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IL RELATIVISMO DECOSTRUITO

Uno degli argomenti più forti, se non addirittura l’argomento più forte a favore del relativismo cognitivo o morale è che molto spesso persone diverse hanno opinioni morali e credenze diverse. Non solo, tali opinioni sembrano adeguatamente giustificate. In realtà quest0 capita, ma molto raramente. E i casi in cui accade sono assai interessanti per la riflessione. Invece la maggior parte delle volte si scopre che l’opinione diversa non poggia su una buona giustificazione, ma solo su un’emozione diversa. Ovvero i due contendenti hanno opinioni diverse perché hanno emozioni diverse e non perché hanno buone giustificazioni diverse. Ad esempio Gigi afferma che Carlo è un filibustiere, mentre Marina sostiene che è una brava persona. Poi se chiedi loro perché scopri che Carlo ha aiutato Marina e danneggiato Gigi. In altre parole sia Gigi che Marina, per giudicare Carlo, non hanno messo in campo i loro argomenti, ma i loro interessi!

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RIDUZIONISMO

Innanzitutto poniamo una differenza fra il mondo dei concetti, chiamiamolo epistemico e quello degli oggetti, chiamiamolo ontico. Poi va distinto l’eliminazionismo, il riduzionismo e la sopravvenienza. Faccio un esempio: il flogisto è stato eliminato come ente dalla scienza, mentre per Boltzmann la temperatura non è stata eliminata, ma ridotta al moto molecolare. Cioè temperatura e moto molecolare sono la stessa cosa. Infine la liquidità dell’acqua a temperatura ambiente, cioè il fatto che essa oppone resistenza 0 alle forze di taglio, è una proprietà sopravveniente rispetto alla struttura chimico-fisica dell’acqua, cioè è una proprietà nuova, non riducibile, ma del tutto determinata. Quindi ci saranno almeno tre tipi diversi di riduzionismo  epistemico e due ontico.

A questo punto ti propongo delle ragionevoli definizioni filosofiche:

 

Se i concetti di una teoria T1 sono equivalenti logicamente, cioè è possibile costruire delle formule del tipo sse, ad alcuni della teoria T2, allora si dice che la teoria T1 è E-ridotta identicamente alla teoria T2.

 

Se i concetti di una teoria T1 sono deducibili logicamente, cioè è possibile costruire delle formule del tipo se…allora.., ad alcuni della teoria T2, allora si dice che la teoria T1 è E-ridotta con sopravvenienza alla teoria T2.

 

Se la teoria T2 spiega tutto quello che spiega T1 e in più altre cose, non utilizza alcun concetto di T1 e non sussiste relazione logica con T1, allora T2 E-riduce eliminativamente T1.

 

Quello che però a noi interessa è il riduzionismo ontico.

 

Se l’insieme di oggetti o contiene tutti gli individui necessari a comporre l’insieme degli oggetti O without gap and without overlap e le proprietà e le relazioni che vigono fra gli O sono equivalenti ad alcune di quelle che vigono fra gli o, allora O si O-riduce identicamente a o.

 

Se l’insieme di oggetti o contiene tutti gli individui necessari a comporre l’insieme degli oggetti O without gap and without overlap e le proprietà e le relazioni che vigono fra gli O sono determinate da quelle di quelle che vigono fra gli o, allora O si O-riduce con sopravvenienza a o.

 

Ovviamente ci sono molte altre sottigliezze, ma roba da filosofi segaioli. Quando lavori da fisico questi 5 concetti non dovresti mai confonderli.

 

E’ chiaro che le scienze ci forniscono informazioni solo sugli E-riduzionismi. Come facciamo allora ad avere informazioni sugli O-riduzionismi? Semplice usiamo quella che i filosofi chiamano Inference to the Best explanantion.

 

Se la teoria T1 è la migliore che abbiamo per gli oggetti O e T2 la migliore che abbiamo per gli oggetti o, e T1 è E-riducibile identicamente (con sopravvenienza) a T2, allora abbiamo buone ragioni per ritenere che O si O-riduce identicamente (con sopravvenineza) a o. Se invece T2 E-riduece eliminativamente T1, allora semplicemente abbiamo buone ragioni per ritenere che gli oggetti O non esistono.

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POLITE MATHEMATICAL FUNCTIONS

I am not a historian of mathematics, but reading Penrose’s book The road to reality I understood a conceptual point that deserves attention. At the beginning of nineteenth century Fourier proved that an infinite sum ( a series) of harmonic functions could give rise to a non continuous periodic function, that is to a square wave. Here you can see practically how this works. Surely this was not sufficient to cause the passage from an algebraic representation of the notion of function to an insiemistic one. Penrose speaks of a well-educated function. In nineteen mathematics well-educated function were polinomial and harmonic functions. Now a function is a set of couples from a domain to a range with the constrain that not two members of the range could be associated to the same memeber of the domain. It seems that the proof that infinite sums of well-eductaed functions in the old sense result in a non well-educated function, opened the way to an enlargemet of the concept of politeness of functions.

