MONTI E IL POSTO FISSO

Oggi si dà una grande importanza alla battuta infelice di Monti di ieri sera sulla monotonia del posto fisso. Intanto è meglio giudicare le azioni di un politico piuttosto che le risposte estemporanee durante un’intervista, che spesso hanno un valore molto relativo. Noi italiani riteniamo sempre che sia importante sostenere l’opinione “giusta” non fare la cosa giusta. Mi diverto molto a dire le cose più nefande e squallide sul mio conto. Incontro colleghi e amici che si lamentano per ore del fatto che non hanno una lira e che lavorano come ossessi. Io invece dico che da 10 anni sono in vacanza e che sono ricchissimo. Il che poi è vero, perché, anche se di fatto lavoro spesso anche 60 ore alla settimana, il mio lavoro è talmente bello che nemmeno me n’accorgo. E paragonato al 90% della popolazione mondiale il mio benessere è altissimo. Dunque non badiamo troppo alle chiacchiere.

Veniamo ora alla questione del posto fisso. Non mi intendo tanto di diritto del lavoro, ma ho parlato con diversi giuslavoristi che mi hanno spiegato che ormai nel contesto attuale l’articolo 18 è solo una bandiera e la sua abrogazione non cambierebbe di fatto la situazione del mercato del lavoro. Teniamo conto anche del fatto che la tragica situazione del debito italiano deriva proprio dalle famose spese obbligatorie. Molti enti pubblici hanno assunto una vagonata di persone a tempo indeterminato e non hanno più potuto licenziarle, per cui adesso i posti a tempo indeterminato sono quasi spariti a livello pubblico. Il diritto al lavoro di cui si parla nella costituzione non significa il diritto al posto fisso. Senza contare che sono usciti molti libri che denunciano i problemi psicologici dell’uomo flessibile, tipo quello ben noto di Sennett, ma nessuno che sottolinea la situazione psicologicamente tragica del posto fisso. Nella mia vita lavorativa ho purtroppo visto migliaia di colleghi e non docenti distrutti dall’inedia, dal malumore e dall’ipocondria, perché non più sollecitati e spinti a fare. La battuta di Monti purtroppo sottolinea una situazione reale. Questo non significa che non bisogna aspirare al posto fisso e che dopo una certa età soprattutto è molto importante avere delle sicurezze, ma teniamo presente che la questione è piuttosto articolata.

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5 commenti

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5 risposte a “MONTI E IL POSTO FISSO

  1. Ciao Vincenzo, condivido quanto scrivi. Nella frase di Monti rilevo però che al “posto fisso” sono attribuite caratteristiche negative da uno stipendiato “a vita”. Non è questa in senso lato una comunicazione in cui si crea un chiasmo o se vuoi un “doppio legame”, dove ciò che è trasmesso con il linguaggio verbale è sconfessato dall’azione dell’emittente del messaggio?

  2. Cara Manuela, non so se ci sono studi sull’argomento. Dal punto di vista storico però i casi in cui l’assistenzialismo ha creato danni dal psicologici sono molti. La mia esperienza personale da questo punto di vista è incredibile. Io sono abbastanza contento del mio lavoro, ma guardandomi in giro nelle amministrazioni pubbliche non noto che la gente con il posto fisso stia meglio di quelli senza dal punto di vista psicologico. E’ chiaro che il posto fisso porta dei benefici e un senso di sicurezza, ma anche assenza di stimoli, soprattutto in Italia dove i contratti sono gestiti senza incentivazione del merito e dell’impegno. La mia opinione potrebbe essere sbagliata perché come tu dici potrei essere deviato dalla mia falsa coscienza. Però penso che si potrebbe anche fare un’indagine empirica e magari è stata fatta e allora l’aspetto soggettivo passa in secondo piano.

  3. Ditacco Ghino

    Monti senatore a vita ? vi immaginate che noia avere un posto fisso al Senato costretto fino a che non è morto , star lì a pensare per gli altri, pensatici non è facile, soprattutto considerato che non ha ben compreso il suo ruolo , che è quello di creare lavoro, lavoro che gli altri decideranno se viverlo vicino o lontano dai suoi cari.

  4. antonio

    Caro Monti,
    mi sa dire senza un posto fisso come si fanno progetti futuri o a lunga scadenza?
    La casa ne e’ un esempio, mettere al mondo dei figli ne e’ un altro. La certezza del domani e’ la tranquillita’ di oggi ed e’ la base su cui si poggia l’economia: nn metto al mondo un figlio se nn ho la certezza di potergli mettere un pezzo di pane a tavola tutti i giorni. Non mi accollo dei debiti se nn ho la certezza di poterli pagare. Allora… una famiglia nn me la posso fare, acquisti che richiedono prestiti e percio’ lunghe scadenze e rate mensili neanche…………mi dice che campo a fare………grazie alla societa’ che avete e volete creare sono costretto a vivere nell’oblio………….a nn sognare o sperare di potermi creare un futuro……..una mia casa……..una mia famiglia………….sara’ noioso il lavoro fisso, ma e’ quello che ci fa rischiare, ci fa fare dei passi avanti, ci fa vivere guardando a un domani che esiste.
    Per quanto riguarda il fatto di cercare un lavoro lontano da casa, le spiego in che condizioni siamo noi giovani: se per lei lavorare significa avere contratti mese per mese, e se sei fortunato per sei mesi……….nel momento in cui lo perdo e nn ne trovo uno subito, mi paga lei le spese e l’affitto? o vado sotto i ponti in attesa in un altro?
    Non parliamio poi dei contratti che ti propinano, che a malapena ti fanno guadagnare 600-800 euro mensili (a questi sono da togliere i 400euro circa di affitto, senza contare acqua, luce, gas……….vivo a Roma)…….
    Complimenti signor Monti, con queste basi si che il Paese si riprendera’……..la forza motrice siamo noi giovani……..create le condizioni migliori per noi giovani e vedrete che troverete la chiave per la salvezza di questo Paese

  5. enzo

    Caro Antonio, capisco bene i problemi che lei pone. Non credo però che la soluzione sia quella di attaccarsi con le unghie e i denti all’art. 18 come propone la CGIL. Tenga presente che gli iscritti alla CGIL sono soprattutto pensionati e lavoratori a tempo indeterminato, che difendono corporativamente i loro interessi proprio contro voi giovani. Ho la sensazione e questo Monti lo ha detto proprio nella stessa frase che riguarda la monotonia del posto fisso, che proprio la tutela eccessiva dei posti fissi sta impedendo di creare lavoro. Purtroppo le amministrazioni pubbliche e le grandi aziende sono ancora piene di gente che tira a campare, che pesa sui bilanci e che porta via il lavoro a chi ha più energie e idee. Questi problemi vanno considerati con equilibrio ed evitando di farsi attirare da slogan semplicistici che spesso nascondono interessi di parte.

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