ANDREA TONTINI

Poco dopo la mezzanotte fra il 27 e il 28 marzo scorso Andrea Tontini ha deciso di togliersi la vita. Andrea aveva 46 anni e una bella famiglia. Era un uomo di straordinaria cultura: scienziato, poeta e filosofo. Chimico di fama internazionale, aveva lavorato con Giorgio Tarzia e Andrea Duranti alla messa a punto di molecole che bloccano la ricaptazione degli endocannabinoidi, una promettente classe di farmaci per curare il dolore e altri disturbi. Aveva animato una bella rivista di cultura interdisciplinare, Effiges, ed era autore di numerosi saggi di filosofia della chimica, comparsi sulla rivista migliore del mondo in quel campo, Hyle e su Isonomia, la rivista di filosofia della scienza dell’Università di Urbino. Uno scienziato di vaglia, testimonianza e smentita della falsità dell’opinione di coloro che ritengono che la scienza non pensi.  Un amico sempre con il sorriso sulle labbra e una parola di fiducia. Un interlocutore che vedeva nella collaborazione e nella condivisione delle idee il valore più grande. Andrea non ce l’ha fatta a reggere il peso di un pensiero così grande. Con il suo gesto ha voluto testimoniare la fatica di mantenere alte le nostre idee a dispetto di tutte le difficoltà. Lo ricorderemo con affetto e proseguiremo con vigore l’opera che ha intrapreso.

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3 commenti

Archiviato in FILOSOFIA DELLA SCIENZA, FILOSOFIA MORALE

3 risposte a “ANDREA TONTINI

  1. Pingback: LA SCOMPARSA DI ANDREA TONTINI, CHIMICO, FILOSOFO E POETA. | Interdisciplinarità – Università di Urbino

  2. giulio

    Dire che Andrea Tontini “abbia deciso” di togliersi la vita mi sembra molto azzardato. Esistono condizioni, che durano anche solo pochi istanti, in cui è assolutamente impossibile controllare l’impulso di gettarsi nel vuoto. Il fatto che questo sia un aspetto patologico difficile da comprendere non ci da’ il diritto di fare affermazioni su cosa possa aver pensato una persona poco prima di compiere quell’atto che ora gli impedisce di difendersi.

  3. Trovo questo accusa di cattivo gusto. Purtroppo Andrea soffriva di melanconia. Tutto fa pensare che sia stato un gesto a lungo meditato, anche se compiuto all’improvviso. Può essere che mi sbaglio, ma il mio intento, a differenza del suo, era di ricordare un amico senza polemiche sterili.

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