I VIAGGI NEL TEMPO A URBINO

Sabato 18 giugno alle 15 e 30 Aula Studio del Collegio Internazionale, P.zza San Filippo, 2, Urbino discuterò, assieme all’autore e a Giovanni Macchia il libro: Giuliano Torrengo, I viaggi nel tempo. Una guida filosofica, Laterza, Bari, 2011.

Riporto qui il testo del mio intervento.

Dopo il difficile primo capitolo, nel quale l’autore discute le diverse teorie del tempo oggi sostenute dai filosofi, mettendole in relazione con il problema dei viaggi nel tempo, il libro scorre via quasi come un romanzo. I deliziosi riferimenti letterari, cinematografici e televisivi mettono in luce quanto il tema abbia stimolato la fantasia artistica. Le brevi storie raccontate, sempre adeguate rispetto al problema filosofico in esame, rendono più perspicuo il pensiero dell’autore. Chiara e corretta la presentazione delle teorie relativistiche rilevanti per l’indagine del problema dei viaggi nel tempo; ampia e ben organizzata la disamina delle diverse dottrine presentate nel dibattito internazionale. Il libro di Torrengo è una vera e propria guida filosofica, che ricorda quella trovata da Arthur Dent nel romanzo di Douglas Adams, Guida galattica per autostoppisti, in quanto sembra dirci “non fatevi prendere dal panico” di fronte ai viaggi nel tempo; anche se, bisogna dirlo, a differenza dell’altra guida, non costa poco, 20 euro per 180 pagine! Ma questa è una scelta dell’Editore, non dell’Autore.

Il tema che attraversa buona parte del libro è quello della coerenza dei viaggi nel tempo: se al tempo t1 incontro un mio sé più vecchio che mi dice, che al tempo t2 successivo, all’enalotto usciranno i numeri 1,2,3,5,7; gioco quei numeri, invece, di 11,13,17,19,23 che avevo intenzione, e al tempo t2 quei numeri effettivamente escono, mentre al tempo t3 successivo entro in una macchina nel tempo, sparendo per un lasso di tempo sufficiente a comunicare i numeri al mio sé precedente, per ricomparire al tempo t4 e andare a recuperare la vincita, tutto questo è perfettamente coerente. Per capire la coerenza di questo viaggio nel tempo è sufficiente distinguere fra “influenzare il passato” e “modificare il passato”: nell’episodio che abbiamo presentato io ho influenzato il passato, ma non lo ho modificato. Sarebbe, invece stato strano se, al tempo t2 fossero usciti i numeri 1,2,3,5,7 al tempo t3 fossi entrato nella macchina del tempo per andare al tempo t1 e modificare quello che era accaduto, cioè che il mio sé del tempo t1 aveva giocato i numeri 11,13,17,19,23, suggerendogli, invece, di giocare 1,2,3,5,7. Questo tipo di catene causali è impossibile, ci dice l’autore, perché vorrebbe dire che al tempo t1 sono capitate due cose diverse, cioè che ho giocato sia i numeri 1,2,3,5,7 che i numeri 11,13,17,19,23, il che è contraddittorio. Dunque i viaggi nel tempo possono influenzare il passato, ma non possono modificarlo.

A questo punto emerge una questione delicata. Per tutto il libro Torrengo sottolinea come cambiare il passato sia contraddittorio, cioè sembra essere una verità analitica che il passato non si può cambiare con un viaggio nel tempo. Tuttavia l’autore è ben consapevole che esistono teorie fisiche, ancorché strampalate, che rendono possibile questo, tanto che le discute alla fine del libro. Infatti se vivessimo in una serie di universi paralleli e andassimo a modificare il passato di un altro universo, questo non sarebbe contraddittorio, benché di fatto, come Torrengo nota giustamente, non sarebbe una vera e propria modifica, poiché, comunque, il mio universo di partenza resterebbe uguale. Questo significa che “modificare il passato” non è contraddittorio, ma lo è se il tempo è unico. Il che vuol dire che tale impossibilità è sintetica, eventualmente, e non analitica.

