NO I SOLDI ALLE PARITARIE

Il 26 maggio a Bologna si vota per il referendum CONSULTIVO riguardo a come utilizzare circa 1 milione di euro del Comune che viene erogato alle scuole paritarie.

Innanzitutto le fonti giuridiche rilevanti: Art. 33 e 34 della Costituzione, poi la legge 62 del 2000 sulla parità e infine l’art. 118 della Costituzione sulla sussidiarietà. La legge 62 estende l’interesse dello Stato alla scuola dell’infanzia. Infatti prima la Costituzione garantiva solo gli 8 anni delle elementari e medie. Parimenti favorisce le scuole paritarie. Qui occorre distinguere fra scuole STATALI e PUBBLICHE. Tutte le scuole paritarie sono pubbliche, anche se non statali, nel senso che svolgono una funzione di interesse generale, in quanto rispettano certi parametri, proprio perché parificate.

Mi sembra che non sia del tutto chiara la liceità di finanziarie le scuole parificate, visto che la costituzione dice espressamente “senza oneri per lo stato“. Mi sembra che ci sia non dico una contraddizione, ma certamente una tensione fra l’articolo 33 e il nuovo 118 che stabilisce che lo stato, i comuni ecc. possono favorire cittadini che si costituiscono in associazioni che svolgono un servizio pubblico. D’altra parte la legge 62 ha comunque fornito il quadro legislativo per il finanziamento alle paritarie che negli anni è aumentato. Anche questa legge sembra ai limiti della costituzionalità.

Di questi soldi a Bologna ne usufruiscono soprattutto le istituzioni cattoliche.  Per questo il PD che ha dentro un’anima cattolica, si è schierato a favore dei soldi alle paritarie. Il referendum di fatto è solo l’espressione di un’opinione, cioè è consultivo. Ha però un valore simbolico, nel senso che chi vota B esprime una contrarietà generale al finanziamento alle scuole paritarie.

Si tenga anche conto che In Italia, come risulta dal rapporto OCSE sull’istruzione, la scuola paritaria è decisamente peggiore di quella pubblica.

Non sono del tutto sicuro che questo milione di euro a favore delle paritarie sia speso male, nel senso che di certo con quei soldi non si possono creare i 1700 posti che di fatto le non statali forniscono. Quest’anno sono rimasti fuori circa 400 bambini, che di fatto non si sono neanche iscritti alle paritarie, che avevano ancora 200 posti liberi circa.

La scelta A, cioè contro il dare alle paritarie il milione di euro, è sostenuta soprattutto da partiti con tradizione antidemocratica, come SEL e Casapound, il che non è un buon viatico.

In generale, comunque penso che voterò A, poiché anche il quadro legislativo della 62 mi sembra poco convincente, non tanto nell’estensione del diritto allo studio, quanto nel tentativo di aggirare il dettato costituzionale “senza oneri per lo stato”. Infine la scuola pubblica in Italia, oltre a essere migliore di quella paritaria in Italia, è anche un luogo, forse uno dei pochi rimasti, dove i ragazzi di diversa provenienza sociale si mescolano effettivamente.

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2 commenti

Archiviato in POLITICA, SOCIETA'

2 risposte a “NO I SOLDI ALLE PARITARIE

  1. Pierluigi

    Caro Enzo,
    ti ringrazio per questo post chiaro che mi ha fatto capire meglio la questione,
    Indipendentemente dall’esito, io spero che il referendum veda tanti andare alle urne. Penso, infatti, che sebbene esso sia solo consultivo, sia su queste cose che si misura la cittadinanza e il parteciparne.
    1 milione di euro andrebbero spesi con grande cura perchè potrebbero fare la differenza. Forse andrebbero dati a scuole che si sottopongano a valutazioni periodiche di qualità e risultino le migliori nel fornire progettualità, formazione, integrazione culturale ecc. O li userei per finanziare prestiti d’onore … che in Italia stentano a partire. Ma forse tutto questo non è burocraticamente possibile.

  2. Corrado

    La Costituzione è vero che dice espressamente “senza oneri per lo Stato”, ma qui mi pare stiamo parlando del Comune, non dello Stato.

    Che Comune e Stato siano cose diverse lo dice la stessa Costituzione, art. 114.

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