IL SUICIDIO ASSISTITO

Il caso del suicidio assistito di Lucio Magri ha dato occasione a molte riflessioni. Gaetano Quagliariello, che quando si spense la Englaro gridò in aula parlamentare “assassino” al padre,  sostiene che lo stato non deve occuparsi di queste richieste dei cittadini. L’argomento è starno, perché lo stato in un certo senso sono i cittadini stessi e dovrebbe occuparsi delle loro esigenze, a meno che Quagliariello non abbia in mente uno stato etico, che sia al di sopra dei cittadini e che dica loro che cosa devono fare, un po’ come nelle proposte comuniste, che non credo Quagliariello segua. Onestamente non sono sicuro di quale sia la base scritturale su cui si fonda il divieto cattolico ad alcuni tipi di eutanasia. Non ho presente nessun luogo dell’Antico e del Nuovo testamento che vieti il suicidio assistito nel caso qualcuno voglia preservare la propria dignità. Ma questo è un problema interno alla Chiesa. Capisco invece il problema di molti di noi che proprio sulla base di una morale ispirata anche al cristianesimo non ritengono che la vita a ogni costo sia un valore. Mentre è un valore, quello sì non negoziabile, la dignità della persona. Purtroppo ci sono fasi della nostra vita in cui noi non siamo più noi stessi. E’ come se la nostra identità ci abbia abbandonato. Capisco l’esigenza metafisica di chi è convinto che noi possediamo qualcosa che va al di là del nostro corpo e che si separa da esso solo nel momento della nostra morte. Queste persone credono che la nostra anima stia lì con noi anche quando non sembra più esserci. A parte qualche indizio a favore di questa tesi, come il fatto che si è scoperto che persone in coma che si riteneva non avessero pensieri invece li hanno, quello che sappiamo del rapporto fra mente e cervello non va in quella direzione. Così come un bambino appena nato ha solo una piccola parte della propria identità, che poi si svilupperà sempre più nel corso degli anni, così una persona anziana che ha perso devastata dall’Alzheimer buona parte delle proprie capacità cognitive, è menomata di parte della sua identità. Non dobbiamo avere paura a ritenere che la nostra identità, come tutto del resto, si evolve e cambia. Siamo comunque liberi di credere che in qualche modo Dio faccia sì che viviamo dopo la morte. Possiamo serenamente continuare a sperarlo; non abbiamo bisogno di vietare l’eutanasia per questo. Né mi sembra che il Dio giudaico-cristiano l’abbia vietata. Teniamo anche conto che la libertà di disporre della nostra vita in alcuni casi estremi non significa che tutti quelli che si trovino in quella situazione debbano essere eliminati. E’ chiaro che è il singolo che decide eventualmente a favore del proprio suicidio assistito.

Dopo queste brevi riflessioni sulla questione giuridica, vengo ora alla questione morale. La mia posizione è esattamente l’inverso di quella di Quagliariello. Credo che sia opportuno che lo stato all’interno della sua politica sanitaria si occupi con serietà dell’uscita delle persone da questa vita, quando ci sono le condizioni estreme e il singolo è del tutto d’accordo. Mi pongo invece seriamente il problema morale. Wittgenstein nel Tractatus diceva: “Se il suicidio è permesso, tutto è permesso”. Questo perché ogni morale affonda la sua giustificazione in ognuno di noi. Se noi siamo disposti a distruggere noi stessi, siamo disposti a distruggere tutto. Ma noi non siamo soli. E la vera fonte della morale è il rapporto fra noi e gli altri, è il fatto che prima che noi nascessimo e dopo che saremo morti ci sono stati e ci saranno altri simili a noi e che con noi sono in relazione. Il suicidio di Lucio Magri ha un che dello stoico eulogos exagoge, cioè del suicidio ben ponderato di Zenone di Cizio e di Seneca, che, nonostante il suo carattere eroico, non ispira molta simpatia. La vera colpa di Lucio Magri, se ce ne è una, è quella di non aver ascoltato gli amici che lo volevano ancora con lui. Che desideravano continuare accanto a lui le battaglie di sempre, che volevano ancora un poco godere della sua compagnia. Quando si decide di andarsene, bisogna pensare soprattutto a questo. Non è solo per noi stessi che viviamo, che altrimenti sarebbe sommamente noioso, ma è anche con gli altri. E penso che il suicidio dovrebbe essere non tanto ben ponderato per preservare la propria dignità, nel non voler diventare un ammasso di carne viva ma senza senso, quanto concordato con gli altri, che forse danno ancora senso a quel poco che resta di noi. Magari tutti direbbero di non farlo per partito preso, per consolarti; me ne rendo conto. Ma non è difficile distinguere fra le frasi che si dicono per dire e quelle veramente sentite. Come diceva Durkheim, il suicidio è innanzitutto un atto verso gli altri.

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4 commenti

Archiviato in FILOSOFIA MORALE, SOCIETA'

4 risposte a “IL SUICIDIO ASSISTITO

  1. Michele

    Tema molto complesso, quello della questione di fino a quanto si può disporre della propria vita, e la cosa che più dispiace del dibattito è l’appiattimento a sole due posizioni semplificate dette “bioetica religiosa” (quasi sempre quella cattolica) e “bioetica laica”, posizioni che nel vero dibattito bioetico serio, quello in cui dibattono studiosi che conoscono tutte le informazioni e problematiche riguardo al tema.

    Per approfondire al riguardo, su tale dibattito serio, i primi due testi che consiglio sono Massimo Reichlin “L’etica e la buona morte” Einaudi e James Rachels “Quando la vita finisce” Sonda. Essendo il tema alquanto vasto nessuno dei due autori dà risposte troppo generalizzate (il primo comunque è più deontologico, il secondo più consequenzialista e ciò fa sì che il primo sia permissivo alla scelta per la morte in un minor numero di casi del secondo), entrambi comunque notano che le motivazioni teologiche contro la disponibilità della propria vita sono molto deboli, anche se si condivide la credenza nelle verità di fede di chi porta queste motivazioni.

    Sempre di Massimo Reichlin consiglio “Aborto. La morale oltre il diritto” Carocci, per chi vuole approfondire al riguardo. Mi piacerebbe sapere da Vincenzo Fano se ha letto alcuni di questi libri e quali altri libri di bioetica ha letto.

    Ciao.

    Michele

  2. Caro Michele, sono abissalmente ignorante in bioetica. Mi sembra che quello che dici nel tuo commento non confuta però le mie osservazioni.

  3. Michele

    A Vincenzo Fano: infatti il mio commento era proprio a favore delle tue osservazioni, sempre però facendo notare la complessità del tema.

    Ciao.

  4. Esatto, la decisione è completamente legittima oltre ogni possibile dubbio, ma leggendo le ultime parole di Magri si prova una sensazione di antipatia. Inoltre Magri era un personaggio pubblico, un fatto a cui lui stesso non sembra aver dato il sufficiente peso. E’ una vicenda che suscita sensazioni opposte a seconda del punto da cui la si guarda: rispetto umano, ammirazione per il coraggio, dignità, oppure disappunto per un temperamento che pare capriccioso.

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