UNA TEORIA FIS-COMPATIBILISTA DEL LIBERO VOLERE

Consideriamo un insieme di variabili Ai relative al sistema S. Nelle situazioni in cui non è possibile quantificare, come spesso capita nell’ambito mentale, le variabili saranno dicotomiche, cioè con soli due valori. Chiamiamo Ait le proprietà Ait=x,y… Diciamo che S è composto dai sottosistemi si in modo che la somma mereologica degli si dà S ma gli si possono sovrapporsi fra loro. ai sono invece le variabili relative a si. Siccome S è uno e si sono tanti, le proprietà di tipo ai in linea di massima saranno molto più numerose delle proprietà di tipo A.

Gli operatori modali che utilizzeremo hanno senso nomologico.

Un tipo di proprietà At è causa (Suppes) di un altro tipo di proprietà Bt’ se:

i. t<t’

ii. p(Bt’)<p(Bt’/At)

iii. ~$Ct’’(t’’<t’&p(Bt’/Ct’’)=p(Bt’/At&Ct’’).

La definizione di Suppes è epistemica. Non è utile addentrarsi in una definizione ontologica di causalità, perché è tutt’altro che sicuro che un enzima che causa l’aumento della velocità di una reazione biochimica, un fascio di antiprotoni che si annichila interagendo con dei protoni e il moto della luna che causa le maree, cioè processi causali in domini di oggetti molto diversi fra loro, abbiano qualcosa in comune oltre alla regolarità nel tempo. Questo non significa abbracciare una teoria regolarista della causalità alla Hume, perché nei diversi contesti c’è comunque qualcosa in più rispetto alla mera regolarità. Tuttavia non è facile ricondurre questo “di più” sotto lo stesso concetto genere.

Ricordiamo che il problema nella pratica della scienza è quello di ritrovare i nessi causali fra variabili a partire da enormi quantità di dati. La definizione di Suppes ci consente di avere un modello rispetto al quale esaminare tali dati, con adeguati metodi statistici.

Infine notiamo che la causalità di Suppes riguarda i tipi di proprietà e non le occorrenze. Questo non perché non ci possa essere ontologicamente una proprietà occorrenza che causa un’altra proprietà occorrenza, ma perché sul piano epistemico il discorso riguarda solo proprietà occorrenze che possono essere ricondotte a un certo tipo.

Le variabili di tipo A relative a S sopravvengono sulle variabili di tipo a relative agli si se non possono esistere due sistemi S1 e S2 che abbiano le stesse proprietà di tipo a e diverse proprietà di tipo A.

Infine diciamo che le proprietà di tipo a sono temporalmente determinate se non è possibile che due sistemi s1 e s2 a due istanti temporali diversi t e t’ siano tali che a1t=a2t e tutto il resto rimane uguale (o i sistemi s1 e s2 sono isolati) e a1t’¹a2t’ e tutto il resto rimane uguale con t’>t.

Diciamo invece che le n proprietà a sono temporalmente probabilisticamente determinate se necessariamente due sistemi s1 e s2 a due istanti temporali diversi t e t’ sono tali che a1t=a2t e tutto il resto rimane uguale (o i sistemi s1 e s2 sono isolati) allora la probabilità che a1t’=a2t’ è maggiore di 0,5n e minore di 1; e tutto il resto rimane uguale con t’>t.

Si vede subito che se non ci sono cause spurie, cioè se vale la condizione iii. della definizione di causalità di Suppes deriva che se un certo tipo di proprietà determina (anche solo probabilisticamente) un altro, allora ne è anche causa. Nel caso non probabilistico questo vale solo se le proprietà che stiamo esaminando sono solo una parte delle proprietà del mondo, perché altrimenti tutte le cause sarebbero spurie.

Prendiamo in considerazione due istanti temporali t’ e t’’ con t’ che precede t’’.

1. Assumiamo che le variabili Ai sopravvengano sulle ai.

2. Assumiamo anche che at’i determini probabilisticamente at’’i.

Vogliamo dimostrare che

3. è possibile che esistano una proprietà At’i e una proprietà at’’i tali che At’i causi at’’i.

