LA SCOMPARSA DELLA PROFESSORESSA SEROTTI

E’ morta la professoressa Laura Serotti, insegnante di matematica del liceo scientifico Righi di Bologna, che ha cambiato la vita di molte persone, compresa la mia. Avendo scelto di frequentare lo scientifico, di stradario sarei dovuto andare al Copernico, ma a mio padre avevano detto che al Righi insegnava una docente eccezionale di matematica: Laura Serotti, appunto. Indubbiamente eccezionale era. Non tanto alta, piuttosto corpulenta, con una serie di simmetrie rettangolari nei lineamenti del viso che sembravano arnesi del mestiere, masticava chewingum e fumava in continuazione. Allora era permesso anche in classe. Insegnava solo matematica, dalla prima alla quinta nella mitica sezione B, dove avevamo la possibilità a metà degli anni Settanta di “giocare” con il P101 dell’Olivetti, il primo PC della storia, precedente anche agli Apple di Steve Jobs, ma secondo la lungimirante visione del maggiore degli industriali italiani, Valletta, l’informatica dell’Olivetti? un neo da estirpare! Le sue lezioni erano perfette. Neanche una parola fuori posto: i concetti brillavano davanti agli occhi dei suoi ragazzi come il tavolo e le sedie di questa stanza ora di fronte a me. Raramente uno studente che usciva dalla quinta B prendeva meno di 10 al compito scritto di matematica della maturità. La mia vita è stata condizionata materialmente dalla professoressa, perché ho frequentato il Liceo Righi dove ho incontrato alcune persone che sono state decisive per me. Ma nonostante il valore indubitabile delle sue lezioni la Serotti non è riuscita a comunicarmi la passione per la matematica, che invece mi ha accompagnato nello scoprire dai libri di Feynman, Landau, Penrose e Einstein, che la matematica può darci in alcuni casi una comprensione profonda, anche se parziale, di ciò che non si vede, ovvero dell’enorme mondo che sta al di là dei nostri limitati sensi. La professoressa Serotti in realtà, pur nella sua alta qualità, amava solo in parte i suoi studenti, poiché non aveva compreso quella che a mio parere è la cosa più importante dell’insegnamento, cioè l’inclusione. Purtroppo la Serotti includeva ed escludeva. Lo faceva con profonda lealtà e oggettività. Ma non basta.

Dopo una lunga malattia, la scomparsa della professoressa di Matematica di Bologna per antonomasia è comunque una grave perdita e il suo esempio sarà vivo per migliaia dei suoi alunni.

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17 commenti

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17 risposte a “LA SCOMPARSA DELLA PROFESSORESSA SEROTTI

  1. Un altro fondamentale momento dell’ormai lontana vita scolastica nella sezione B del Righi se n’è andato. É mancata la “nostra” indimenticabile Professoressa Serotti. Nella mia scadente e zoppicante carriera liceale, sono certo di non aver mai trovato una docente così intelligente, comprensiva, in grado di capire e valutare le persone, soprattutto quei “ragazzi” come me, irrimediabilmente negati proprio nelle materie scientifiche che per Lei rappresentavano il senso di tutta la vita. Lo faceva con matematica e burbera naturalezza, perché l’animo delle persone è una misteriosa equazione che Lei risolveva sempre al volo. Ricordate? Il primo giorno dell’anno scolastico entrava in aula come una furia, con il suo fascio di scartoffie sottobraccio e diceva: “…siamo indietro! siamo indietro!”. Beveva tonnellate di caffè, fumava in maniera compulsiva e furente, aspettammo per cinque anni, invano, che Lei si mettesse in bocca il gessetto e scrivesse sulla lavagna con la sigaretta. Eppure nessuno di noi l’ha mai vista alterata, anche quando con sconfortata e rassegnata pazienza mi guardava con affetto mentre annaspavo tra insiemi, luoghi, numeri primi e borbottava: “tanto ho già capito che mi toccherà portarti di peso fino alla quinta”. Non si arrabbiò neppure quando battezzammo “Ugo” il primo PC della storia italiana: nel 1967/68 Lei mosse mari e monti per averlo al Righi. Era un comico e antidiluviano armadio a tre ante seppo di formica e plastica scadente (credo fosse un P qualcosa dell’Olivetti) e nonostante quell’ammasso di valvole e circuiti impiegasse un’ora a risolvere il teorema di Pitagora mangiandosi decine di schede perforate, riuscì a farcelo amare. Ho un ultimo malinconico ricordo di Lei. Cinque o sei anni fa, una delle tante volte in cui la invitammo alla nostra cena di classe, la accompagnai a casa. Camminava a fatica, non ci vedeva molto bene, quando arrivammo davanti al portone mi accorsi che per non sbagliarsi aveva numerato le chiavi con minuscoli bigliettini colorati. Mi fece una tenerezza infinita e credo di aver provato, in quel momento, un dolore profondo per l’ingiusto ma logico passare del tempo. Non sono mai riuscito a darle del tu ma ora credo sia giunto il momento: Ciao, ti saremo sempre grati per quello che sei stata.
    Antonio Bignami (sezione B del Righi negli anni 1965/69)

