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AGGRESSIVITA’, RAZIONALITA’, DOGMA

L’uomo, come molti altri primati, è dotato di aggressività intraspecifica, che spesso agisce nei nostri attacchi di collera. L’uomo, tuttavia, forse unico fra gli animali, è dotato di razionalità, cioè di capacità di valutare i pro e i contro di una scelta. La nostra aggressività mescolata con la razionalità porta verso il crimine. L’uomo, infine, ha bisogno di certezze assolute, dogmi. La nostra aggressività mescolata ai dogmi porta con sé le guerre di religione. Il dogma, però, è in conflitto parziale con la razionalità, o meglio la mutila, distorcendo la sua valutazione dei pro e dei contro. Dogma e razionalità producono quella che possiamo chiamare “ideologia”. Le grandi tragedie del XX secolo sono state un mettersi insieme di ideologia e aggressività; questa terribile miscela ha agito ad Auschwitz, così come nei Gulag, durante il Grande balzo in avanti cinese, così come in Cambogia con Pol Pot.

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I MITI SULLA CRISI ECONOMICA

Circolano parecchi miti sulla crisi economica italiana. In primo luogo la crisi italiana non è mondiale, ma, appunto solo di alcuni paesi, soprattutto di quelli più sviluppati. L’economia mondiale, anche se un po’ più lentamente, cresce comunque al 4%. Inoltre fra i paesi sviluppati l’Italia è il peggiore di tutti. Negli ultimi dieci anni è cresciuto meno di quasi tutti i paesi del mondo, per cui le cause della crisi sono specifiche dell’Italia. Diventa quindi errato attribuire le colpe della crisi al Nord Europa e in particolare alla Germania, come spesso si fa. Certo la politica anti-inflattiva imposta dalla Germani alla BCE non aiuta, ma non è quella la causa. E’ inoltre poco plausibile dire che la crisi dipende dai mercati finanziari. Certamente la crisi del 2008 è dipesa dall’uso selvaggio dei derivati che avevano impacchettato grandi quantità di mutui insolventi, ma quella è stata la causa occasionale. La libera circolazione dei capitali è un’occasione di produrre ricchezza e non un limite. Essa fa sì che paesi come la Cina crescono ancora del 7-8%. Il problema dei mercati finanziari è un altro. Il potere è distribuito in poche mani e questo oltre che iniquo, è anche molto pericoloso. Le ragioni della nostra crisi stanno da un’altra parte.

In primo luogo l’Italia non ha investito in conoscenza, per cui tutti i prodotti ad alto contenuto tecnologico si fanno altrove. In secondo,luogo, nella manifattura i cinesi fanno le stesse cose che facciamo noi a prezzi molto più contenuti e quindi ci hanno portato via una fetta enorme del mercato, soprattutto quello di qualità media. Restiamo concorrenziali solo per i prodotti di design. In terzo luogo in passato abbiamo viziato l’impresa italiana con lira debole e fiumi di denaro pubblico nelle tasche degli italiani, che sostenevano la domanda. Adesso questo, per fortuna, non si può più fare. Inoltre il nostro debito non ci consente di fare ulteriori spese. In quarto luogo l’impresa italiana è troppo spezzettata per affrontare le sfide internazionali della concorrenza. In quinto luogo l’italiano è sì creativo e impegnato, ma non sa lavorare in squadra e oggi c’è molto bisogno di coordinamento, e quindi questo ci penalizza. Non ultimo ci manca il senso di responsabilità, per cui i corifei che attribuiscono la crisi ad altri in Italia hanno grande successo. La crisi si affronta innanzitutto prendono noi il destino nelle nostre mani e non dando la colpa agli altri.

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ERA MEGLIO LA CRISI DI GOVERNO?

Siamo andati a votare con una legge che aveva buone probabilità di non creare una maggioranza chiara, cosa che è effettivamente accaduta. Il PD aveva una lieve maggioranza alla Camera, ma non al Senato. Ha provato ad allearsi con i grillini, ma è stato impossibile. A questo punto o si andava di nuovo alle elezioni sempre con la stessa legge, oppure si faceva il governo con Berlusconi. Si è scelta la seconda alternativa, che in effetti è sembrata più ragionevole, se si voleva evitare una crisi economica ancora peggiore di quella che già c’è. La cassazione ha giustamente anticipato la sentenza per evitare la prescrizione. Il PDL, che è come è noto un partito di avanzi di galera, ha gridato allo scandalo. Ricordiamoci che comunque più di un quarto degli italiani si identifica in quella linea politica. Berlusconi ha chiesto la sospensione dei lavori della Camera per tre giorni in segno di protesta contro la decisione della Cassazione, oppure la crisi. Chi avrebbe scelto la crisi, mandando il paese alle ortiche alzi la mano. Perché costui non è tanto intelligente, oppure è un irresponsabile. Il PD andando in trattativa ha ottenuto che la sospensione si riducesse a un giorno. Poi arrivano gli avvoltoi di SEL e Grillo e anche dentro il PD a monetizzare il dissenso degli irresponsabili. Certo che è orrendo proptestare contro la Cassazione, ma era meglio la crisi e le elezioni senza un’adeguata legge elettorale?

