GAZZANIGA E LA DOWNWARD CAUSATION

Nell’ultimo libro Michael Gazzaniga, neuropsicologo, allievo di Roger Sperry, affronta il problema del libero arbitrio alla luce delle recenti scoperte neuropsicologiche. Il volume è gradevole, ma come per molte altre sue cose, decisamente superficiale. Resta il fatto che Gazzaniga ha cambiato idea rispetto alle sue antiche posizioni riduzionistiche, andando anche oltre il maestro, che era sostenitore di un monismo non riduzionista. Gazzaniga oggi non solo accetta il dualismo delle proprietà, cioè l’esistenza del mentale, ma si avventura anche in possibili ipotesi di downward causation.

Leggere il capitolo sul libero arbitrio mi ha fatto venire questa pensata.

Quando noi trattiamo un qualsiasi argomento di scienza naturale siamo costretti a introdurre degli “atomi”, cioè degli insiemi di proprietà che caratterizzano un individuo e lo rendono in parte indipendente rispetto al suo ambiente. Come diceva Platone, “Tagliare la natura nei suoi giunti, come fa il macellaio con l’animale morto.” Tale operazione è comunque per forza di cose in parte un’astrazione, perché quell’insieme di proprietà non esaurisce l’essenza di quell’individuo a un certo istante.

Facciamo un modellino. L’individuo I1 all’istante t1 viene caratterizzato dalle proprietà P11…P1j. Poniamo per ipotesi che abbiamo trascurato le proprietà P1j+1….P1n, dove n potrebbe essere anche infinito. L’individuo I fa parte di un sistema composto da I1….Im dove m può essere anche molto grande. Ipotizziamo anche che gli individui I1…Im sono gli individui dimensionalmente più piccoli della nostra attuale scienza della natura. Questi individui tutti assieme vanno a costituire ad esempio l’individuo più grande M.

A questo punto l’ipotesi della sopravvenienza afferma che le proprietà G1……….G0 al tempo t1 di M sono determinate dalle proprietà P di tutti gli I. Da tutte, però, non solo da quelle che siamo in grado di prendere in considerazione.

A questo punto potremmo formulare così la legge di causalità: le proprietà P al tempo t2 sono causate dalle proprietà P al tempo t1. Non ci addentriamo nel difficile compito di stabilire che cosa significhi “sono causate”. Allora la Downward causation sarebbe che esistono proprietà P al tempo t2 che non sono causate dalle P al tempo t1, ma da una o più delle G al tempo t1.  Sappiamo che questo accade abbastanza spesso. Ad esempio nel bell’esempio di Sperry: una ruota è costituita di molecole, ma se la ruota rotola giù da una discesa, per spiegare il moto delle molecole dobbiamo prendere in considerazione il moto della ruota e non viceversa.  Dunque la downward causation nella spiegazione scientifica è abbastanza comune. E anche Gazzaniga lo ribadisce con forza.  L’applicazione della sopravvenienza, però, ci porterebbe a dire che le proprietà G al tempo t2 di M sono del tutto determinate dalle proprietà P al tempo t2. Dunque se non c’è downward causation, cioè violazione di quella che abbiamo chiamato “legge causale”, le proprietà G al tempo t2 sarebbero del tutto determinate dalle proprietà P al tempo t1, quindi non avrebbe senso parlare di libero volere se non in senso compatibilista.

Il punto è che noi non siamo in grado di fare scienza tenendo conto delle eventualmente infinite proprietà P. Anzi potrebbe anche essere che la nozione stessa di proprietà non sia de tutto adatta a descrivere la natura, per cui comunque negli individui I restano dei poteri causali che non sono colti dalle proprietà P1…Pj su cui stiamo lavorando. E’ quindi possibile che la downward causation dipenda da questa incompletezza degli individui I.

In pratica noi non sappiamo se la downward causation è ontologica o epistemologica. Potrebbe essere che tutti gli effetti di violazione della sopravvenienza o della legge causale siano causati dall’incompletezza della nostra descrizione degli oggetti di base. Può anche essere che sia vero il contrario.

 

 

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Una risposta a “GAZZANIGA E LA DOWNWARD CAUSATION

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