  2. SILVIA TIBALDI

    Ieri mi ha telefonato la mamma in ufficio per dirmi con infinita tristezza: “…sai, è morta la Professoressa Serotti”. Ecco, un altro frammento di vita che scompare. Ma la memoria no, non la dimenticherò mai. Burbera, schietta, colorita nell’eloquio, aveva una tecnica di insegnamento che ti faceva sembrare la matematica più leggera e simpatica fino a fartela piacere. “………..prendiamo un’incognita e chiamiamola x o y o come vi pare; possiamo anche chiamarla Giuseppe…..” e via che ti faceva tutto lo svolgimento dell’espressione con Giuseppe alla seconda, Giuseppe al cubo, eccetera. Io ho avuto l’onore ed il piacere di averla come insegnante nella mitica sezione B al Liceo Righi e mi ha accompagnato da un approccio stentato da sei scarso in prima, ad un insperato nove in quinta. In tanti alla maturità l’abbiamo voluta come membro interno ed abbiamo portato la “sua” matematica come terza materia aggiuntiva all’esame. Per fare e farle fare bella figura. Quando parlava, il forte accento bolognese con la esse strascicata rendeva la matematica più casalinga, pur senza nulla togliere all’altissima qualità delle sue lezioni. Era rigorosa e severa ma dotata di grandissima umanità e sapeva premiare chi pur stentando dimostrava di impegnarsi. A mia mamma nel corso del primo colloquio in prima disse “ scignora, cosa vuol mai…non ha le basi, la matematica non è cosa sua, però vedo che s’impegna poverina……..”. E con quel poverina allora mi son messa d’impegno ancora di più per farcela ed alla fine lei era più contenta di me. Fumava come una ciminiera e masticava chewing gum continuamente, la vedevi arrivare sempre di corsa, davvero una furia. Mentre spiegava si aggirava tra i banchi con le mani nelle tasche del golfino, quando erano libere dalla sigaretta e dal gessetto. Ricordo anche io “Ugo”, l’Olivetti Programma 101 con il quale ci ha introdotto con entusiasmo ai primi rudimenti di informatica. Siamo stati fortunati. Tornai a trovarla al Righi per qualche anno. Poi come spesso succede nella vita, non hai più tempo e perdi il contatto. Mi dispiace, anche perché non ho mai smesso di ricordarla e di parlare di lei con entusiasmo ogni volta che ne ho avuto l’opportunità. Ha lasciato in me un segno ed un ricordo indelebile. Ciao Laura. Grazie. E preparati perché qualche altra lezione di matematica me la dovrai ancora dare lassù.
    Silvia Tibaldi (sezione B del Righi anni 69/74)