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HUMANISTIC DEPARTMENTS

I was educated in a family where natural sciences were a fundamental value, so that when I had the intention to abandon the study of chemistry of biological molecules, of which I was very fond during the years of my secondary school, in order to begin the graduate studies in philosophy, my parents disagree altogether with my choice. Anyway during my graduate studies I continue to learn natural sciences and mathematics, but with the feeling that there is a different kind of knowledge, more essential then the naturalistic one. When I was preparing my admission to the PhD program, I was strongly impressed by Wundt’s statement that natural sciences are based on models, whereas psychology attempts a direct knowledge of phenomena. Many years along I pursued the attempt of a sort of science of direct experience, studying Mach, Brentano, Husserl and other authors of the phenomenological movement. After almost ten years I understood that such a program is impossible. I was impressed by a statement of Evandro Agazzi, who during a conference told that for two thousands years mankind attempts without achievements to build a first science of the being and only with the scientific revolution and the natural science based on models we began to understand the world around us. So I undertake an investigation more top down, that is an analysis of scientific concepts through a comparison with the structures of experience. Even this humbler program is failed. Structures of experience must be investigated through psychology and not through philosophy, as I believed. Now I have understood that philosophy comes after a deep and detailed learning of empirical sciences, both natural, and human ones.

During this slow and tiring evolution I spent almost all my work time in humanistic departments. At the end of the story I understood the deep confusion, hypocrisy and misunderstandings which governs these institution in Italy. Now I work in a naturalistic oriented department and I have found a very good enviroment for my investigation. Here I found people that respect spontaneusly Cato’s celebrated words: rem tene, verba sequentur. On the contrary in humanistic departments these wise dictum is almost always disregarded.

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PHILOSOPHICAL DEFINITIONS

It is very interesting to investigate Aristotle’s method in defining the notion of space. First he list a series of conditions, which he considers they must hold for place. Then he propose a definition and show that it satisfies the conditions. It is absolutely necessary to avoid philosophical definitions, which attempt to catch the essence of something: part, body, forgiving etc. Indeed we cannot assume that there are “forgiving” and we have to describe it. It is also very difficult to propose a philosophical definition out of the blue, following a method similar to Carnap’s explication. So first of all identifying informally the conditions which we want be satisfied by our definition before giving the latter seems a good idea.

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MISURAZIONE QUANTISTICA E PERCEZIONE

Per Aristotele una sostanza materiale è dotata di proprietà categoriche (in atto) e disposizionali (in potenza). Le proprietà in atto della sostanza, venendo in contatto con la nostra capacità sensitiva (in potenza), la portano in atto. Quindi è chiaro che lo stesso vino può essere amaro e dolce per due persone diverse, poiché le due persone hanno proprietà disposizionali diverse.

Questo fa pensare che la nostra capacità di sentire potrebbe essere legata a un processo di decoerenza, dove la funzione dell’apparato di misura è svolta dalla sostanza materiale con cui entriamo in contatto. In questo senso ogni percezione è un movimento. Per Aristotele la percezione è un movimento di tipo particolare, cioè non va da contrario a contrario.  Non so se sia plausibile pensare che il movimento nella percezione abbia questa caratteristica per così dire immateriale. Certo è un movimento di tipo particolare, poiché il nesso causale fra sostanza materiale e sostanza senziente non può che essere qualcosa di molto peculiare, che ancora non conosciamo. In pratica molti hanno usato la coscienza per spiegare la misurazione. Altri hanno usato la misurazione per spiegare la coscienza. Qui si tratterebbe di mettere assieme movimento, collasso della funzione d’onda e percezione.

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NON CI SONO BUCHI

Nel suo famoso dialogo del 1983, David Lewis sostiene che, siccome non riusciamo a eliminare i buchi dal dominio della nostra quantificazione, i buchi esistono. E, se siamo materialisti, dobbiamo trovare una teoria materialistica dei buchi. Lewis propone che i buchi siano sostanzialmente i contorni. Giustamente Varzi e Casati hanno ampiamente criticato questa impostazione che porta con sé una miriade di paradossi. Franck Jackson, nel suo Perception ha detto invece che i buchi non sono nulla. I buchi di certo non sono entità indipendenti (sostanze), perché senza ciò che perforano non possono esistere. O sono oggetti dipendenti, oppure riducibili ad altre parti materiali, oppure possono essere eliminati. Mi sembra che Varzi e Casati propendano per la tesi secondo cui sono oggetti dipendenti, poiché la posizione riduzionista porta con sé una messe di altri paradossi. Sui buchi mi sentirei invece un eliminazionista: i buchi sono come il calorico e l’etere, cioè non ci sono. Avevo 14 anni e parlando con un caro amico di quei tempi si nominava spesso la f….a. Mio fratello un po’ più grande ci prendeva in giro e diceva: “Eccola!” e faceva il gesto di penetrare con il bacino l’aria vuota. Lewis, Casati e Varzi mi direbbero: “Ma tu non riesci a non parlare di buchi”. A me viene da rispondere, che io sappia nessuna teoria scientifica cognitivamente rilevante utilizza i buchi. Loro giustamente potrebbero ribattere: ma anche la percezione è una fonte di conoscenza, anche se problematica e inaffidabile, e noi i buchi li percepiamo. Percepiamo anche le ombre, ma anche quelle direi che non esistono nel senso più radicale del termine. Infine una considerazione sul criterio di esistenza usato da Lewis. Direi che se le nostre migliori teorie scientifiche non riescono a non quantificare su un certo tipo di oggetti, questo è un criterio di esistenza necessario, ma non sufficiente. Solo una forma di realismo scientifico estremo darebbe a quel criterio la sufficienza.  Quando facciamo biologia evoluzionista non riusciamo a non parlare, ad esempio, di fitness darwiniana, ma non credo che nessuno pensi seriamente che la fitness darwiniana esista.

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