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LA DECIMA PARATA PAR TOT

Ieri ho partecipato alla decima edizione della Parata Par tòt, promossa dall’associazione Oltre…, presieduta da Lydia Buchner, che la accudisce con spirito illuminato da circa 15 anni. Da molti anni sono vice-presidente dell’associazione, ma più come voce fuori campo ai Direttivi che come concreto operatore. L?associazione si basa sul lavoro congiunto di volontari di diverse generazioni che hanno espresso un modo di vivere la città più partecipato, meno artificiale, poliedrico e artistico. Le nostre iniziative sono caratterizzate da un forte spirito di inclusione, espresso anche dall’ampia rete internazionale in cui siamo inseriti, e dal riconoscimento di pubblico – anche quest’anno decine di migliaia di partecipanti all’evento – e delle istituzioni. Lo stesso Sindaco ha scritto quest’anno una splendida lettera all’associazione, per complimentarsi con noi. Per vedere un parere in controtendenza leggi qui.

La parata par tòt questa volta si è spostata dal Centro al Pilastro. Di fatto è durata una settimana, da domenica 9 giugno a ieri 15 giugno. Domenica scorsa nel parco Pasolini ho vissuto un momento di commozione. Uno accanto all’altro, padiglioni allestiti in stili diversi, magrebini, eritrei, rom e italiani, soprattutto bambini, esprimevano la loro voglia di stare assieme ed esprimere se stessi. Ha piovuto più volte, anche in modo torrenziale, ciò malgrado, il parco, a ogni schiarita si ripopolava ancor più affollato.

Ieri invece per le strade difficili del Pilastro, normalmente caratterizzate dai rapporti di onore e di sopraffazione delle piccole combriccole locali, si è visto qualcosa di diverso e simile. Simile nel voler preservare i rapporti umani forti, diverso, nel volersi aprire ed essere solidali. Zingari pancioni guardavano stupiti, mentre i ragazzi si esibivano con i trampoli e le percussioni, con le danze e i travestimenti.

Il clima sereno, apprezzato anche dal mitico Oscar della Fattoria, che citava con le lacrime agli occhi la gioia di vivere del poeta rivoluzionario Majakowskji, è stato funestato dalla forte presenza dei venditori abusivi di bibite. Purtroppo la sete era tanta e molti ragazzi, come spesso fanno, hanno bevuto più del necessario. Piccoli episodi di trasandatezza sono inevitabili in un evento così grande. Mi ha colpito particolarmente quando un gruppo di dj ha suonato musica tecno a tutto volume, violando gli accordi che avevano preso con l’organizzazione, così che circa un centinaio di ragazzi letteralmente frastornati, si sono messi a ballare come robot telecomandati. E quando noi dell’organizzazione abbiamo provato a chiedere il cessate la musica non dal vivo, abbiamo rischiato il linciaggio. Abbiamo impiegato quasi un’ora per farli smettere.

Forse eventi più piccoli, più prolungati nel tempo, animati dallo stesso spirito, potrebbero essere ancora più efficaci ed evitare certi comportamenti conformistici e fuori dallo spirito Oltre…

Grazie a Lydia Buchner, Annalisa Bonvicini, Anna Chisena, Daniela Monaco, Paolo Patruno, Francesco Volta, Amilcare, Marianna, Giuseppe Lentini, Iris, Alessandra Paganelli, e tantissimi altri che ora mi sono dimenticato. Grazie a tutti (tòt).

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THE WORSE ARE BUDGET’S CUTS, NOT REFORMS

In this interesting report of UE on education’s expenditure in European Countries, it is possible to see Italy’svery bad  behavior. Our country is dealing the crisis by decreasing education’s budget (see in particular p. 25). This strategy is mistaken, since, how it results from the annual statistical report realized by ISTAT (see in particular p. 7),  companies with a high level education CEO are more able to address  recession.

These budget’s cuts to education, accomplished above all by Berlusconi’s ministry Tremonti, must not be confused with reforms proposed by Education’s ministry Gelmini. The last ones has been not so relevant for our education system. Indeed their main aim was to hide budget’s cuts behind a political screen.

In particular in one point, according to me, Gelmini’s reform of hierarchical structure in University has been an improvement. In Italy all academic positions of coordination, as chancellor and dean, are elective. Moreover the financial administration of public universities depends above all on professors. On one side, this situation has a remarkable value, since teachers and researchers are responsible of the governance of their institutions and they are not simple employees. Moreover our governance is strongly democratic. On the other side, this formula has two big shortfalls: 1. Deans and chancellor are not able to propose and to promote a coherent policy, because they are often dependent on a myriad of particular interests of people who elected them; 2. professor’s financial administration favored a general policy in which most part of money was used to create jobs, and not to improve the quality of research and didactic. According to the new reform, a professor could be elected chancellor only once, and rest in charge during six years; so he can realize actually his policy, without too many compromises. Someone have spoken of an excessive power of chancellor; but one has to remind that they are elected by all workers of the university. Moreover the chancellor has a strong control on the new financial council of the university. And the last one involves not only people from the university, but a significant number of external members, which not necessarily have the majority.