  3. Andrea Cazzola

    Ieri sera cara Prof.,
    ho ricevuto la triste notizia della tua scomparsa.
    Mi permetto ora di darti del tu per testimoniarti la stima e l’affetto con cui ti ricorderò per sempre.
    I post di Silvia e Antonio e l’header di Vincenzo già ti dipingono egregiamente a sottolineare ciò che ti dissi quando anni fa ci incontrammo casualmente per le vie della città: ” Buongiorno Professoressa Serotti! La Prof con la P veramente Maiuscola!…” e tu, pur faticando inizialmente a riconoscermi, mentre frugavi nella mente tra i ricordi di tanti studenti manigoldi e goliardi che hai aiutato a crescere, commossa, mi abbracciasti.
    Anch’io, come altri, abitavo ” fuori zona ” e feci carte false per riuscire ad iscrivermi nella misteriosa sezione pilota “B” motivato unicamente dal fatto che due mie care compagne delle scuole medie fecero questa scelta, sicuramente in modo consapevole….ed io, citrullescamente, feci un bel salto nel buio…senza nemmeno chiedermi di cosa si trattasse! Mi desti subito il benvenuto….io che avevo avuto solo rudimenti di matematica classica, adatti forse ad un ragioniere di ultima…,ebbi fin dal primo giorno il sospetto e la conferma che la misteriosa e sconosciuta insiemistica di cui parlavi non fosse proprio l’arte dello stare bene insieme…e fu un bel tre in pagella al primo semestre a fugare ogni dubbio…devo dirti che a casa non la presero benissimo!
    Ma tu eri brillante, se potevi sembrare burbera, entrando in classe sempre trafelata a sottolineare l’eterno concetto” tutti a posto svelti che siamo indietro”, poi ti mettevi alla lavagna a spiegare con la tua maestria, le battutine e l’incredibile tua autoironia…e ci conquistavi tutti.
    Interrogato alla lavagna…una pacca sulla spalla non me la facesti mai mancare…sottolineando anche ” due belle spalle rubate all’agricoltura!”
    E poi…che dire…. del tuo maledetto quadernino rosso dei giudizi? Si dai..quello in cui schedavi i tuoi studenti! Ogni tanto lo mettevi sulla cattedra. Senza proferir parola; sfogliavi, ti soffermavi un’attimo…poi scuotendo la testa, andavi avanti…e noi che contavamo le pagine mentre il terrore correva tra i banchi in un silenzio innaturale “…sarò mica io…” pensavamo, con quel bel frescolino che ci correva giù per la schiena!
    Sul tuo conto tante leggende si raccontavano. Qualcuno disse tu fossi campionessa di bigliardo a boccette e briscola a coppie…Riguardo alla briscola non seppi mai nulla, ma un pomeriggio di disperazione, durante i miei studi di ingegneria, venni a bussare alla tua porta: ” Prof. Aiuto io qui non ci capisco proprio un..” Dai entra mi dicesti, poi presa carta e penna mi desti esaurienti spiegazioni facendomi accomodare al tuo BILIARDO zeppo di libri e appunti!…fantastico!
    E quante altre ce ne sarebbero da raccontare e che sarà sempre bello ricordare!

    Ciao Laura, commosso ti abbraccio.
    Un bacio
    Andrea Cazzola sez B Lic. A. RIghi anni ’74/’78

