MARX VIVO

Per l’1 maggio mi viene da ripensare a che cosa è ancora vivo e che cosa è invece morto del pensiero di Marx. Di sicuro abbiamo capito che la storia non ha una teleologia, per cui ogni necessità in questo senso è sbagliata. Anche il progetto comunista è abbastanza balordo, poiché o è una forma di dittatura, come purtroppo nel ventesimo secolo se ne sono viste molte, oppure è un utopia di completa emancipazione dell’uomo, che è del tutto contraria a ogni ragionevole valutazione antropologica dell’uomo. Anche la lotta di classe è un concetto sociologicamente inutilizzabile, poiché la società è fatta da individui e ognuno persegue i propri progetti; a volte ci sono gruppi che si impegnano nella stessa direzione consapevolmente, ma non c’è nessun legame inconscio fra individui che hanno situazioni lavorative ed economiche simili. Si tratta chiaramente di un mito idealista. Anche il concetto di plusvalore ha una rilevanza relativa, poiché non tiene conto della remunerazione del rischio del capitalista e dell’imprenditore. Trovo invece ancora di grande interesse il concetto di feticcio, cioè il valore simbolico di alcuni prodotti, che è stato sviluppato da molti sociologi ed economisti nel Novecento. Anche il carattere alienante del lavoro parcellizzato mi sembra fondamentale e quindi l’importanza della consapevolezza e la lotta contro la spersonalizzazione sul posto di lavoro. Ma forse la cosa su cui Marx ha dato una lezione impareggiabile è come si fa storia. Dopo Il capitale nessuno può più pensare di raccontare la storia senza tenere conto dei rapporti materiali, delle condizioni di lavoro e del contributo delle classi subalterne. Comunque resta uno dei grandi del pensiero.

 

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10 commenti

Archiviato in FILOSOFIA POLITICA

10 risposte a “MARX VIVO

  1. Esposizione mirabile! Complimenti: con poche parole hai esposto l’essenziale per metterci sulla giusta strada nel considerare il lavoro come bene per la nostra sola sussistenza, ma non sufficiente per esaltare le nostre reali attitudini perché tutti possano percorrere un personale progetto di vita in cui il lavoro e i beni materiali prodotti, siano solo una parte delle nostre occupazioni.
    A proposito di feticci, Pareto designa l’ofelimità come qualità fondamentale degli oggetti economici e cioè il loro valore d’uso, che non sempre coincide con l’utilità. Oggi, con meno di cento euro si compra un orologio che spacca il secondo: anzi conoscere l’ora esatta non costa niente perché sta scritta su una mezza dozzina di cose che abbiamo sottomano: Il telefonino, il computer, il timer sul forno a microonde, in TV, sull’auto ecc. Eppure c’è ancora chi spende anche centomila euro per mettersi al polso un Vacheron & Constantin! E’ difficile capire che creare ricchezza significa creare benessere, quando la gente apprezza l’ofelimità più della loro semplice utilità funzionale!

  2. @Pibon pero’ quello che dici tu e facilmente attaccabile. L’orologio ha sia una funzione pratica (che come dici tu e’ in realta’ svanita) che una funzione estetica. E siccome praticamente quasi ogni oggetto materiale trascende sempre la sua mera funzione pratica, questo argomento traballa. Per darti ragione dovrebbero esistere solo beni tipo farnia, zucchero, sale, soda caustica, alcool, gas metano e simili… Solo un coglione pagherebbe un euro in piu’ per dello zucchero impacchetato meglio, ma, appunto, e’ un caso particolare.

    • Oppure forse come dici tu e’ una questione di misure. Tu dici: c’e’ un limite di buon senso al prezzo che sono disposto a pagare per un orologio. Ma di nuovo e’ una questione di proporzioni: e’ un fatto che le cose ci appaiono care quando vediamo che per averle dobbiamo sacrificare qualcos’altro…. A me 50 euro per un orologio pare ragionevole, ma se il mio stipendio tendesse ad infinito che cosa penserei?

  3. @Eugenio. La risposta alle tue osservazioni è contenuta nella prima parte del mio commento. Vincenzo ci dice che Marx è vivo! Strabiliante: tutti lo pensano morto, ora, invece è ancora vivo. Due sono le spiegazioni: la prima è che l’assetto sociale che aveva caratterizzato l’era dell’industrializzazione, tuttora in formazione nei paesi emergenti, è tutt’ora fondato sull’economia capitalistica dove il fattore terra capitale e impresa sono concorrenti col fattore lavoro: tanto che, nei paesi democratici dove è diffuso il suffragio universale, il lavoro ha trovato protezioni e privilegi a tal punto da rendere insufficiente la remunerazioni per il reintegro degli altri fattori di produzione: la rendita per la terra, l’interesse per il capitale e il profitto per l’impresa.
    Oggi, l’aspirazione di tutti popoli alla liberazione dalla schiavitù del bisogno, consiglia di considerare il problema antropologico, che, da sempre, riassume in sé il dominio dell’uomo sulla natura, non più ridotto alle sole iterazioni di carattere economico, ma in un contesto in cui le stesse risorse umane – oggi, trattate come beni economici di scambio – siano considerate come valori assimilabili al capitale. In tal modo l’occupazione sarebbe valorizzata nella sua interezza e costituita, in modo coerente con le attività peculiari dell’uomo nell’attuare i suoi progetti: l’apprendimento, l’attività remunerativa e lo svago.
    Ho ancora molte cose da dire al riguardo e so di avverti dato, per ora, una risposta parziale, ma sono sicuro che la prossima domanda che mi porrai sarà più utile del continuare questo io intervento.
    Con l’occasione ti prego di dare un’occhiata a questo mio post, nel quale rappresento i Profili personali. http://pibond.blogspot.it/2012/04/profili-personali_17.html

