L’AMORE DI UN “TALE VANNI” E IL RAPPORTO FRA FISICO E MENTALE

Nonostante tutti i manuali di filosofia della mente comincino con una sbrigativa dismissione dell’argomento modale di Cartesio, non credo che sia così ovvio che sia stato superato. Cartesio diceva che, benché da un lato si veda che il fisico e il mentale siano strettissimamente intrecciati, dall’altro essi sono fenomenologicamente molto diversi e non abbiamo nessuna ragione per ritenere che debbano stare sempre uno attaccato all’altro. L’argomento non dimostra che il mentale sia una sostanza indipendente dal fisico, ma solo che esso PUO’ essere una sostanza indipendente. Poi solo la fede e la grazia ti aiutano a credere in questa tesi. Per dimostrare che questo argomento è sbagliato dovremmo avere a disposizione un’ampia struttura di LEGGI scientifiche che connettano gli stati mentali a quelli fisici, compresi i fenomeni più complessi come la coscienza e il ragionamento. Di fatto abbiamo alcune leggi che mettono assieme le sensazioni e gli stati neuronali, altre che legano le emozioni e gli stati del sistema limbico, altre ancora riguardanti la memoria, ma siamo ben lontani dal dimostrare che quella parte della nostra mente che Aristotele e i medioevali chiamavano “intellettiva” sia necessariamente legata al cervello. Abbiamo sì molte correlazioni fra stati mentali superiori e stati cerebrali, ma le correlazioni statistiche non sono ancora leggi.

Ciò malgrado, in generale, nella scienza, a correlazioni statistiche ricorrenti corrisponde un nesso causale o ontologico, per cui è ragionevole supporre che, anche se non abbiamo prove forti, il mentale e il fisico, contro Cartesio, siano di fatto indissolubilmente legati. Fra le varie forme di fisicalismo oggi viene accettata soprattutto la teoria della sopravvenienza del mentale sul fisico, in accordo con la quale non è possibile che si diano due stati mentali diversi dato lo stesso stato fisico. Recentemente, però, mi è venuto in mente un argomento a favore della cosiddetta teoria dell’identità.

Prendiamo le mosse da un esempio. Un “tale Vanni” uomo innamorato telefona alla sua bella, la quale in realtà già da tempo ha deciso di lasciarlo. E poco dopo l’inizio della chiamata lei gli dice che lo lascia e che non vuole più vederlo. Vanni, dopo aver ascoltato quelle parole, prova un acuto dolore mentale e fisico, che si riverbererà nei mesi e negli anni in sofferenze che possono portarlo anche a malattie come la gastrite cronica. Analizziamo che cosa è successo. Le onde sonore prodotte dall’altoparlante del telefonino sono andate a sbattere contro il timpano, quindi trasformate in messaggi elettrici dal nervo acustico che afferisce alla neocorteccia riverberandosi poi in molte parti del nostro cervello seguendo strade che conosciamo solo in minima parte e che porteranno con sé quelle sensazioni di dolore. Qui abbiamo un chiaro nesso causale fra fenomeni mentali e un tutt’altro che chiaro nesso causale fra fenomeni fisici. Una possibile spiegazione di questo stato potrebbe essere che c’è sia una causalità mentale che una causalità fisica, ma questo mi sembra ci porterebbe a supporre una sorta di armonia prestabilita. Se manteniamo la sopravvenienza, diventa invece molto strano che quelle alterazioni del nervo acustico provochino in Vanni la sensazione uditiva delle parole della sua ragazza e la cascata di modificazioni nel suo sistema nervoso provochi tutti dolori e le sofferenze di cui abbiamo detto. In effetti questa situazione viene spiegata molto meglio dalla teoria dell’identità o dal monismo neutrale in cui stati mentali e stati fisici sono in un qualche senso la stessa cosa. Così si capisce come ci possa essere una spiegazione causale mentale di un processo che è però anche fisico.

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