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IL RELATIVISMO DECOSTRUITO

Uno degli argomenti più forti, se non addirittura l’argomento più forte a favore del relativismo cognitivo o morale è che molto spesso persone diverse hanno opinioni morali e credenze diverse. Non solo, tali opinioni sembrano adeguatamente giustificate. In realtà quest0 capita, ma molto raramente. E i casi in cui accade sono assai interessanti per la riflessione. Invece la maggior parte delle volte si scopre che l’opinione diversa non poggia su una buona giustificazione, ma solo su un’emozione diversa. Ovvero i due contendenti hanno opinioni diverse perché hanno emozioni diverse e non perché hanno buone giustificazioni diverse. Ad esempio Gigi afferma che Carlo è un filibustiere, mentre Marina sostiene che è una brava persona. Poi se chiedi loro perché scopri che Carlo ha aiutato Marina e danneggiato Gigi. In altre parole sia Gigi che Marina, per giudicare Carlo, non hanno messo in campo i loro argomenti, ma i loro interessi!

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GIORGIO TIMIDO E ORGOGLIOSO

Non so bene perché, ma questo problema di decisione in stato di rischio, mi sembra molto interessante.

Giorgio valuta di avere 30% di una risposta affermativa, se chiede di uscire a Bianca. Darebbe 1000 euro per ottenere questo risultato. Ma Giorgio è molto timido e orgoglioso, per cui soffrirebbe moltissimo di fronte a un rifiuto. Diciamo che piuttosto che essere respinto darebbe 500 euro.

Ipotizziamo che Giorgio sia un tipo molto razionale, allora si troverebbe di fronte a questa tavola di decisioni:

Accetta 7/10 Non accetta 3/10
Chiedere 1000 -500
Non chiedere 0 0

Allora Giorgio può valutare facilmente l’utilità attesa nei due casi:

U(C)=1000×0,7-500×0,3=534 (circa)

U(non C)=0

Per cui a Giorgio conviene lanciarsi.

Carlo è amico di Giorgio e conosce Bianca. Giorgio è molto poco propenso al rischio, per cui pensa di telefonare a Carlo per un consiglio. Giorgio valuta la brutta figura di aprirsi con Carlo 100 euro e sa che in queste cose Carlo ci becca sempre. Gli conviene chiamare?

La nuova tavola di decisioni è:

Acc e CS 0,7 Non acc e CN 0,3 Util
C 1000 -500 534
Non C 0 0 0
C e Tel solo se CS 900 -100 560

Con CS indichiamo che Carlo dice che Bianca accetta e con CN che Carlo dice che Bianca non accetta.

Vediamo che l’utilità di Giorgio è aumentata, quindi a Giorgio conviene chiamare Carlo, nonostante la piccola brutta figura.

Purtroppo Carlo non è in casa. Resta solo la possibilità di chiamare Giuseppe, che è altrettanto amico di Giorgio, per cui la brutta figura costa 100, ma che è meno sicuro di Carlo. Infatti Giuseppe ci prende solo nel 90% dei casi. Conviene chiamare?

Acc e GS 0,7×0,90=0,63 Acc e GN 0,7×0,1=0,07 Non acc e GN 0,3×0,9=0,27 Non Acc e GS 0,3×0,1=0,03 Util
C 1000 1000 -500 -500 534
Non C 0 0 0 0 0
C e Tel solo se CS 900 -100 -100 -500 530

Da cui si vede che a Giorgio non conviene chiamare Giuseppe.

Tuttavia alla fine Giorgio chiama Giuseppe, se non altro per trovare la spinta per telefonare a Bianca. Giuseppe dice che Bianca accetterà.