  4. Caro Pibond: o tu scrivi troppo difficile, o io non ho abbastanza testa per capire quello che dici: delle due l’una (io spero nella prima!). A parte gli scherzi, io non ho molta dimestichezza con i concetti marxisti, quindi fatico a cogliere il punto. L’unica cosa che capisco è che il tuo suggerimento di guardare la prima parte del post non mi aiuta. Io non riesco a capire che cosa sia un bene materiale, dove sia la sua fine, se si giustapponga a bene accessorio o a bene immateriale. Grazie

  5. Caro Eugenio: indubbiamente suscitare termini in disuso crea qualche problema di comprensione. Un bene è qualsiasi cosa materiale (es. l’acqua) o immateriale (la qualità del lavoro prodotto dall’uomo) di cui si abbia la disponibilità.
    Un bene diventa economico quando se ne faccia oggetto di scambio e se ne stabilisca un valore. L’orologio è un bene economico prodotto con la trasformazione della materia al fine di svolgere la funzione di marcare il tempo e apparire con forme estetiche accattivanti. Nell’orologio due sono le caratteristiche che ne determinano il valore: lo strumento funzionante, (parte materiale), e l’estetica che lo riveste: col suo design e coll’uso di materiali pregiati produrlo (parte immateriale). Non esiste un punto finale che delimiti un bene materiale e un punto iniziale dal quale inizi un bene immateriale in quanto l’orologio è un pezzo unico e indivisibile per cui la sua valutazione avviene in modo complessivo. A questo punto ci si chiede se il valore dell’orologio sia costituito, oltre che dalla funzione, dalla sua forma apparente bella e costosa, oppure dall’espressione estetica trasfusa della risorsa umana che l’ha prodotto? Ai tempi di Marx il problema non si poneva. L’estetica era curata solo nei prodotti dell’artigianato e la funzione, nei prodotti industriali, era rivestita dalle poche forme essenziali che il sistema produttivo della catena di montaggio consentiva. L’estetica non è un’espressione materiale, ma emanata dello spirito, con sentimento e passione. Occorre ricordare che nelle scienze umane (psicologia, economia e sociologia) gli atti e le manifestazioni sono conseguenza di azioni “non logiche” nei passi in cui non sia possibile seguire un percorso razionale. Lo sviluppo nella società umana è tanto più elevato quanto meno siano questi passi, ma quanto più si sviluppa tanto più ricerca il conforto nei sentimenti e nelle passioni.
    http://pibond.blogspot.it/2012/04/sulle-teorie-delle-derivazioni-e-dei.html

    • L’ultima frase va letta come segue: Lo sviluppo nella società umana è tanto più elevato quanto meno siano questi passi. Ma gli uomini, quanto più sono evoluti, tanto più ricercano il conforto nei sentimenti e nelle passioni.

  6. grazie, e’ piu’ chiaro ora.

  7. Marcello Franco

    Ma che gente é questa di sopra?
    DI CHE CAZZO DISCUTONO?
    LA LOTTA DI CLASSE É VIVA E NECESSARIA COME NON MAI!
    KARL MARX É VIVO E ATTUALE COME NON MAI!
    QUANDO IL CAPITALE PRETENDE UN SUPER PROFITTO A
    QUALUNCHE COSTO: LA VITA DEGLI OPERAI, LA POVERTÀ DEGLI OPERAI, LA CEMENTIFICAZIONE; LA DISTRUZIONE DELL´AMBIENTE ETC….. ETC, ALLORA CI VUOLE LA LOTTA DI CLASSE DURA E SENZA TREGUA!

    • pibond

      La classe degli operai non esiste più e i poveri – ex operai, imprenditori, parastatali e borghesi falliti, costituiscono un’unica classe che cerca di ricrearsi un’identità. L’impresa, da tempo, ha smesso di produrre profitti sulla testa di proletari non più prolifici, ma su quella di milioni di piccoli investitori che vedono fagocitare i loro risparmi in progetti folli e spesso dannosi; mentre lo stato toglie i soldi dalle tasche dei cittadini per restituirne briciole sotto forma di assistenza. Marx ha compiuto l’entelechia del suo tempo: via il borghese, via il proletario; ora, non rimettiamoli al mondo, per favore! A tal fine, smettiamo di usare la piazza per monopolizzare la protesta di chi non vuole andarci, di urlare le opinioni e di scriverle in maiuscolo!

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