BITBOL E L’EMERGENZA

Ho letto con un po’ di attenzione l’articolo sull’emergenza di Bitbol, che mi sembra sia in un certo senso un manifesto metodologico per il tipo di ricerche che volete intraprendere.

Primo passo. Anche se B non è del tutto esplicito, sembra che ci siano due forme di emergentismo standard, quella secondo cui le proprietà del composto, pur potendo essere diverse da quelle dei componenti, sono comunque totalmente determinate da questi ultimi. Questa è sostanzialmente quella che in letteratura è chiamata “sopravvenienza” e, pur non essendo una forma di riduzionismo, è tuttavia un’ontologia che non consente nessuna seria autonomia alle proprietà sopravvenienti, che in fondo sono epifenomeniche.  Nell’altra opzione ci si basa sul fatto che in modo sistematico nella scienza naturale le proprietà del composto non sono spiegabili nei termini delle proprietà dei componenti. Se ne deduce quindi che queste proprietà emergenti sono effettivamente autonome. Giustamente B critica anche questa seconda posizione perché è basata su un’inopinata inferenza dall’ignoramus all’ignorabimus, ovvero anche se oggi è vero che le proprietà emergenti non sono spiegabili da quelle soggiacenti non è detto che sarà così in futuro, per cui non è possibile sbaragliare così il riduzionismo.

Secondo passo. A questo punto B prende in considerazione alcuni argomenti standard in letteratura a favore dell’emergentismo forte. Il primo è quello della non linearità di alcune equazioni che porta a una estrema sensibilità rispetto alle condizioni iniziali e quindi a un indeterminismo epistemico, cioè a un’impossibilità di prevedere. Giustamente B risponde che di nuovo questa impossibilità epistemica non garantisce un antiriduzionismo ontologico.

Poi B prende in considerazione una prospettiva che non conosco basata sulle leggi della complessità e quindi non ho capito molto. Ma egli stesso considera quella strada incapace di confutare il riduzionismo. Non mi è chiaro perché non valuta anche l’argomento che prende le mosse dalla non linearità di alcune leggi all’impossibilità di individuare degli elementi soggiacenti che le realizzino. Probabilmente risponderebbe come negli altri casi che è solo un emergentismo epistemico.

Terzo passo. B prende in considerazione la meccanica quantistica, che conosce bene. Qui nota che alcuni hanno argomentato a favore dell’emergentismo prendendo le mosse dall’entanglement. E’ vanto del nostro modesto gruppo di Urbino di aver messo a punto quello che è il miglior lavoro a oggi sull’argomento e che vi allego. In effetti nell’entanglement sussiste una violazione della sopravvenienza delle proprietà in un senso tecnico. B comunque mette da parte l’idea di argomentare a favore dell’emergentismo sulla base della MQ riferendosi a un argomento che trovo del tutto convincente, cioè che non abbiamo di fatto una buona interpretazione realistica di questa teoria, che probabilmente a tutt’oggi è solo una macchina per fare i conti che di fatto ci fornisce solo informazioni indirette e insicure su come è fatto il mondo.

Quarto passo. Fino a qui l’argomentazione di B è sottile e convincente. Dopo di che egli argomenta a partire dalla teoria quantistica dei campi a favore di una sostanziale groundless del mondo, cioè di fatto se interpretiamo alla lettera l’ontologia che emerge dalla teoria dei campi il mondo al fondo non sembra essere costituito da particelle fondamentali. A partire da questa constatazione B si allarga alla conclusione che se vogliamo trovare un buon concetto di emergenza dobbiamo abbandonare l’impostazione ontologica. E rivolgerci verso un atteggiamento più relazionista basato su nozioni che contemplano non solo sempre delle relazioni nel mondo, ma anche delle relazioni con il soggetto.

