IL LAVORO DI GRUPPO

Per far sì che un gruppo di lavoro proceda è fondamentale che i suoi membri e soprattutto il coordinatore siano molto rapidi nell’ammettere i propri errori. Se qualcuno dice A, e subito dopo qualcun’altro mostra che A non va bene, non bisogna intestardirsi su A. Occorre invece mettere da parte l’amor proprio e accettare subito che A è sbagliato. E’ molto difficile, perché ci si rimane molto male quando qualcuno ti fa notare che hai sbagliato o che la tua opinione è errata.

Un effetto tragico che in passato mi è capitato di vivere spesso – per fortuna adesso molto meno – è quando qualcuno dice A, qualcun’altro prova a confutarlo con un argomento sballato e tutti danno ragione a quest’ultimo per antipatia nei confronti del primo o per qualche altro bias emotivo. In questo modo alla fine la maggioranza decide in modo errato e porta il gruppo rapidamente al fallimento. La cosa incredibile è che anche dopo il completo fallimento, quelle stesse persone che avevano abbracciato il punto di vista sbagliato spesso non sono in grado di rendersene conto. E’ molto più facile trovare argomenti sofistici a favore della propria opinione errata che cambiarla.

A questo mio discorso si potrebbe obbiettare che presuppone una chiara distinzione fra argomenti sbagliati e argomenti corretti, che da sempre molti mettono in discussione. E’ chiaro che c’è una significativa compagine di argomenti che non sono chiaramente sbagliati o chiaramente corretti; lo sbaglio della ragione in questi casi è proprio non rendersene conto. Bisogna invece muoversi appunto dal fatto che la questione è indecidibile. Resta il fatto che in moltissimi casi, invece, la differenza fra argomenti sbagliati e corretti è lampante. E’ tipico del pensiero antidemocratico, antiliberale, populista e fascistoide negare l’uso della ragione sostenendo la sua inapplicabilità.

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1 Commento

Archiviato in FILOSOFIA POLITICA

Una risposta a “IL LAVORO DI GRUPPO

  1. L’inapplicabilità della ragione nel giustificare una decisione è il contraltare del pretendere che gli atti da compiere sono solo quelli da assumere su base razionale. Nel primo caso le decisioni portano il gruppo allo sfascio; nel secondo, il gruppo non raggiungerà gli obiettivi prefissati per inanizione.
    Ogni gruppo deve essere formato da persone che hanno conoscenze sulla materia trattata e coscienza di operare con criteri di ragionevolezza. La ragionevolezza è cosa diversa dalla razionalità.

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