    • Gastone Cesari

      Come per molti, anche per me la mitica Sezione Pilota B del Liceo Righi fu una dura conquista ottenuta a prezzo di sotterfugi burocratici e spudorate autocertificazioni.
      Ma ne valeva davvero la pena.
      La professoressa Serotti “il Sirot” per tutti noi, ci accolse il primo giorno di scuola con il suo fare sbrigativo e ci spiegò in breve a quale percorso di guerra, lacrime e sangue ci eravamo votati.
      Forte dei miei brillanti trascorsi scolastici e della mia ottima preparazione riguardo all’insiemistica, non la presi troppo sul serio.
      Puntuale giunse il primo TRE nel Compito in Classe.
      Cominciai davvero a preoccuparmi alla seconda sentenza; un rotondo CINQUE, che lei mi consegnò comunque con un benevolo, “stai migliorando”
      A quel punto lasciai in sospeso tutta una serie di attività che allora mi sembravano esiziali, quali il Calcio nella mitica Universal FC, e mi imposi di recuperare…Insomma mi massacrai la vita.
      Alla consegna del terzo Compito del quadrimestre il Sirot annunciò:
      “Cesari: DIECI…Bravo”
      (3+5+10)/3=6
      Mi mise SEI nello scritto in pagella del primo quadrimestre, non aggiunse una parola e non abbozzò un sorriso, ma quel bravo bastava, per me.
      Questa era la Prof. Serotti e io la ricordo con rispetto e stima spropositati; quelli che si riservano alle persone che parlano solo quando hanno qualcosa da dire e la dicono in modo da farsi capire, con il minor numero di parole possibile.
      Gastone Cesari VB ’78

  4. Me l’ha scritto per mail Gancarlo Rivelli, ma per la solita storia che ogni tanto si cambia indirizzo, io quella mail l’ho letta solo oggi (22 giugno). Mi spiace, avrei voluto davvero poterle dare l’ultimo saluto nella chiesa che sta a metà tra dove abitava lei (viale Silvani) e dove stavo io (via Lame).
    Ho fatto la maturità nel ’71 e con lei avevo un rapporto ottimo perchè capivo che mi capiva. A quei tempi avevo grandi alti e bassi in modo che da primo della classe riuscivo a passare ultimo . Lei lo sapeva e non mi diceva niente. Capiva e rispettava. Grande donna, fantastica prof. Dai !!! Con la sua mitica Giulia 1300 e la siga in bocca. E i gessetti? Ve li ricordate i gessetti tondi e duri che non sporcavano le dita? Chissà dove li comprava? Io non li ho mai più visti in giro. Mi ha insegnato a ragionare, a spaccare il capello in quattro, a costruire le seqenze logiche della vita. … burbera alle volte, autorevole ma anche un pò autoritaria. Una grande pensatrice. Come ha detto Bignami è lei che portò UGO al Righi. Olivetti P601, bravo Bignami!!! Io poi, più tardi, ho lavorato sul successivo P603, dotato, nientepopodimenochè di STAMPANTE!!! Bestiale!
    Vabbè, Cara Laura. E dei CARABINIERI che ne è? Te lo ricordi? Io sì. Tu facevi molte similitudini, in pratica parlavi in parabole, un pò come Gesù nostro Salvatore. Me lo ricordo ancora, dal 71 al 2012. “date 3 successioni a, b, c con a<b e b<c , se il limite di a (l) è uguale al limite di c (l), allora anche il limite di b sarà (l). E' vero: se due carabinieri arrestano un detenuto in Piazza Maggiore, quel detenuto resterà lì in mezzo ai carabinieri fino alla Dozza. Fantastico! Vedi come me l'hai insegnato bene?
    Questo è quello che hai fatto per noi in anni tensione (allora) e ancor di maggior tensione (adesso) ma le pagine della storia vengono riscritte ogni giorno e ogni perido ha la sua difficoltà.
    Vorrei portarti a fare un giro in moto, cara Laura, sul mio mitico Morini 125 Corsaro del '69 perfettamente restaurato che abita qui vicino a me, nel salotto di casa, retroilluminato da un faro rosso e blu: i colori del Bologna che tu tanto amavi. Che sia possibile farlo lì in Paradiso dove certamente adesso abiti? Spero proprio di sì,
    Ti saluto con immensa stima e grandissimo affetto.
    Francesco Caranti – Quinta B – 1971