Dobbiamo quindi calcolarci la probabilità che Bianca accetti se Giuseppe lo dice usando Bayes:

p(Acc/GS)=p(Acc)×p(GS/Acc):p(GS)

=0,7×0,9:p(GS)

p(GS)=p(GS/Acc)×p(Acc)+pGS/non Acc)×p(non Acc)=0,7×0,9+0,1×0,3=0,66

p(Acc/GS)=0,63:0,66=0,95

Da cui:

p(non Acc/GS)=0,05

Per cui:

U(C e GS)=0,95×900-0,05×600=825

Nonostante la parziale inaffidabilità di Giuseppe, conviene ampiamente chiamare.

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L’INVIDIA E IL BICCHIERE CHE DA PIENO DIVENTA VUOTO

E’ un fatto assodato che noi siamo invidiosi soprattutto dei nostri vicini e simili. Siamo molto più invidiosi del nostro vicino di stanza che ha ottenuto la promozione, piuttosto che di Obama che è stato rieletto Presidente degli Stati Uniti. Gli psicologi evoluzionisti spiegano questo rifacendosi ai celebri 100mila anni che abbiamo passato nella savana, dove questa invidia per il vicino poteva in effetti aumentare la nostra fitness darwiniana. Inseguiti entrambi da un leone, sarebbe stato sufficiente correre un po’ più veloce di lui e avere salva la vita. Questo tipo di spiegazioni sono abbastanza azzardate, perché non si basano su una serie di adattamenti, come quelle seriamente evoluzionistiche. Inoltre l’invidia non è tanto il desiderio di fare meglio del vicino, che sarebbe vincente, quanto il danneggiarlo se fa meglio di noi. In effetti mentre corriamo inseguiti dal leone potrei fargli lo sgambetto e così lui verrebbe mangiato.

A questa invidia per il vicino si associa un’altra caratteristica umana, cioè il fatto che noi, sia in campo percettivo, che in ambiti più astratti, cogliamo molto bene le differenze e non i valori assoluti. Di questo ci sono innumerevoli casi. Ad esempio ci sembra meno caro un orologio che costa 100 euro se lo vediamo in vetrina accanto a un orologio che costa 200 rispetto a se fosse vicino a uno che costa 50.

L’invidia per il vicino e l’indifferenza per chi è lontano assieme alla chiara percezione delle differenze e alla incapacità di cogliere i valori assoluti ci portano a stare malissimo se guadagniamo 20mila euro all’anno lordi mentre il nostro vicino di casa ne guadagna 21mila, e non pensiamo che in media nel mondo i 7 miliardi di abitanti ne guadagnano 1000!

Dovremmo però ricordarci che siamo anche in grado di pensare, non solo di sentire con la nostra pancia. E allora il bicchiere da quasi vuoto diventerebbe quasi pieno.

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PER UN’ETICA DEL DIBATTITO

Quando si discute di qualsiasi argomento bisognerebbe rispettare un’etica del dialogo, sia sul web, sia in TV, sia in un’aula, sia per strada:

1. Non attaccare mai la persona, ma sempre e solo le sue affermazioni.

2. Quando si presenta una tesi motivarla sempre.

3. Quando si nega la tesi dell’interlocutore presentare sempre le ragioni dell’eventuale confutazione.

4. Non prendere di mira nelle affermazioni dell’altro gli errori banali e irrilevanti, ma solo il nocciolo dell’argomento.

5. Tenere sempre presente che è possibile che il nostro punto di vista sia sbagliato, quindi essere pronti a cambiare opinione.

6. Nei casi in cui dalle affermazioni dell’interlocutore trapela disinformazione e/o odio che impedisce un giudizio sereno, avvertirlo pacatamente motivando il proprio punto di vista.

7. Esprimersi con chiarezza e concisione, usando toni non esagerati.

8. Se si intende chiudere la discussione per qualsiasi motivo, non concludere con meta-affermazioni che delegittimano tutto il dibattito.

9. Non fare finta di conoscere ciò che non si conosce.

10. Se dopo un’ulteriore riflessione ci si rende conto che l’interlocutore aveva ragione, avvertirlo appena se ne ha l’occasione.

