LE IDEE CHIARE SULL’ILVA!

Sintomatico il modo di reagire di molti italiani alla situazione ILVA. In quel contesto si scontrano, come spesso capita nelle cose umane, due esigenze fondamentali e incompatibili: da un lato la produzione di ricchezza e benessere, dall’altro la salute. Come sempre in questi casi, la prima cosa da fare sarebbe avere dubbi e sospendere il giudizio, mentre invece molti sono stati pronti a sparare a zero sulla scelta del Governo. Magari quella proposta non è la soluzione migliore, ma ci vorrebbe un po’ di pazienza e dei buoni argomenti per dimostrarlo.

Primo esempio: Travaglio attacca senza mezzi termini il Governo e difende la magistratura. Nelle sue argomentazioni, tutte basate sulle carte del processo che ha portato a chiudere l’ILVA, non prende minimamente in considerazione il testo del decreto. Né tanto meno l’ovvia ragione pubblica che lo motiva, cioè l’immenso danno economico per la zona e l’indotto.

Altro esempio. Nel sito Giornalettismo, luogo della sedicente sinistra, troviamo questo pezzo, in cui si legge che “Il risultato è stato agghiacciante: vivere intorno allo stabilimento dell’Ilva significa contrarre il tumore a tassi più elevati della media italiana. Negli ultimi 13 anni sono morte quasi 400 persone di tumore, sopratutto ai polmoni, che vivevano o lavoravano all’Ilva.” Esempio perfetto di quella che gli psicologi cognitivi chiamano la “fallacia della mancanza del termine di paragone”. In Italia ogni anno muoiono circa 100mila persone di tumore, la zona di Taranto è densamente popolata, per cui l’affermare che sono morte 400 persone negli ultimi 13 anni è un dato poco significativo. Subito dopo si legge: “la mortalità infantile è superiore tra il 30 ed il 50% alle altre zone della Puglia. ” Questo è uno splendido esempio della fallacia dello scambiare il relativo con l’assoluto. 30-50% sembra una cosa enorme. Però si consideri questo esempio: L’anno scorso nel Liceo Righi sono stati respinti alla maturità 5 studenti su 1000, quest’anno 8 su 1000. Si noti che il cambiamento dall’anno scorso a quest’anno è maggiore del 50%. Nessuna persona seria lo considererebbe però un aumento statisticamente significativo. Arriviamo subito dopo al culmine: “I bambini nascono già con il cancro, ereditato dalla madre”. Poche forme di cancro hanno origine virale e non certo quella causata dal benzopirene, tipica della zona ILVA, per cui non si capisce come le madri possano contagiare i propri figli in grembo di questa malattia. Qui accanto alla tragedia dell’ILVA, stiamo vivendo la tragedia della disinformazione e della faziosità. Questo certo non significa che l’ILVA non inquini, ma che chi avrebbe voluto informarci sull’argomento non ci è riuscito.

Incontro amici e leggo su FB di gente che con assoluta sicumera condanna il Decreto del Governo. Non so che cosa pensare, se non che siamo un popolo di ignoranti e presuntuosi.

 

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