  5. Stella Agostini

    A quanto pare tutti abbiamo un bel ricordo della Serotti, a cui io continuerò a dare del lei, forse perchè non ho più avuto molti rapporti con lei e non ho più avuto molte occasioni per pensarla. Io, a differenza della maggior parte delle persone, mi sono ritrovata nella sezione B solo perchè c’era anche mio fratello, e non ero molto contenta. In questo però la Serotti era speciale: non mi ha mai fatto pesare il fatto di essere “la sorella di”, a differenza della maggior parte degli altri professori, che me ne hanno fatta quasi una colpa. I ricordi sulla Serotti? Tanti. Uno fra tutti la mia infinita ammirazione per quel cervello instancabile, che cercava di rendere la matematica facile e piacevole, ma che alle volte non voleva capire che ci sono persone negate per la matematica …. io fortunatamente ero bravina, ma quello che a distanza di 25 anni è per me lampante, è che più che la matematica la Serotti mi ha insegnato ad usare la testa, a ragionare, a vedere le cose da tutte le angolazioni. Anche ai miei tempi era sempre di corsa, era sempre in ritardo sul programma … e scaricava le sue nevrosi non più sulle sigarette ma sulle caramelline di liquerizia, di cui trovavamo traccia nei fogli protocollo dei compiti in classe: chi non si ricorda qualche macchiolina marrone sul compito corretto? E i suoi voti? Un mito, anche se spesso doloroso. 1 era il voto garantito a chi consegnava il foglio protocollo in bianco, e via via fino al 10. Mi ricordo che un mio compagno prese 1+ …. ma che cosa aveva fatto per prendere quel +? Mha, un mistero. E i cerchi che faceva alla lavagna a mano libera? Ve li ricordate? Perfetti! Peccato pensare che una mente come la sua sia rimasta devastata dalla demenza. Spero solo che non se ne sia resa conto.

    Stella Agostini – anni ’83 -’87

  6. taddeo

    Cara Prof.Serotti,mi dispiace che se ne sia andata senza aver avuto la soddisfazione di vedere che almeno 1 problema che 1 , lo avevo risolto.
    A suo dire ( pranzo dei 25 anni della 5a B) sono stata ” il più gran fallimento della sua vita da insegnante” e me ne rammarico per lei, ma a me,la matematica( non parliamo poi della nostra ‘classe pilota’ ),non è mai andata giù e credo che morirò così! Un abbraccio.
    Veronica Balboni 5B 1971

  7. paolo negrini

    Non mi è affatto piaciuta la presuntuosa conclusione dell’articolo di Vincenzo Fano in cui si dà notizia della scomparsa della prof. Laura Serotti.
    Pur riconoscendone (come potrebbe non farlo?) le alte doti professionali, egli conclude con un giudizio critico, una sentenza: non un’opinione:

    “La professoressa Serotti in realtà, pur nella sua alta qualità, amava solo in parte i suoi studenti, poiché non aveva compreso quella che a mio parere è la cosa più importante dell’insegnamento, cioè l’inclusione. Purtroppo la Serotti includeva ed escludeva. Lo faceva con profonda lealtà e oggettività. Ma non basta”.

    Subito dopo, forse, teme di avere esagerato, ma non abbastanza per cancellare le parole precedenti; bontà sua, conclude:

    “Dopo una lunga malattia, la scomparsa della professoressa di Matematica di Bologna per antonomasia è comunque una grave perdita e il suo esempio sarà vivo per migliaia dei suoi alunni”.

    Una pietosa assoluzione elargita dall’alto di un piedistallo. Il “comunque”, che significa “nonostante tutto” mi fa inorridire.

