MODIFICHIAMO L’ARTICOLO 1 DELLA COSTITUZIONE

L’art. 1 della Costituzione italiana recita “L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro”. Dietro ci sta l’idea hegeliana secondo cui “lavoro” è plasmare la realtà naturale in accordo con un’idea. Che questo sia un valore di grande importanza è indubbio. Nella Costituzione americana, invece, fin dall’inizio si stabilisce che lo scopo della carta è “to form a more perfect Union, establish Justice, insure domestic Tranquility, provide for the common defence, promote the general Welfare, and secure the Blessings of Liberty to ourselves and our Posterity.” Da cui si vede che lo scopo è soprattutto politico, cioè una buona convivenza civile.

Entrambe le prospettive mi sembrano poco convincenti. Il lavoro è importante, ma più importante ancora è la conoscenza, senza la quale il lavoro sarebbe impossibile. Quindi è da lì che prenderei le mosse. Per contro promuovere la giustizia, la tranquillità e il benessere va bene, ma a qual fine? Ognuno persegue i propri progetti e una carta costituzionale dovrebbe garantire una compatibilità fra questi comportamenti, tuttavia occorre almeno un valore comune, altrimenti la carta è solo uno strumento. La costituzione italiana ha il vantaggio che un valore lo sancisce, cioè il lavoro. Ma questo non può essere il valore supremo e a tutti comune. Perché non scrivere, invece, che “l’Italia è una Repubblica fondata sulla ricerca della conoscenza”? La ricerca della conoscenza è più fondamentale del lavoro, più innocua, non modifica la realtà, quindi non la peggiora, è un piacere che non toglie nulla agli altri, mentre il lavoro, come ben sappiamo, è un bene che può diventare molto scarso. La ricerca della conoscenza è infine l’attività più complessa e ricca che l’uomo è in grado di realizzare.

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4 risposte a “MODIFICHIAMO L’ARTICOLO 1 DELLA COSTITUZIONE

  1. L’Italia è una Repubblica formata da cittadini consapevoli di esistere.

  2. Uscirei dalla logica di un articolo enunciativo e monoprincipio, considerato che coesistono principi di pari dignità etica e logica, e opterei per un articolo polinormativo da ritenersi assolutamente prioritario in ogni sua parte. Ecco la mia proposta che da tempo vado proponendo:
    COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA

    PRINCIPI FONDAMENTALI

    Art. 1 – DELLA DIGNITA’, DELLA LIBERTA’ E DELLA FELICITA’ DELLA PERSONA

    1 – L’ Italia è una Repubblica Democratica indivisibile fondata sul riconoscimento e sulla tutela della dignità e della libertà dell’ essere umano intese come integrità fisica e morale, e come sue condizioni essenziali, necessarie, naturali e suoi limiti inviolabili.

    2 – Tutti gli atti e i provvedimenti, cautelari, sanzionatori, economici, personali, afflittivi, restrittivi o limitativi della libertà della persona, anche in caso di massima sicurezza, sono illegittimi e inefficaci se la loro esecuzione avvenga in violazione o in affievolimento della sua dignità umana. Allo stesso modo, non possono essere eseguiti con aggravamento di ulteriori sofferenze fisiche o morali. Ove già iniziata, l’ esecuzione, in ogni caso, si intende sospesa in qualunque sua fase e grado, sino al ripristino delle condizioni di cui al 1°comma.

    3- Di ogni violazione, ancorché omissiva, rispondono in solido e personalmente il disponente, l’ autore, i custodi, coloro che sono tenuti ai necessari controlli e lo Stato; quest’ ultimo con diritto di rivalsa per l’ intero verso i primi, salvo che non risulti il loro formale dissenso o una loro diversa graduazione di responsabilità.

    4 – In favore della sicurezza, della dignità, della libertà e della compatibilità ambientale delle vittime e di coloro che corrano concretamente il pericolo di reati, dei loro familiari, oltre che della protezione dei loro beni, vanno adottati legittimi provvedimenti restrittivi per le adeguate tutele anche preventive e garanzie, prevalenti sui diritti soggettivi ed interessi dell’ autore o del possibile autore del temuto illecito.

    5 – La Repubblica dichiara espressamente la illegittimità della tortura in ogni sua forma fisica e spirituale e la nullità di ogni esito ottenuto mediante la stessa.

    6 – Il perseguimento della felicità, come progressione dell’ appagamento materiale e spirituale della personalità umana, è libero e non può essere sottoposto a vincoli o ostacoli.

    7 – Nessuno è tenuto a subire violazioni o a dare esecuzione alle disposizioni che comportino violazione dei suddetti principi fondamentali costituzionali.
    E’ diritto e dovere della persona la resistenza all’oppressione e alla inosservanza degli stessi da parte dei pubblici poteri.

    • Molti enunciati da lei proposti nella prima parte, li considererei nella seconda parte della costituzione, laddove si sanciscono i diritti e i doveri dei cittadini e i principi generali sui quali fondare la legislazione. La prima parte della costituzione, secondo me, deve riguardare il cittadino come “Persona libera di esistere coltivando il sentimento inviolabile di possesso di tutto ciò che fa produce e dispone, nell’ambito di una società in cui la religione e la cultura, intese come motori della solidarietà sociale, vive e prospera sotto forma di offerta non condizionata da vincoli politici, giuridici, sociali ed economici, e dove tutti sottostanno all’etica che operatori e fruitori condividono e considerano essenziali al vivere civile nel più generale rispetto della libertà di tutti” . Abbandonerei un discorso della felicità perché trattasi di un sentimento esclusivamente individuale e prevederla in un testo di legge significherebbe imporla. C’è che si crede felice nella merda e se questo sentimento non reca danno a terzi, nessuno può imporgli di non esserlo. Il concetto è esposto al punto 6. del testo che propone, ma io penso che non sia il caso di menzionarla anche perché a qualcuno potrebbe proporre un felicitometro costruito sul consumo di proteine e aminoacidi paragonato alla vendita di oggetti religiosi.

  3. Grazie per il riscontro. Ho volutamente assunto a principi generali quelli enunciati e ho preferito un lessico scarno, diretto, disambiguo (possibilmente), comprensibile a quisque de populo. La mia lunga esperienza di giurista operativo sconsiglia vivamente di usare concetti ampi, polisemantici, per non alimentare la voracità interpretativa della Consulta e della Cassazione, ormai insaziabile e volitante, che si pone come potere verticistico, uber alles, su ogni altro organo costituzionale. L’ incertezza del diritto non va incoraggiata.
    Per il resto sarei disponibile ad un esame, comma per comma, sempre che ci si muova su un piano di minime teorizzazioni e con la onnipresente prospettiva di fattispecie concrete.
    Quelli che ho enunciato rivoluzionano l’ attuale assetto della nostra Carta ma occorrerebbe prescindere da questo retaggio e procedere come se la scrivessimo per la prima volta, facendo tesoro degli errori (da vaghezza), delle carenze e dai gap cronologici.
    Mio punto di vista liberale, ovviamente. Grazie comunque.

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