KOMUNIST E LIBERAL

Immaginiamo una città dove vivono 100 persone. 11 hanno 10 e le altre 90 hanno 1, per cui la ricchezza totale sarebbe 200, ma è divisa in modo estremamente iniquo, poiché i 10 detengono il monopolio della produzione della ricchezza. Arriva il profeta Komunist, il quale dice: “Bisognerebbe che un gruppetto prendesse il potere e distribuisse la ricchezza in modo equo.” Gli risponde il profeta Liberal, il quale dice: “No bisognerebbe sbloccare il monopolio dei 10, in modo da favorire la libera iniziativa.” Jahve si è stufato di queste polemiche e non essendo onnisciente, decide di fare un esperimento. Costruisce un’altra città identica e poi in una delle due segue la ricetta di Komunist e nell’altra quella di Liberal. Quale è il risultato? Nella città di Komunist accade che la ricchezza globale diminuisce, poiché né i 90 poveri né i 10 ricchi hanno più particolare interesse a darsi da fare. Diciamo che scende da 200 a 100. Come viene distribuita? I nuovi burocrati, per quanto più equi dei monopolisti precedenti, sono come uomini, per cui si prendono 4 a testa e distribuiscono i 60 restanti in modo equo, cioè 0,66 a testa. Nel paese di Liberal che cosa succede? La ricchezza totale aumenta, perché in più si danno da fare. Diciamo 300. Come viene distribuita? Ci sono sempre 10 che hanno molto, addirittura 12, ma gli altri 90 invece di avere 1 a testa ora hanno 2 a testa. In quale città vorreste vivere? Quella di Komunist o quella di Liberal?

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5 commenti

Archiviato in FILOSOFIA POLITICA

5 risposte a “KOMUNIST E LIBERAL

  1. prontalfredo

    Vorrei vivere in campagna.
    Tutta questa ricchezza di cui si parla, in cui ciascuno dovrebbe avere “tre di tutto” di inutili orpelli, ci porterà ben presto all’estinzione di massa per esaurimento scorte&risorse.
    E di sette milardi di abitanti (se siamo fortunati come ai tempi di Noè), sulla Terra ne rimarrando forse soltanto due: a monito e futura memoria.

    • Così si pensava quasi da due secoli fa! Il dominio sulle fonti energetiche ci consentirà, invece, di essere ancora più numerosi … salvo il fatto che avvenga un collasso antropologico costituito dalla una massa umana che continui confondere desideri con speranza di salvezza. La Verità abita nella speranza, non nei desideri. La ricerca del vero è vana. Nessuno fa qualcosa se non la crede vera. Parola di prontopibond! (spero che pronto non sia un marchio registrato!)

      • prontalfredo

        Pibond, di quale salvezza stai parlando? Speri forse di non morire mai e di vivere in eterno?
        Guarda che noi siamo già immortali e su questa Terra ci stiamo solo perché qui si ha almeno l’illusione di poter morire.
        E’ un palliativo, lo so, ma l’eternità è troppo dura da sopportare!
        Te lo immagini Vincenzo condannato per l’eternità a scrivere appunti di filosofia che nessuno legge, a parte un “patafisico” come me e un critico come te? Ma dài…
        Stammi bene, Pietro.

  2. Angelo Bersini

    Io penso che la scelta in questo caso sarebbe influenzata anche dalla posizione relativa occupata nella gerarchia sociale, e, con questi numeri, la maggior parte degli esseri umani finirebbe per scegliere di vivere nella città di Komunist, perché trovarsi in una condizione molto inferiore a chi è più ricco (e nel caso della città di Liberal la distanza dai primi aumenta) non piace a nessuno, soprattutto se, come in questo caso, non c’è qualcun altro che sta ancor peggio di te (questo aumento del “valore marginale” del potersi sentire almeno penultimi è evidente, ad es., nel primo dopoguerra in Italia, quando la piccola borghesia vide assottigliarsi il proprio vantaggio sul proletariato). Sempre che con 0,66 si riesca a sopravvivere senza troppe difficoltà…

  3. Una società si trasforma in periodi secolari. Ritengo demenziale argomentare sull’evoluzione di gruppi sociali costituiti da persone considerate solo nel loro essere ricche o povere. iTengo anche a precisare che, mentre il piccolo borghese esiste ancora oppresso dalle tasse, i proletariato è stato sopraffatto dal paternariato, o, se si preferisce dal maternariato. La disoccupazione giovanile ne è lampante dimostrazione.

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