    La professoressa Serotti amava tutti i suoi studenti, amava il suo prossimo, studente o no, aiutava tutti, non giudicava nessuno. Giudicava, ovviamente, le competenze e le capacità matematiche dei suoi allievi: era il suo lavoro. Dopo avere profuso tutto il suo impegno per ottenere il massimo da ciascuno, doveva prendere atto che su qualcuno il seme da lei sparso aveva dato frutti buoni, a volte ottimi, mentre su altri non era riuscito a germogliare. Che cosa significa inclusione? Se vuole dire rispetto e attenzione per ciascuno, l’inclusione non è mancata per nessuno. L’inclusione non si può realizzare facendo finta di nulla su chi non raggiunge i risultati attesi; non deve significare un ridimensionamento profondo degli obiettivi didattici, per consentire a tutti di raggiungerli. Dice Fano: “Raramente uno studente che usciva dalla quinta B prendeva meno di 10 al compito scritto di matematica della maturità”. Non è del tutto vero, ma certamente noi suoi allievi eravamo meglio preparati di altri, perché ci veniva dato molto e chiesto molto. Non tutti erano in grado di sostenere questo duro addestramento; chi non ce la faceva non veniva congedato con disonore, semplcemente si rendeva conto che la sua strada era un’altra.
    Vincenzo Fano, persona di indiscutibili doti intellettuali e culturali, afferma che la Prof. Serotti “non è riuscita a comunicargli la passione per la matematica”. Mi dispiace per lui; evidentemente le sue attitudini erano più rivolte altrove, infatti è divenuto uno stimato filosofo. Un insegnante non è un missionario di una setta religiosa, il cui scopo primario è fare proseliti: un insegnante propone al meglio la sua materia affinché ciascuno possa apprezzarne i pregi ed eventualmente scoprire un proprio talento.
    La Prof. Serotti fu “membro interno” della commissione dell’esame di maturità sostenuto dalla mia classe nel 1974. Fummo tutti promossi, alcuni con voti brillanti; la Prof. difese tutti noi al meglio delle sue capacità, senza alcuna preferenza. Commisi uno stupido errore di calcolo nel compito di matematica, che fu comunque ben valutato; il maggiore rimpianto fu pensarei che la Prof, vedendolo, avrebbe avuto dispiacere. Al contrario, un “bello!” scritto da lei con la biro rossa nella mia “simulazione di seconda prova”, per un problema che ero riuscito a risolvere in modo originale, rimane uno dei più cari ricordi della mia vita professionale e non solo. E adesso, ripensandoci, ho le lacrime agli occhi.
    Grazie, Prof!

    Paolo Negrini

  8. Caro Paolo, non c’è bisogno di essere così aggressivi. Si vede che abbiamo opinioni diverse. In realtà ho conosciuto parecchie decine di studenti della prof. Serotti rispetto ai quali lei non si limitava a giudicare le performances, come direi che dovrebbe fare un insegnante, ma dava dei veri e propri giudizi negativi sulle capacità e spesso anche morali. Addirittura un mio caro amico, persona molto equilibrata e positiva, non vedeva l’ora che la prof. morisse per quanto la odiava. Non è un bel lascito per un insegnante. Ho insegnato per dieci anni nel Liceo e conosco il mestiere e lo ho interpretato in maniera profondamente diversa da come faceva La Prof. Serotti. Basandomi sul principio di inclusione, che la nostra prof. non seguiva. Nessuno è perfetto, neanche la Prof. di matematica per antonomasia.

    • paolo negrini

      Caro Enzo, è vero, nessuno è perfetto, a iniziare da me e da te, e invero a volte si esagera nel ricordare una persona che non c’è più, esaltandone i pregi e tacendo ogni difetto. Nel caso di specie mi è però sembrato inopportuno (e mantengo tale opinione) esternare così severamente e senza alcun margine di incertezza un giudizio così poco lusinghiero fondato soltanto su sensazioni personali, rispettabili ma soggettive. Mi dispiace che tu abbia queste riserve riguardo alla nostra insegnante; non le condivido affatto ma le rispetto, pur ritenendo che la maggior parte degli ex allievi siano più vicini al mio pensiero che non al tuo. L’occasione che tu hai scelto per esternare il tuo pensiero mi è parsa invece la meno adatta.
      Con amicizia
      Paolo

