I MITI SULLA CRISI ECONOMICA

Circolano parecchi miti sulla crisi economica italiana. In primo luogo la crisi italiana non è mondiale, ma, appunto solo di alcuni paesi, soprattutto di quelli più sviluppati. L’economia mondiale, anche se un po’ più lentamente, cresce comunque al 4%. Inoltre fra i paesi sviluppati l’Italia è il peggiore di tutti. Negli ultimi dieci anni è cresciuto meno di quasi tutti i paesi del mondo, per cui le cause della crisi sono specifiche dell’Italia. Diventa quindi errato attribuire le colpe della crisi al Nord Europa e in particolare alla Germania, come spesso si fa. Certo la politica anti-inflattiva imposta dalla Germani alla BCE non aiuta, ma non è quella la causa. E’ inoltre poco plausibile dire che la crisi dipende dai mercati finanziari. Certamente la crisi del 2008 è dipesa dall’uso selvaggio dei derivati che avevano impacchettato grandi quantità di mutui insolventi, ma quella è stata la causa occasionale. La libera circolazione dei capitali è un’occasione di produrre ricchezza e non un limite. Essa fa sì che paesi come la Cina crescono ancora del 7-8%. Il problema dei mercati finanziari è un altro. Il potere è distribuito in poche mani e questo oltre che iniquo, è anche molto pericoloso. Le ragioni della nostra crisi stanno da un’altra parte.

In primo luogo l’Italia non ha investito in conoscenza, per cui tutti i prodotti ad alto contenuto tecnologico si fanno altrove. In secondo,luogo, nella manifattura i cinesi fanno le stesse cose che facciamo noi a prezzi molto più contenuti e quindi ci hanno portato via una fetta enorme del mercato, soprattutto quello di qualità media. Restiamo concorrenziali solo per i prodotti di design. In terzo luogo in passato abbiamo viziato l’impresa italiana con lira debole e fiumi di denaro pubblico nelle tasche degli italiani, che sostenevano la domanda. Adesso questo, per fortuna, non si può più fare. Inoltre il nostro debito non ci consente di fare ulteriori spese. In quarto luogo l’impresa italiana è troppo spezzettata per affrontare le sfide internazionali della concorrenza. In quinto luogo l’italiano è sì creativo e impegnato, ma non sa lavorare in squadra e oggi c’è molto bisogno di coordinamento, e quindi questo ci penalizza. Non ultimo ci manca il senso di responsabilità, per cui i corifei che attribuiscono la crisi ad altri in Italia hanno grande successo. La crisi si affronta innanzitutto prendono noi il destino nelle nostre mani e non dando la colpa agli altri.

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1 Commento

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Una risposta a “I MITI SULLA CRISI ECONOMICA

  1. I fatti che determinano la crisi sono vissuti da tutte le Nazioni. Ognuna di esse crede di uscire dal disagio che ne deriva appoggiandosi a politiche che oscillano tra il privilegiare la socialità rispetto all’economia o viceversa e, in ogni caso a favorire l’apparato finanziario, rispetto agli investimenti che riassestano la ripresa dello sviluppo e dell’occupazione.
    Le Nazioni, come l’Italia, nelle quali i dirigenti politici dominanti mantengono viva la lotta di classe secondo le ideologie che ancora ritengono insanabile il contrasto tra lavoro e impresa, non usciranno dalla fase recessiva sino a quando costoro non si affideranno ad un progetto in cui la parola lavoro sarà coniugata coll’impresa. Il lavoro, pertanto, diventi solo una mera opportunità di occuparsi non necessariamente in modo retribuito. In Italia si continua a tutelare il lavoro a scapito dell’occupazione.
    Salario ai disoccupati è un errore. Meglio indiscriminatamente a tutti in modo che un minimo vitale, a fronte di prestazioni volontarie di carattere formativo, culturale, solidaristico sociale, garantisca a tutti di vivere in modo dignitoso.

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