MARCONI, PER LA VERITA’

Nel suo bel libro “Per la verità”, Einaudi, Diego Marconi pone il problema del realismo. Siamo d’accordo che, con Aristotele e Tarski, una credenza, un enunciato o una proposizione sono veri quando corrispondono alla realtà, anche se non siamo in grado di controllare come tale realtà sia fatta. Mi sembra però che Richard Rorty, riportato da Marconi a p. 58, ponga un problema a cui Marconi non risponde adeguatamente. Rorty dice: noi antirappresentazionalisti non pensiamo che quando non ci sarà più nessuna mente il mondo scomparirà, ma che l’uomo non ha nessuna possibilità di stabilire come il mondo sia fatto indipendentemente da lui. Per cui, se Rorty ha ragione, il concetto di verità come corrispondenza diventa del tutto inutile. Marconi risponde che ci sono fatti della vita quotidiana che sono indipendenti da noi in  modo palese, come che “la porta è chiusa”! ecc. In realtà il punto fondamentale contro l’antirappresentazionalista è l’invarianza del mondo. Tale invarianza è ampiamente diffusa sia nella vita quotidiana sia nella scienza e non è ragionevole attribuirla al soggetto, come fece Kant, visto che sappiamo che la nostra soggettività dipende fortemente da come siamo costituiti fisicamente e non siamo tutti uguali. In realtà Kant e tutti gli antirappresentazionalisti hanno voluto relegare la scienza al fenomeno, perchè così si tenevano liberi per la morale nel noumeno, nella cosa in sé.

Più avanti Marconi, con altrettanta chiarezza, pone il problema morale. La morale sparisce nel momento in cui tutto diventa una questione del tipo “sono fatto così”, una questione di gusti e si sa dei gusti non si può disputare. Anche qui la risposta di Marconi è debole. Non si può contestare questo punto di vista sulla base del fatto che è fortemente paradossale. In effetti il serial killer può dire non sono stato io, ma i miei neuroni. Il punto decisivo è che noi abbiamo la sensazione di essere liberi e fino a prova contraria dobbiamo accettarla per buona. Il giudice e lo psichiatra hanno metodi estremamente sofisticati per stabilire se il criminale sia libero e in che misura abbia progettato il suo delitto, dalla colposità alla premeditazione. Sul colposo la nostra libertà è poca, sul preterintenzionale aumenta, sull’intenzionale ancor più e sul premeditato è massima. Se siamo liberi allora non si può più dire “sono fatto così”, lì siamo responsabili di ciò che facciamo.

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