GRAMSCI E IL MINOR MALE

ANTONIO GRAMSCI, Quaderni dal carcere,
ed. critica a cura di Valentino Gerratana, Einaudi, Torino, 1993.
Q. 16 (1933-34) ARGOMENTI DI CULTURA I°,
Il male minore o il meno peggio, p. 1898.
Il male minore o il meno peggio(da appaiare con l’altra formula scriteriata del “tanto peggio tanto meglio”). Si potrebbe trattare in forma di apologo (ricordare il detto popolare che “peggio non è mai morto”). Il concetto di “male minore” o di “meno peggio” è dei più relativi. Un male è sempre minore di uno susseguente maggiore e un pericolo è sempre minore di un altro susseguente possibile maggiore. Ogni male diventa minore in confronto di un altro che si prospetta maggiore e così all’infinito. La formula del male minore, del meno peggio, non è altro dunque che la forma che assume il processo di adattamento a un movimento storicamente regressivo, movimento di cui una forza audacemente efficiente guida lo svolgimento, mentre le forze antagonistiche (o meglio i capi di esse) sono decise a capitolare progressivamente, a piccole tappe e non di un solo colpo (ciò che avrebbe ben altro significato, per l’effetto psicologico condensato, e potrebbe far nascere una forza concorrente attiva a quella che passivamente si adatta alla “fatalità”, o rafforzarla se già esiste). Poiché è giusto il principio metodico che i paesi più avanzati (nel movimento progressivo o regressivo) sono l’immagine anticipata degli altri paesi dove lo stesso svolgimento è agli inizi, la comparazione è corretta in questo campo, per ciò che può servire (servirà però sempre dal punto di vista educativo).

Il ragionamento di Gramsci contro la politica del male minore sembra essere questo:

1. Se c’è un male minore, questo significa che esso è minore rispetto a un altro male, che è maggiore, il quale, a sua volta è minore di un altro e così via.

2. Dunque il male minore va inserito in una serie di mali uno peggio dell’altro.

3. Tale serie di mali è causata da un movimento regressivo guidato da una forza efficiente.

4. Occorre quindi contrapporsi a questa forza e quindi alla politica del male minore, che è solo un progressivo adattamento a un processo regressivo.

5. Un modo possibile è quello di capitolare del tutto, che potrebbe servire a creare una forza progressiva per l’effetto psicologico dirompente.

6.  Sono comunque i capi che devono scegliere se capitolare del tutto o se rispondere in altro modo al movimento regressivo.

Il punto debole del ragionamento è il 3. E’ vero che nella storia a volte capita che ci sia un movimento regressivo. Un esempio lampante è l’Italia degli ultimi 20 anni, ma la maggior parte delle volte tale movimento non è guidato da nessuno, ma è semplicemente causato da una serie di comportamenti inadeguati o da cause lontane. Nella fattispecie dell’Italia la regressione è causata dall’arrivo sul mercato globale di nuove forze competitive e dall’incapacità di noi italiani a comprendere l’importanza della scienza e dell’innovazione, sia dei cittadini, sia soprattutto degli imprenditori. Ci possono essere altre cause, ma di certo non c’è una forza antagonista.

Il punto 3. è un modo primitivo di ragionare, cioè quello del capro espiatorio. Come i topolini del famoso esperimento a cui veniva somministrata una scossa elettrica subito dopo aver ricevuto e mangiato il formaggio, i quali smisero di mangiare, perché pensavano che quella fosse la causa della scarica elettrica.

In realtà le cose capitano, anche i movimenti regressivi, e le loro cause sono estremamente articolate e difficili da determinare.

Nel ragionamento di Gramsci colpisce anche il fatto che egli associ il principio del minor male alla “scriteriata formula” del “tanto peggio tanto meglio”. Dopo di che preferisce il tanto peggio, cioè la capitolazione totale, piuttosto che quella parziale, abbracciando proprio il principio del tanto peggio.

Disturba anche la surrettizia introduzione, come al solito, delle avanguardie, dei capi. Un pensiero profondamente antidemocratico.

Checché se ne dica oggi Gramsci non può essere un buon punto di partenza.

 

 

Annunci

1 Commento

Archiviato in FILOSOFIA POLITICA

Una risposta a “GRAMSCI E IL MINOR MALE

  1. Ha ragione Gramsci, in politica (che è, parafrasando Clausewitz, il proseguimento della guerra con altri mezzi) a volte è più opportuno capitolare che seguire il nemico dove vuole lui. E’ evidente, come è evidente che solo chi ha la responsabilità e la posizione di comando può decidere a che punto è la battaglia. Mai visto un esercito che fa un referendum su come andare avanti. Le accuse di autoritarismo sono francamente puerili. Il “capo” è coli che ha la responsabilità dell’azione politica, nessuno ha detto che deve essere imposto con metodi anti democratici, si sta dicendo che una volta che c’è un capo, a lui spetta la responsabilità dell’azione.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...