OTHONOI

Vale la pena una visita all’isola di Othonoi, la più vicina all’Italia fra quelle greche. La sua storia è tutta all’interno, punteggiata di villaggi di pastori e coltivatori di ulivo (costretti dai veneziani), ora abitati solo d’estate da chi torna dall’America dove è andato negli anni Sessanta, facendo fortuna. E’ difficile comprare, perché nessuno vuole vendere, anche se molti casolari sono quasi abbandonati. Gli scorci all’interno sono splendidi: lunghe passeggiate fra due mari, all’ombra degli ulivi, dei cipressi e delle filliree giganti. La cima più alta è a 400 metri sul livello del mare. Impossibile o quasi trovare una cartina dell’interno, per cui bisogna costruirsi i percorsi chiacchierando qua e là, soprattutto con Elias (si pronuncia Ilias, perché nel neogreco la eta si legge i) che li conosce a menadito. Elias è dappertutto e anche Marinella, ospitali e gentili danno un tocco di simpatia a tutta l’isola. Gelide le acque del canale di Otranto, per cui è meglio avere con sé una muta. Spesso c’è il maestrale, per cui è fresco di giorno. Se cambia il vento, arriva una terribile afa, l’acqua si scalda e diventa però un po’ torbida; meglio maestrale e acqua gelida. Il fondale più bello che ho visto è quello della spiaggia dei Feche (Fichi). Thasos ha un ristorante di carne alla griglia e per 10 euro ti porta alla spiaggia di Calipso, solo però se l’acqua è calma, bellissima, dove c’è anche la grotta in cui si narra sia stato stregato Odisseo dalla dea. Arrivare a Othonoi non è facile e bisogna armarsi di pazienza, perché il tratto da Corfù è spesso agitato, per cui non sempre i due traghetti Alexandros e Pegasos partono: il primo da Corfù città – che merita una visita per la sua atmosfera veneziana – il secondo – più affidabile – da S. Stefano, al Nord. Pochissimi i turisti, al mare si è sempre tranquilli: la spiaggia più frequentata alle ore di punta ha non più di 10 persone. Unica la passeggiata che parte dalla marina e su una barriera di conchiglie sotto il pelo dell’acqua costeggia l’isola per più di un chilometro, con sguardi sui fondali colorati. Bisogna portarsi le scarpette da roccia. E poi c’è il Cafenion di Thasos, che è anche negozio, dove compri tutto, a prezzi non troppo bassi. La figlia di Thasos gentile e raffinata ti serve Frappè e Ouzo e il tempo passa nel dolce far nulla tipico del Sud dell’Europa.

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