      • Marco Filippi

        Che buffo, io ed il compagno di Liceo Daniele stavamo leggendo nello stesso momento… Anche io, con Andrea e Gastone e Daniele, sono stato un allievo del Sirot e mi permetto di sottolineare che quanto scritto da Daniele risulta in linea con quanto scrive Paolo Negrini.
        Non aggiungo ricordi ma mi permetto solo di segnalare che la Serotti si e’ conquistata qualcosa di piu’ della mia stima: il mio affetto.
        Francamente non credo che Dio le abbia dato “gratis” le capacita’ che aveva, penso che abbia dovuto “anche” sudarsele: forse per questo motivo ha cercato di trasmetterci il concetto di “impegnarsi” usando atteggiamenti che potevano essere interpretati come “apprezzamento per alcuni e disprezzo per altri” e forse qualcuno vede in questo una “esclusione”. Ma per me e’ averla come insegnante e’ stata una esperienza costruttiva per il carattere oltre che una fortuna dal punto di vista dell’apprendimento della materia.

  9. maria stella lelli

    maria stella lelli
    Ho saputo solo oggi della scomparsa di Laura Serotti. Anch’io ho avuto la fortuna di essere sua allieva nella mitica sezione B dal 1969 al 1973. Ricordo ancora adesso con immensa gratitudine le lezioni di storia della matematica, che ogni tanto ci regalava tra uno studio di funzione e un’equazione; ricordo in particolare la spiegazione della cardinalità degli insiemi secondo la teoria di Cantor, che mi colpì profondamente, tanto da farmi nascere un’autentica passione per la storia della scienza, che dura ancora oggi. La sua bravura di insegnante consisteva nel far capire i concetti più complessi con grande rigore e semplicità e nel fare apprezzare la bellezza di quello che, grazie alla sua guida, ci era dato scoprire.
    Ho studiato molto in quegli anni, con molta soddisfazione mia e della prof. Serotti, che mi gratificava con ottimi voti; ed ora che mio figlio frequenta il liceo scientifico mi sono accorta con sorpresa e compiacimento di essere ancora in grado di aiutarlo a svolgere gli esercizi di terza!
    Grazie prof. Serotti, sei stata una delle insegnanti a cui devo di più.
    maria stella lelli

  10. Ciascuno di noi che è stato allievo della professoressa Serotti potrebbe scriverci un libro con gli aneddoti di cinque anni di lezioni, compiti e “compitini”.
    A me piace di più ricordare che eravamo – tutti noi – molto giovani, avevamo l’intera vita davanti e cercavamo, più o meno consapevolmente, riferimenti e certezze. Lei lo sapeva, lo sentiva, e cercava ogni giorno di trasmetterci le certezze più forti che aveva, sui cui aveva fondato la propria vita professionale e personale: quelle del rigore logico e della passione scientifica verso la matematica, come metodo per cercare di comprendere l’universo intero, la sua complessità, il suo apparente disordine.
    Credo che nessuno dei suoi allievi, nemmeno il più refrattario alla matematica, possa essere rimasto insensibile a questo suo insegnamento.

    Io poi non dimenticherò e porterò ad esempio anche il coraggio e la determinazione con cui, fino all’ultimo giorno, ha difeso il proprio diritto ad una vita realmente controcorrente, di insegnante laica e donna di fede profonda.

    Riposi in pace professoressa Serotti, adesso c’è solo ordine, amore e luce eterna.

    Un abbraccio alla professoressa Sturlese ed ai familiari.

    Un allievo della sezione B

  11. Francesco Marangoni

    Sono stato uno degli ultimi allievi della temutissima Prof. Serotti, che ricordo ancora oggi come un genio assoluto dell’insegnamento. E’ vero, per chi non la seguiva non ce n’era. Ma per chi aveva la fortuna di capirla un pochino, la matematica e l’informatica diventavano divertenti, intelligenti. Il ricordo didattico che piu’ mi porto dietro e’ il suo modo di cercare soluzioni eleganti a problemi complessissimi; sul piano umano invece, ricordo la sua ironia fulminante. Grazie Prof., e’ stata uno dei migliori insegnanti che abbia mai avuto. Francesco III-IV B 1993-94

  12. SILVIA TIBALDI

    Per tutti coloro che volessero commemorare la nostra cara prof. Serotti, comunico che sabato 26 gennaio, ore 10, al Righi avrà luogo una manifestazione in ricordo della prof. Serotti, con la presenza di colleghi ed ex-allievi. Più precisamente alle 10 in aula magna, la prof. Sturlese farà un intervento sulla sua vita. Io ci sarò sicuramente, spero di vedere anche tanti ex alunni della prof! Grazie.