Penso che pochi possano accettare questo passaggio. Prima di tutto perché c’è un’incoerenza nell’argomento di B: se non hai accettato un’emergenza proveniente dalla MQ, perché adesso accetti questa groundless senza problemi? Non avevi detto che la MQ non può essere interpretata realisticamente e quindi è una teoria che non ci può dire fino in fondo come è fatto il mondo? In secondo luogo, l’impostazione di B va verso una larvata forma di idealismo. Fra 4,5 miliardi di anni il Sole sarà una gigante rossa e qui sarà un caldo boia. Con ogni probabilità sulla Terra non ci sarà nessun essere senziente. Ciò malgrado sono convinto che qui i moti dei pianeti seguiranno il loro corso stabilito dalle leggi della fisica classica. Ne segue che questa idea di un relazionismo universale che coinvolgerebbe anche il soggetto mi sembra infondata. Che poi la soggettività sia un grande problema per ogni forma di riduzionismo è senz’altro vero, ma questo, di nuovo, è un fatto epistemico.

Quinto passo. Trovo del tutto oscuri i riferimenti al Buddismo. Più chiari, invece, i riferimenti a von Wright. Quest’ultimo ha proposto una sottile interpretazione della causalità, basata sul fatto che non capiremmo da dove deriva l’asimmetria fra causa ed effetto se non coinvolgessimo in modo essenziale la nozione di azione. In pratica causa è ciò in cui è presente un elemento soggettivo, cioè un soggetto che agisce. Da qui salta fuori la possibilità di parlare concretamente di una top down causation non ontologica.

Il mio problema qui è che benché l’impostazione di von Wright sia molto affascinante non è sostenuta da nessuna teoria empirica, per cui ha tutta l’aria di essere un’elegante illazione metafisica.

Concludendo:

  1. B come d’uso argomenta con sottigliezza e competenza.
  2. B usa massicciamente le scienze empiriche per le sue tesi metafisiche e questo è sacrosanto.
  3. L’insieme, però non sta in piedi, perché la groundless basata sulla teoria dei campi è troppo vaga e insicura e la nozione di causalità di v.Wright è infondata.
Annunci

3 commenti

Archiviato in FILOSOFIA DELLA SCIENZA

3 risposte a “BITBOL E L’EMERGENZA

  1. Credo di capire quanto scrivi e, per quanto di mia modesta competenza, hai ragione. Ti prego di leggere questo mio,scritto e dirmi se, nell’ambito delle scienze economiche e sociali che formano l’oggetto del mio interesse, il contenuto rispecchia il tuo pensiero e se, per mia improntitudine, ho scritto qualche corbelleria.
    http://pibond.blogspot.it/p/etica-senza-ontologia.html

  2. daniela

    Leggendo l’articolo mi è ventuta in mente la famosa domanda Zen: un albero che cade e non c’è nessuno fa rumore?

    Secondo il prof.Galimberti in una lezione di Filosofia morale: il rumore è rumore indipendentemente se c’è qualcuno che ascolta.

    Però mi sembra più interessante quanto ci sta dicendo il prof. Sanders nelle sue lezioni di Letteratura Tibetana, a Lingue Orientali di Ca’ Foscari : secondo il buddismo l’ignoranza è fare distinzione fra soggetto ed oggetto, fra percepiente e percepito essendo due fattori coemergenti.
    Anche se è tutto da dimostrare scientificamente.

    • Io mangio il pollo. Il pollo mangia me. Credo che anche il pollo capisca che c’è distinzione. C’è anche distinzione nel dire: io “accompagno mio fratello” e “mio fratello accompagna me”. Credo che si tratti di trovare un atto in cui soggetto e oggetto possano scambiarsi senza variazione di significato. Tuttavia penso di interpretare l’enunciato dell’ignoranza non riferendolo alla correlazione diretta tra soggetto e oggetto, ma alle interdipendenze che sussistono tra soggetti e gruppi di oggetti ad essi correlati e viceversa, il tutto per individuare la parte attiva e la parte passiva. Si tratterebbe di un’esercitazione da svolgersi con metodo scientifico importante sul piano etico. Furbi, quei tibetani! Ci dicono cos’è l’ignoranza e noi capiamo cos’è la conoscenza! Grazie Daniela.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...