It seems to me that this reform improved our democratic and autonomous education’s system, without transforming excessively its nature.

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MODIFICHIAMO L’ARTICOLO 1 DELLA COSTITUZIONE

L’art. 1 della Costituzione italiana recita “L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro”. Dietro ci sta l’idea hegeliana secondo cui “lavoro” è plasmare la realtà naturale in accordo con un’idea. Che questo sia un valore di grande importanza è indubbio. Nella Costituzione americana, invece, fin dall’inizio si stabilisce che lo scopo della carta è “to form a more perfect Union, establish Justice, insure domestic Tranquility, provide for the common defence, promote the general Welfare, and secure the Blessings of Liberty to ourselves and our Posterity.” Da cui si vede che lo scopo è soprattutto politico, cioè una buona convivenza civile.

Entrambe le prospettive mi sembrano poco convincenti. Il lavoro è importante, ma più importante ancora è la conoscenza, senza la quale il lavoro sarebbe impossibile. Quindi è da lì che prenderei le mosse. Per contro promuovere la giustizia, la tranquillità e il benessere va bene, ma a qual fine? Ognuno persegue i propri progetti e una carta costituzionale dovrebbe garantire una compatibilità fra questi comportamenti, tuttavia occorre almeno un valore comune, altrimenti la carta è solo uno strumento. La costituzione italiana ha il vantaggio che un valore lo sancisce, cioè il lavoro. Ma questo non può essere il valore supremo e a tutti comune. Perché non scrivere, invece, che “l’Italia è una Repubblica fondata sulla ricerca della conoscenza”? La ricerca della conoscenza è più fondamentale del lavoro, più innocua, non modifica la realtà, quindi non la peggiora, è un piacere che non toglie nulla agli altri, mentre il lavoro, come ben sappiamo, è un bene che può diventare molto scarso. La ricerca della conoscenza è infine l’attività più complessa e ricca che l’uomo è in grado di realizzare.

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NO I SOLDI ALLE PARITARIE

Il 26 maggio a Bologna si vota per il referendum CONSULTIVO riguardo a come utilizzare circa 1 milione di euro del Comune che viene erogato alle scuole paritarie.

Innanzitutto le fonti giuridiche rilevanti: Art. 33 e 34 della Costituzione, poi la legge 62 del 2000 sulla parità e infine l’art. 118 della Costituzione sulla sussidiarietà. La legge 62 estende l’interesse dello Stato alla scuola dell’infanzia. Infatti prima la Costituzione garantiva solo gli 8 anni delle elementari e medie. Parimenti favorisce le scuole paritarie. Qui occorre distinguere fra scuole STATALI e PUBBLICHE. Tutte le scuole paritarie sono pubbliche, anche se non statali, nel senso che svolgono una funzione di interesse generale, in quanto rispettano certi parametri, proprio perché parificate.

Mi sembra che non sia del tutto chiara la liceità di finanziarie le scuole parificate, visto che la costituzione dice espressamente “senza oneri per lo stato“. Mi sembra che ci sia non dico una contraddizione, ma certamente una tensione fra l’articolo 33 e il nuovo 118 che stabilisce che lo stato, i comuni ecc. possono favorire cittadini che si costituiscono in associazioni che svolgono un servizio pubblico. D’altra parte la legge 62 ha comunque fornito il quadro legislativo per il finanziamento alle paritarie che negli anni è aumentato. Anche questa legge sembra ai limiti della costituzionalità.

Di questi soldi a Bologna ne usufruiscono soprattutto le istituzioni cattoliche.  Per questo il PD che ha dentro un’anima cattolica, si è schierato a favore dei soldi alle paritarie. Il referendum di fatto è solo l’espressione di un’opinione, cioè è consultivo. Ha però un valore simbolico, nel senso che chi vota B esprime una contrarietà generale al finanziamento alle scuole paritarie.

Si tenga anche conto che In Italia, come risulta dal rapporto OCSE sull’istruzione, la scuola paritaria è decisamente peggiore di quella pubblica.

Non sono del tutto sicuro che questo milione di euro a favore delle paritarie sia speso male, nel senso che di certo con quei soldi non si possono creare i 1700 posti che di fatto le non statali forniscono. Quest’anno sono rimasti fuori circa 400 bambini, che di fatto non si sono neanche iscritti alle paritarie, che avevano ancora 200 posti liberi circa.

La scelta A, cioè contro il dare alle paritarie il milione di euro, è sostenuta soprattutto da partiti con tradizione antidemocratica, come SEL e Casapound, il che non è un buon viatico.

In generale, comunque penso che voterò A, poiché anche il quadro legislativo della 62 mi sembra poco convincente, non tanto nell’estensione del diritto allo studio, quanto nel tentativo di aggirare il dettato costituzionale “senza oneri per lo stato”. Infine la scuola pubblica in Italia, oltre a essere migliore di quella paritaria in Italia, è anche un luogo, forse uno dei pochi rimasti, dove i ragazzi di diversa provenienza sociale si mescolano effettivamente.

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