LA LEGGEREZZA

La parola “leggerezza” è strana. Alcuni, come Kundera, la considerano un problema, come nel romanzo “L’insostenibile leggerezza dell’essere”. L’essere sarebbe insostenibile, perché fa capitare le cose per caso, senza un disegno. Altri, come Calvino, in una delle sue “Lezioni americane”, attribuiscono invece molta importanza alla leggerezza, tanto che, in un certo senso, la leggerezza è il tema di tutte e cinque le sue chiacchierate. Mi sembra di poter dire che da un certo punto di vista l’essere è effettivamente leggero, in quanto non è caratterizzato da una chiara finalità. In un altro, però, è tutt’altro che leggero, visto che molte cose sono regolate da leggi chiare e profonde, come, ad esempio, la gravità, che è tutt’altro che leggera, anche nel nome. Quando ci si propone un progetto, la leggerezza dell’essere è spesso un disastro, nel senso che il caso domina spesso i risultati dei nostri tentativi. E’ chiaro che chi è leggero, cioè non ha progetti, vive meglio, perché ha meno probabilità di fallire. Però il leggero non proverà mai il piacera dell’opera compiuta. Poi bisogna considerare che l’essere non è del tutto leggero, per cui, se lo vogliamo assecondare, talvolta conviene avere dei progetti. Il problema è che non sempre i nostri progetti coincidono con i suoi. Insomma, mi sembra che anche in questo campo il mesòtes di Aristotele sia la strada da seguire.

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