Questo tipo di considerazione rimanda al cosiddetto “paradosso del nonno”, che possiamo così formulare:

 

1. In accordo con le leggi della scienza che conosciamo è possibile che accada X nelle condizioni C. Cioè X è nomologicamente possibile rispetto a C.

2. E’ nomologicamente possibile che A si trovi al tempo t1 nelle condizioni C essendo entrato al tempo t2 successivo in una macchina del tempo.

3. Al tempo t1 non si è verificato X, per cui se A facesse X cambierebbe il passato.

4. Il tempo è unico, quindi è nomologicamente impossibile che A faccia X nelle condizioni C, contro l’ipotesi.

 

La soluzione proposta da Torrengo è quella di Lewis: fra le condizioni C dobbiamo anche mettere il fatto che A sta compiendo un viaggio nel tempo (VT), quindi di fatto A non si trova nelle condizioni C, ma nelle condizioni C+VT, che rendono nomologicamente impossibile X. Dunque è vero che C rende nomologicamente possibile X, ma questo non è in conflitto con il fatto che C+VT rende impossibile X.

Ho presentato il paradosso del nonno e la soluzione di Lewis in un modo un po’ diverso, che ne evidenzia la debolezza da un punto di vista naturalistico. Lewis e Torrengo con lui, sembrano dirci: è impossibile modificare il passato perché nei viaggi del tempo è impossibile modificare il passato; il che non è molto illuminante.

Rispetto alla soluzione di Lewis, preferisco quella di John Earman, che l’autore avrebbe dovuto a mio parere discutere. Provo a esporla brevemente.

Il punto 2. implica che esistano leggi scientifiche Lvt che rendono possibili i viaggi nel tempo. Siccome abbiamo visto in precedenza che l’impossibilità di modificare il passato, se è una verità, è una verità sintetica, quelle stesse leggi Lvt dovrebbero rendere impossibile una viaggio nel tempo incoerente; ovvero la fisica che rende possibile il viaggio nel tempo dovrebbe anche spiegarci, se è vero, perché non è possibile modificare il passato. E se Lvt non sono sufficienti dovremmo scoprire, come sottolinea il grande filosofo di Pittsburgh, la “nuova fisica” che spiega tale impossibilità.

Di questa strada l’autore è consapevole, perché dedica alcune pagine alla sottodeterminazione delle traiettorie in relatività generale quando una particella entra in un tunnel spazio-temporale. Tale sottodeterminazione spiegherebbe infatti come mai la particella in uscita dal tunnel non possa collidere con quella più giovane in entrata impedendogli di infilarsi nel wormhole. E questo è proprio il modo in cui il paradosso del nonno andrebbe trattato.

Il libro comunque è splendido e vale la pena leggerlo. Devo dire però che, anche se sarebbe stato senz’altro meno divertente da leggere, forse era meglio prendere le mosse dagli aspetti della relatività generale che rendono possibili i viaggi nel tempo e poi un po’ alla volta introdurre i problemi metafisici che ne emergono. In effetti il lettore non filosofo nelle prime pagine resta spaesato, perché si trova a doversi confrontare con decine di possibili teorie del tempo, incrementasti, presentisti, eternisti, teorici A, teorici B, idealisti, tempo a due dimensioni ecc.: sembra proprio quello che diceva Kant all’inizio della seconda edizione della Critica della ragion pura, “Ora il campo di queste lotte senza fine si chiama Metafisica”.

E’ vero che Aristotele inizia il suo trattatello sul tempo (Phys. IV.10-14) ponendo una serie di aporie, ma poi nel corso della discussione le elimina e prende posizione alla luce delle sue conoscenze empiriche. Dunque si può anche iniziare dalla metafisica, invece che dalla fisica; è questione di gusti retorici; ma in fin dei conti sono le scienze empiriche che ci informano su come è fatto il mondo, anche se i loro risultati sono sempre rivedibili.

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