LA SINISTRA E’ DI DESTRA

Mettiamoci d’accordo che è di sinistra una proposta che mira a diminuire la sperequazione sociale ed è di destra una proposta che mira a conservare i privilegi di alcuni. Forse c’è bisogno anche di una ragionevole definizione di che cosa è “sperequazione sociale“. Un sistema è socialmente sperequato se è possibile individuare delle modificazioni realizzabili che fanno sì che colore che stanno peggio andrebbero a stare meglio. E’ il principio del maximin, adottato anche da John Rawls. Diciamo anche che cosa vuol dire “stare peggio” e “stare meglio”. A sta meglio di B quando ha maggiori possibilità di realizzare i propri progetti, per cui, come sottolineato da Sen, stare meglio o stare peggio non è solo una questione monetaria, benché avere più soldi certo dà maggiori possibilità di realizzare i propri progetti. Tutto ciò significa che “essere di sinistra” non vuol dire “parlare male di Israele”, “parlar male delle multinazionali”, “attaccare gli OGM”, “essere contro la TAV”, “Essere a favore del valore legale del titolo di studio”, “essere comunista”, “essere contro il capitalismo”, “parlar male degli Stati Uniti”, “essere a favore dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori” ecc. Essere di sinistra significa più semplicemente promuovere proposte che dovrebbero portare a una diminuzione della sperequazione sociale intesa nel senso che ho definito all’inizio. E’ molto importante l’uso del condizionale “dovrebbero”. Prima di realizzare una proposta non possiamo certo essere sicuri delle conseguenze della nostra scelta politica, per cui il condizionale è d’obbligo. Questo significa anche che dobbiamo fare proposte molto circostanziate e limitate, perché altrimenti le conseguenze non intenzionali del nostro agire affogherebbero i nostri progetti. Per capire se una proposta è di sinistra o di destra nel senso che ho definito è molto importante indagare adeguatamente le probabili conseguenze dell’azione proposta. Ad esempio, se affermiamo “per migliorare la situazione dobbiamo sovvertire completamente il capitalismo”, questa è palesemente un’affermazione di destra, poiché tutti gli esempi storici che conosciamo di tentativi in questo senso hanno portato a un’accentuazione delle disuguaglianze – libertà per pochi e oppressione per quasi tutti. Nessun politico presenterà mai la propria proposta come di destra, cioè esplicitando il fatto che è socialmente iniqua. Tutti diranno e dicono che le proprie proposte sono di sinistra, cioè che sono giuste. Sta a noi valutare se le loro affermazioni sono vere. Molti politici nascondono i loro veri intenti. Ad esempio chi ha tolto l’ICI sulla prima casa affermando che questa era un’azione giusta ben sapeva che la realtà era contraria, poiché così diminuivano i servizi comunali pagati con l’introito dell’ICI, che vanno a sostenere soprattutto i più svantaggiati. Ci sono poi politici disinformati. Chi, ad esempio sostiene che è ingiusto consentire la commercializzazione di alcuni OGM non sa, così come i suoi elettori, che quasi tutti i prodotti agricoli che arrivano sulla nostra tavola sono di fatto OGM e che alcuni recenti OGM hanno migliorato le condizioni di vita di milioni di persone. Per cui quella è una proposta di destra. Date queste definizioni e questi argomenti faccio fatica a vedere oggi in Italia un partito politico di sinistra e meno che mai la sedicente sinistra sia quella moderata ma soprattutto quella estrema, che mi sembra decisamente di destra, in quanto spesso promuove iniziative che aumentano la sperequazione sociale invece di diminuirla.

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1 Commento

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Una risposta a “LA SINISTRA E’ DI DESTRA

  1. Sinistra e destra ha senso, soprattutto oggi che il fanatismo ideologico si sta spegnendo. Si tratta di uno stereotipo duro a morire. Lo dimostra la transumanza che si manifesta nelle file dei partiti quando si tratta di agire sugli interessi corporativi. Allora succede che chi vuole il cambiamento passa a destra e chi non lo vuole passa a sinistra. In realtà, la questione, a mio parere, è più sottile e ciò dovrebbe portare le voci di destra e di sinistra a darsi reciprocamente atto che lo sfruttamento delle risorse disponibili siano utilizzate con la speranza di realizzare, per entrambe, una vivenza che si considera indispensabile al benessere sociale; a destra per la felicità che ognuno pensa di realizzare per se stesso e, a sinistra, per la felicità che presume essere quella di tutti.

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