DI PIU’ AI PIU’ MERITEVOLI

Da molti anni si dice in tutte le salse “favoriamo i più capaci e meritevoli”, cioè diamo più spazio a quelli che hanno più doti e si impegnano maggiormente. Bisogna stare attenti, perché in questa affermazione è contenuto un veleno terribile, che consiste nell’abbandonare al proprio destino non solo quelli che si impegnano poco, ma anche quelli che sono meno dotati, cioè i deboli. Teniamo anche conto che spesso quelli che si impegnano poco lo devono alla cattiva educazione dell’ambiente in cui sono cresciuti, per cui, per certi versi, anche loro non sono realmente colpevoli della loro situazione. Bisogna mettersi dietro il velo dell’ignoranza di John Rawls: quando cerchiamo di capire quale è la migliore distribuzione della ricchezza, dobbiamo far finta di non sapere chi siamo, potremmo essere un po’ tonti e crescere in una famiglia che non ci educa all’impegno. Dunque l’affermazione di dare di più ai più meritevoli va moderata. E’ però giusta in parte, perché un sistema che favorisca i più meritevoli crea più ricchezza e più benessere per tutti. Dunque occorre favorire i più meritevoli fino a quando la disuguaglianza che si crea fra loro e i meno capaci fa sì che il valore aggregato del benessere e la sua distribuzione sono tali che i più deboli stanno meglio: il famoso principio del maximin auspicato sempre dal grande John Rawls.

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2 commenti

Archiviato in FILOSOFIA POLITICA

2 risposte a “DI PIU’ AI PIU’ MERITEVOLI

  1. Premesso che se creare ricchezza è difficile, distribuirla è un arte, mi sembra però che l’osservazione sia più che altro buon senso, almeno per come è riassunta. Io per esempio, che riesco a fingermi dietro il velo dell’ignoranza senza grandi sforzi di fantasia, sono ben contento di sacrificare larga parte delle mie entrate ad “arricchire” chi è meglio di me a gestire sistemi complessi che creano beni e servizi di cui ho bisogno. Non è il semplice e sacro rapporto qualità prezzo?

  2. Io penso che la meritocrazia crei il merito e si rafforzi in un circolo virtuoso. Se è vero che all’inizio gli svantaggiati, per varie ragioni, risulteranno esclusi dalla corsa ai posti di controllo, sul medio periodo saranno spronati ad un maggiore impegno per riuscire ed emergere. In più ci si aspetta che la meritocrazia sia anche oggettiva e quindi sappia farsi maggior carico dei disagiati sociali aiutandoli ad avere migliori possibilità di riuscita.

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