    • Daniele Damiani

      Io ero in classe con Andrea e Gastone. Dalla maturità del 1978 ogni 5 anni ci troviamo per una cena in “ricordo” di quella fatta “prima degli esami di maturità” (antesignani del film).
      La Prof.ssa Serotti è stata di gran lunga la migliore (e in tutti i sensi) insegnante che ho avuto in tutto il ciclo di studi dalle elementari all’università.
      Per agevolare noi studenti nella comprensione del programma di matematica, decise di guadagnare ore da dedicare alle spiegazioni e concordò con noi e con la presidenza del Righi di fare i “compiti in classe” di pomeriggio. Non penso proprio che le venissero pagate quelle ore supplementari.
      Non solo. Dopo la maturità organizzò con il Prof. Ciampolini dell’Università di Bologna degli incontri, aperti a tutti gli studenti, volti a rinforzare la preparazione in matematica per chi si era iscritto a ingegneria e avrebbe dovuto affrontare l’esame di Analisi I.
      Se io mi sono laureato devo ringraziare anche la Prof.ssa Serotti che mi ha accompagnato per mano per i cinque anni di liceo e per il primo anno di università.
      Alle nostre cene di classe lei è l’insegnante che ricordiamo con maggior stima ed affetto. Quest’anno, alla cena di settembre, ci sarà un po’ di amarezza.

  13. stefano zanoli

    Cinque anni sempre in lotta per raggiungere il sei in matematica, compensando con qualche sette i corrispondenti cinque (anche questa è matematica………) non si dimenticano.
    Per fortuna in altre materie i voti erano più confortanti, e proprio la franchezza di giudizio della prof. Serotti mi aiutò a scegliere un percorso universitario e professionale piuttosto lontano dalla matematica.
    Che peraltro mai ho “odiato”, proprio perchè la prof. Laura Serotti ne comunicava l’essenza, e l’utilità, cercando di andare ben oltre la patina di freddezza che la materia, indubbiamente, manifestava ai primi approcci.
    La sezione “pilota” è stata per noi tutti una lezione di vita ed un percorso intenso che ci ha educato alla serietà ed al rigore nell’apprendimento, e dopo nella professione.
    Questa mattina nell’aula magna del Liceo Righi ci è stata ricordata non solo la prof. Laura Serotti che a fine anni sessanta (1969) ci insegnava a programmare un “calcolatore” a schede (“…. ragazzi, la sua sigla è arida e complicata, per brevità d’ora in poi diamogli un nome, e chiamiamolo Ugo…..”), che introduceva aggiornatissimi argomenti scientifici, e che negli anni settanta chiedeva agli studenti di esprimersi con termini tecnici non solo in italiano ma anche in inglese, ma anche una Laura Serotti che veniva multata per eccesso di velocità conducendo berline dal motore assai vivace, che sfidava amici e colleghi a biliardo, che adorava la natura, dalla montagna al mare ligure, che professava apertamente, come deve essere, la sua fede religiosa, ma senza imporla a nessuno, che ha lasciato un segno di amore indelebile nei suoi affetti amicali.
    Ed è sintomatico che lei stessa si fosse dovuta guadagnare l’accesso all’istruzione universitaria superando, ogni anno, l’ammissione da “privatista” alla classe superiore, perchè per mantenersi doveva anche lavorare.
    Una personalità certamente poliedrica, e per molti aspetti anche veramente originale, ma al di sopra di tutto una persona che ha trasmesso con efficacia valori esistenziali di alto profilo.
    Indimenticabile.
    Stefano Zanoli, “quinta B”, 1970/1971

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