per la medicina Roger Sperry, che ha indagato per primo gli split brains, mostrando che quando viene reciso il corpo calloso i pazienti hanno personalità doppia, ha sostenuto quello che ha chiamato “interazionismo monistico”. Egli fa l’esempio di una ruota e delle sue molecole: la ruota è costituita dalle molecole, ma è la ruota che sposta le molecole quando scende lungo la collina. Qualcosa di simile succederebbe con gli stati mentali (la ruota) e quelli fisici (le molecole).  Recentemente Searle ha ripreso questo punto di vista nel libretto “Libertà e neurobiologia”, pubblicato da Bruno Mondadori. Egli afferma che a un dato istante le proprietà microfisiche del cervello determinano completamente le sue proprietà mentali, tuttavia nel passaggio fra due istanti la meccanica quantistica ci dice che l’evoluzione è indeterminata. Lì, secondo Searle, si inserirebbe la differenza fra cause e ragioni. Se diciamo “ho comprato i fiori, perché volevo fare un regalo alla mia fidanzata”, quel perché non indica una causa del mio “comprare i fiori”, ma una ragione, che non è sufficiente a causare l’evento. Ecco, la nostra percezione delle ragioni si inserisce là dove fisicamente non ci sono cause, cioè là dove c’è indeterminazione. In questo modo la mente potrebbe influenzare i neuroni, senza violare nessuna legge della scienza.

Questa ipotesi si fonda su un errore: la meccanica quantistica non è una teoria indeterministica, poiché l’evoluzione dello stato è deterministica. Tuttavia il processo di misurazione, che non è chiaro come funzioni, è un fenomeno indeterministico, ma non è la stessa cosa. Inoltre ammettiamo pure che l’evoluzione fisica sia indeterministica, è certo possibile che il vissuto delle ragioni si inserisca in questo vuoto causale, però sarebbe necessario qualche evidenza empirica a sostegno di questa ipotesi.

Mi affascina di più l’esempio di Sperry, a cui vorrei pensare ancora.

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6 commenti

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6 risposte a “BROAD, SPERRY E SEARLE SUL LIBERO ARBITRIO

  1. alfredo

    L’Universo è libero di fluire dappertutto, ma quando è costretto a passare attraverso certi tubi rugosi lascia necessariamente qualche incrostazione. Ha senso affermare che siamo tubi liberi?

  2. uccion

    Ho letto il libro di Searle tempo fa e ho avuto anch’io qualche perplessità in merito; anzi, è proprio il concetto stesso del libero arbitrio (ammesso che ne esista una definizione univoca) a suscitarmi qualche dubbio. C’è un motivo, che non sia un retaggio del dualismo cartesiano, che giustifichi gli sforzi di quei filosofi tesi ad innestare una facoltà reattiva alle ragioni in una mente sempre più cieca e “determinata”?

  3. Ritengo che non sia possibile definire il libero arbitrio senza riferirlo alla volontà di chi intende esercitarlo. Ogni atto, che è prodotto della gestione degli eventi, costituisce un evento a sé, e forma oggetto di scelte nella genesi degli atti successivi. In buona sostanza, senza pretendere di dare una definizione biunivoca, il libero arbitrio si circoscrive nel grado di libertà che la persona gode nel collocarsi nel gruppo di appartenenza. Nei gruppi coesi il grado di libertà è misurabile.

  4. alfredo

    Una domanda, Pietro: questo testo che vedi scritto qui sul monitor ha natura bidimensionale, ha quindi due gradi di libertà. Il suo libero arbitrio è misurabile? Se sì, quanto pesa?

  5. I gradi non hanno peso. La volontà è il processo di trasformazione dell’intenzione umana in fatti. La volontà non ha massa, ma è energia originata dall’agente nel portare a termine una propria decisione. La volontà si esprime attraverso la propensione al consenso di sottoporsi ai vincoli che comporta l’esecuzione dell’atto. La propensione può essere istintiva, coatta, indotta, volontaria o consapevole. Il grado di libertà si osserva molto basso in regimi totalitari e medio in quelli con base democratica parlamentare. Nei regimi instabili la propensione è istintiva.

  6. Pingback: IL DUALISMO E IL LIBERO ARBITRIO | VIVERESTPHILOSOPHARI di Vincenzo Fano, Professore di logica e filosofia della scienza

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