LE PENSIONI E IL CONFLITTO FRA GENERAZIONI

Un paio di giorni fa, ascoltando Radio popolare network, che a Bologna è radio Città del capo, ho sentito una trasmissione che sosteneva che il problema delle pensioni nel nostro Paese non sarebbe un conflitto intergenerazionale, ma di cultura. Siamo tutti d’accordo che un lavoro pagato dignitosamente, con un contratto garantito, malattia, ferie, maternità ecc. è molto importante. Tuttavia dovremmo essere anche tutti d’accordo che non è giusto che chi è nato nel 1930 abbia rispetto all’optimum che tutti auspichiamo l’80%, chi è nato nel 1940 il 70%, chi è nato nel 1950 il 60%, chi è nato nel 1960 (il sottoscritto) il 50%, chi è nato nel 1970 il 40%, chi è nato nel 1980 il 30%, chi è nato nel 1990 (ad esempio mia figlia) il 20%. Purtroppo le scelte fatte in Italia negli anni 70-80 che hanno stabilito il cosiddetto stato sociale e le manovre sempre troppo deboli per bloccare i diritti dei vecchi a danno dei più giovani hanno portato esattamente questo. Con la scusa che certi diritti sono inalienabili per quelli che li hanno non si accettano quelle scelte che togliendoli a loro li darebbero, almeno in parte, ai più giovani. In questo modo si ristabilisce nelle famiglie italiane la situazione del padre padrone. I vecchi che mantengono con le loro pensioni buone i giovani sottopagati e senza diritti imponendo loro scelte e modi di vivere. Alcuni dicono che questi soldi andrebbero presi dagli speculatori e non dalle tasche dei lavoratori. Intanto cominciamo con il dividere più equamente la ricchezza pubblica che c’è, poi penseremo a come rendere la società internazionale più giusta, che è ben più difficile, mentre elevare rapidamente il limite dell’età pensionabile per uomini e donne è molto più semplice ed equo. Mi è capitato diverse volte in questi anni di incontrare gente molto più grande di me che sosteneva che non era giusto togliere a loro, mentre togliere a me o a quelli più giovani di me sarebbe giusto, perché loro non possono più correre ai ripari, mentre noi o quelli più giovani di me potremmo. ma che razza di ragionamento. Hanno avuto tutto dallo stato, tanto che il debito pubblico è enorme e adesso vorrebbro prendersi anche gli ultimi scampoli.

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2 commenti

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2 risposte a “LE PENSIONI E IL CONFLITTO FRA GENERAZIONI

  1. In quanto detentore di un discreto 23% dell’optimum di cui parli (stando ai miei dati anagrafici), posso solo dire che questi discorsi mi fanno incazzare. Più ne parlo, più mi verrebbe da costruire una macchina del tempo, tornare negli anni 70/80 e spaccare tutto. Così, irrazionalmente, a casaccio.
    Non è difficile simulare un benessere artificiale ed una forte crescita economica quando si utilizza in maniera scriteriata il denaro degli altri, in questo caso dei propri figli, nipoti e via discorrendo – e tuttora il ragionamento che va per la maggiore, proprio quello del padre padrone, è che è indifferente se i soldi vanno al nonno, al papà o al figlio, tanto poi la famiglia li re-distribuisce: finché vive chi ha diritti, li ha e non glie li toglie nessuno, pertanto questi diritti (r)esistono. Voglio solo non pensare a dove saranno i soldi di mio nonno, quando io sarò nonno e dovrò darli a mio nipote.
    Meglio tornare indietro di quarant’anni e spaccare tutto. Non si risolve niente, ma almeno ci si scarica un po’…

  2. *glieli (si sa, il nervoso…) 😉

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