IL MATERIALISMO RIDUZIONISTA

Quando si fa filosofia, occorre sempre prescindere il più possibile dalle sfumature di significato che i termini fanno risuonare nella nostra testa e prendere le mosse da definizioni il più possibile precise. Intendo con materialismo la tesi secondo cui non capita mai che il tutto sia più delle parti. Con emergentismo che almeno in alcuni casi succede. Ora bisogna distinguere però due modi in cui il tutto può essere più della somma delle parti: 1. il tutto ha proprietà che le parti non hanno, ma che sono del tutto determinate dalle proprietà delle parti; 2. il tutto ha proprietà che le parti non hanno senza che siano completamente determinate dalle parti. Faccio un esempio: un puzzle rappresenta un’immagine che i singoli pezzi non sono in grado di raffigurare, tuttavia tale raffigurazione è del tutto determinata dal disegno che compare sui pezzi. E’ chiaro che l’emergentismo non afferma solo questa forma di sopravvenienza, ma la seconda, nella quale le parti non determinano il tutto.

L’emergentismo è una tesi che piace molto, perché ci fa sentire liberi e meno condizionati, per cui viene affermata con forza da tanti filosofi e scienziati, nonché dal senso comune.  E’ per questo che il materialismo viene spesso etichettato come “gretto” o “bieco”. In effetti anche a me piace molto. Tuttavia a me piacerebbe che Julia Roberts si innamorasse di me, ma questo fatto non aumenta le probabilità che questo succede, né tantomeno lo rende vero.

Per quel che posso capire ci sono solo due buoni argomenti a favore dell’emergentismo. Il primo è un ragionamento dall’ignoranza: fino a tutt’oggi non siamo in grado di spiegare i comportamenti delle molecole in termini dei nucleoni di cui sono costituite, se non in pochi semplici casi, né di spiegare che cosa fanno le macromolecole a partire dai singoli atomi di cui sono composte e così via. In questa mancanza di conoscenza possiamo infilare legittimamente la nostra fede antiriduzionista. Si tratta però solo di un argomento indiretto. Il secondo argomento, proviene, invece, dalla meccanica quantistica, dove effettivamente la sopravvenienza delle proprietà del tutto su quelle delle parti è sistematicamente violata nel celebre fenomeno dell’entanglement. Questo secondo fatto ha una certa forza, anche se l’entanglement è un fenomeno presente soprattutto a livello microfisico, anche se non esclusivamente, ed è piuttosto fragile, cioè sparisce facilmente.

C’è un altro fenomeno che però merita la nostra attenzione. Fu per la prima volta notato da von Ehrenfels negli anni novanta dell’Ottocento e poi ripreso da Meinong e dai gestaltisti. Se ascoltiamo una melodia suonata su due ottave diverse, la melodia è la stessa, anche se le note sono differenti. Ciò che resta uguale sono gli intervalli fra le note. Si ha come la sensazione che ci sia un’oggettività indipendente dalle parti. Ovvero, non viene violata la sopravvenienza delle proprietà, ma vale una sorta di multirealizzabilità nelle parti del tutto. Lo stesso può accadere in chimica. Il legame covalente fra due atomi di Cl o due atomi di F, che mette in gioco una coppia di elettroni, è molto simile, anche se fluoro e cloro sono elementi diversi. Questo fenomeno è molto interessante e diffuso, ma non è una violazione del materialismo come l’abbiamo inteso noi.

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2 commenti

Archiviato in FILOSOFIA DELLA SCIENZA

2 risposte a “IL MATERIALISMO RIDUZIONISTA

  1. Francesco

    rinunciare alla consolazione dell’emergentismo significa rinunciare a come vorremmo che il mondo fosse, dobbiamo rinunicare a ritagliarci in un mondo fatto di vuoto e materia oscura uno spazio di imperiture ragioni spirituali. perché non porci l’altra domanda che ci rimane a disposizione? se ragioniamo al contrario, immaginando che il riduzionismo naturalista sia vero e il dualimso falso, che tipo di etica e di senso acquista la nostra vita in questo universo? non condivido l’idea per cui disporremmo solo di un’etica basata sulla metafisica dualista tradizionale (e suoi aggiornamenti) destinata a confliggere con il mondo della dura realtà delle particelle elementari e delle sue leggi immodificabili. se la scienza è l’immagine della realtà più convincente di cui disponiamo, perché non produrre un’etica coerente con essa invece che cercare improbabili strade alternative? non c’è un pregiudizio ideologico in tutta questa pretesa di assolutezza, purezza e libertà e nel corripsettivo scacco continuo a cui l’uomo va incontro nel suo tentativo di arrivarci? la metafisica dualsita cerca la cosa sbagliata nel posto sbagliato e in questi due errori manifesta una certa coerenza ma anche una (a mio avviso) definitiva inadeguatezza.

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