A tal fine, deve essere t’ precedente a t’’ (i); il che è vero per ipotesi.

Nulla vieta che p(at’’i/At’i) sia maggiore di p(at’’i). Quindi anche (ii) è soddisfatta.

Bisogna vedere se dalle ipotesi è possibile dedurre che At’i sia una causa spuria di at’’i. Se per le proprietà ai valesse il determinismo, allora avremo che At’i sarebbe sempre una causa spuria di at’’i, perché varrebbe:

p(at’’i/at)=p(at’’i/at&At’i). (1)

Abbiamo assunto però che le proprietà ai sono solo probabilisticamente determinate. Questo significa chela (1) può valere, ma non è detto che valga, poiché la comparsa di ait’ può cambiare la probabilità di ait’’.

Dunque dalle premesse 1. e 2. Si deduce che 3. è nomologicamente possibile. Il che ovviamente non significa che sia vero.

Consideriamo ora un mondo W in cui le proprietà mentali di una persona sopravvengono sulle proprietà fisiche attribuite alle parti del suo corpo. In W vale cioè quello che possiamo chiamare “fisicalismo minimale”, ovvero un dualismo delle proprietà che però considera le proprietà mentali determinate da quelle fisiche.

Ipotizziamo anche che in W valga per le proprietà fisiche il “determinismo probabilistico”, cioè l’insieme delle proprietà di W al tempo t’’ è probabilisticamente determinato dalle proprietà di W al tempo t’, per qualsiasi coppia di istanti temporali tali che t’’>t’.

Se le nostre considerazioni precedenti sono corrette, allora in W è possibile che una proprietà mentale causi una proprietà fisica.

Il nostro argomento supera l’argomento di Kim chiamato “exclusion argument” sulla base di una sovradeterminazione. Cioè le proprietà fisiche a un tempo successivo sono causate da proprietà fisiche a un tempo precedente, ma allo stesso tempo possono essere causate anche da una proprietà mentale. La novità scientificamente ragionevole è che la downward causation va dall’intero alle parti, poiché le proprietà mentali vengono attribuite all’intera persona, mentre quelle fisiche solo alle parti.

Osserviamo che se nel nostro mondo, come molti sostengono, vale il determinismo probabilistico, ci possono essere due sistemi s1 e s2 che al tempo t sono ontologicamente indistinguibili – attenzione non solo epistemicamente, come spesso capita – eppure a un tempo successivo t’ il destino di s1 è stato diverso da quello di s2. Spesso si fa l’esempio di due atomi di uranio 235 (credo) che sono indistinguibili eppure dopo 1500 anni uno decade e l’altro no. In generale il processo di misurazione quantistica quando riguarda un sistema che non si trova in un autostato di un’osservabile, ma in una sovrapposizione, è un processo solo probabilisticamente deterministico. Resta però il fatto che il processo di misurazione è la parte più oscura di tutta la fisica contemporanea. Come osservavano giustamente Bergson e Popper, grandi sostenitori dell’indeterminismo, in un mondo probabilisticamente deterministico a ogni istante può nascere qualcosa di profondamente nuovo.

Spesso si parla di compatibilismo del libero volere rispetto al determinismo. Chiamiamo questa tesi det-compatibilismo. Qui ci siamo invece posti in una prospettiva parzialmente deterministica e stiamo esaminando invece il problema della compatibilità fra fisicalismo minimale e libero volere. La posizione che stiamo illustrando la potremmo chiamare fis-compatibilismo.

Questa analisi lascia aperta la possibilità di sostenere una posizione fis-compatibilista riguardo al libero volere in un mondo parzialmente deterministico nel quale vale anche il fisicalismo minimale. In effetti il vero threat per il libero volere non è tanto il determinismo quanto il fisicalismo minimale, come ha visto Kim.

Ricordiamo che molte analisi compatibiliste del libero volere rinunciano al cosiddetto “principio delle possibilità alternative”, cioè un individuo può essere libero anche se non può agire diversamente da come ha agito. E questa è di quel tipo.

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