E’ chiaro che tutti noi violiamo continuamente questi dettami, ma, soprattutto quando ci si conosce poco, oppure sussiste una forte divergenza di opinione, sarebbe meglio provare a seguirli.

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IL PIU’ DEBOLE HA RAGIONE?

La storia di Davide e Golia ci tocca sempre nel profondo. Il debole e buono che abbatte il forte e cattivo.  Probabilmente perché tutti ci sentiamo in balia di qualcosa di enorme, che gli antichi chiamavano Fato e che sta sopra anche agli dei. Anche i più fortunati sentono di essere governati dal fato. Il fato non è sempre cattivo, ma spesso ci fa male. E’ forse per questo che ci identifichiamo nel piccolo Davide che con la sua fionda abbatte il gigante Golia che ha la spada. Ed è anche questa la ragione perché tutti noi tifiamo istintivamente per il più debole. Fin da bambino, mi ricordo che quando una squadra di calcio era favorita, io speravo che l’altra vincesse.  Attenzione però non sempre il più debole ha torto. Hegel e con lui Marx hanno sostenuto esattamente il contrario. O meglio, hanno detto che chi vince – debole o forte che sia – ha ragione. Secondo loro la Storia avrebbe un senso e quindi chi vince realizzerebbe il senso della Storia. Sappiamo bene che la storia non alcun senso particolare, se non quello che le attribuiamo noi. E non è detto che chi vinca abbia ragione. Nella Spagna del 1200, ad esempio, gli spagnoli batterono e scacciarono gli arabi nel famoso processo di Reconquista, ma erano questi ultimi i più civili. Dunque non pieghiamoci ai nostri istinti che ci portano a preferire i più deboli rispetto ai più forti e i vincenti rispetto ai perdenti. Esaminiamo caso per caso e cerchiamo di comprendere chi è portatore di valori più universali, come democrazia e libertà.

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HEIDEGGER E IL NAZISMO

Che Heidegger fosse una persona umanamente e politicamente molto eccepibile c’erano pochi dubbi. E questo saggio lo dimostra in modo ampio e conclusivo. Resta la domanda se fra la sua azione e il suo pensiero ci sia una così stretta connessione, come sia Faye, sia a suo tempo Farias sostengono. Io non lo so. Quel che so è che se uno conosce bene l’entroterra da cui Heidegger proviene, cioè Natorp, Cassirer, Brentano, Husserl ecc., quando si legge Essere e tempo si ha la sensazione di una parodia di quelle raffinatissime analisi. Poi sull’Heidegger mistico non metto becco, ma ho la sensazione che nel ’29 dopo aver vinto la cattedra non aveva più voglia di studiare seriamente e così buttava giù delle suggestioni. Nelle lezioni degli anni ’20, invece, si vede che Heidegger sapeva far parlare i testi.

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L’ANSIA E LA SOSPENSIONE DEL GIUDIZIO

Alcuni scettici antichi dicevano che l’epochè, cioè la sospensione del giudizio, aiuta il saggio a raggiungere la serenità d’animo. Non sono così sicuro. Mi sembra che l’uomo sia molto angosciato a vivere nell’incertezza e, su qualsiasi cosa, abbraccia spesso la prima opinione che gli venga proposta, pur di sapere che cosa pensa di quell’argomento, pur di avere una guida. La pazienza, l’impegno e l’applicazione che sono necessari per raggiungere un’opinione giustificata richiedono una epochè metodologica, come hanno mostrato Cartesio e Husserl. Al contrario di quanto pensano gli scettici, la serenità d’animo si ottiene, almeno in prima istanza, con il dogmatismo, cioè con l’accettare una tesi pur che sia e non modificarla. La conoscenza, invece, come mostra Platone nel Menone, richiede innanzitutto la messa in dubbio delle opinioni accettate e la capacità di restare per un lungo periodo nell’incertezza. Il dubbio è lo stato di precondizione di ogni ricerca. Ma il dubbio è faticoso e difficile. Molto più tranquillizzante il dogma.

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