VIVERESTPHILOSOPHARI di Vincenzo Fano, Professore di logica e filosofia della scienza

Novembre 15, 2009

IL MATERIALISMO IN PSICOLOGIA

Archiviato in: FILOSOFIA DELLA PSICOLOGIA, FILOSOFIA DELLA SCIENZA — viverestphilosophari @ 12:09 pm

Metto qui queste mie riflessioni sul materialismo in psicologia, che mostrano come gli attuali argomenti a favore di questa tesi sono abbastanza discutibili. Si tratta della traccia del mio corso presso l’Università gregoriana sul problema mente-corpo.
ROMA 1

Novembre 1, 2009

UNA POESIA DI KAVAFIS

Archiviato in: LETTERATURA — viverestphilosophari @ 2:26 pm

Ricevo da Lilo e con grande piacere pubblico:
Kostandìnos Kavafis era nato ad Alessandria d’Egitto il 29 aprile 1863, e dopo una vita che più d’una volta lo trascina lontano dalla propria patria, trasferito a Londra, a Costantinopoli, a Parigi, ad Atene, ad Alessandria muore, nel giorno del suo settantesimo compleanno, il 1933. Proveniva da una famiglia molto agiata, che tuttavia subì, dopo la morte del padre nel 1870, un rovescio di sorte. Era ricca soprattutto di figli: ben nove, e Konstandinos vi era nato per ultimo. Intorno ai vent’anni risalgono la sua dedizione allo studio e alla poesia, che è in lui degna erede dei giganti-poeti della antica tradizione classica (da Omero a Callimaco), e le sue prime esperienze omosessuali. Nel 1932, un anno prima di morire, fu operato per un tumore alla gola, e l’operazione gli causò la perdita totale della voce. Ma questa grave mutilazione fisica (a ben pensarci, la stessa tradizione letteraria greca vuole che il poeta sia mutilo nel corpo: non era forse cieco, Omero?) non fu in grado di ottundere la sua energia di artista. La voce sopravvive, ancora oggi, alla morte, nelle sue poesie, che tutte furono rese note postume: in vita Kavafis non le aveva pubblicate mai.
Ne ho letto pochi giorni fa una raccolta, pubblicata nel 2007 dall’editore Passigli (Bagno a Ripoli, Firenze): con il testo greco a fronte, reca il titolo “Tra queste stanze buie”. C’è anche un sottotitolo: “Poesie morali”. La traduzione è di qualità alta, a mio parere, molto docile all’originale. Il traduttore, Tino Sangiglio, visiting professor di poesia neo-greca all’Università di Trieste, è nato a Salonicco, da madre greca, a ha già tradotto numerose opere di celebri poeti greci, come Seferis, Thèmelis, Rìtsos, Elìtis, Vassilikòs. C’è ne una tra le altre, tutte di grande intensità, che molto mi ha colpito, che è venuta così vicina al mio cuore da turbarmi. La vorrei condividere con gli amici che si incontrano in questo blog ricco di riflessioni aperte a tutto tondo sull’umano. Si intitola “Itaca”. E ciò che mi ha commosso è il senso forte di realtà che da essa trasuda, una realtà mi pare percepita come severa, sobria, non “di sogno”. Ora mi chiedo, e chiedo a tutti voi: che cos’è Itaca?
La trascrivo di seguito:

Se per Itaca ti metti in viaggio
Augurati che il cammino sia lungo,
pieno di avventure, colmo di esperienze.
Non temere i Lestrigoni e i Ciclopi
o l’irato Posidone:
non avrai questo genere d’incontri sulla tua strada
se il tuo pensiero resta alto e squisita
è l’emozione che t’invade il cuore e il corpo.
Non incontrerai i Lestrigoni e i Ciclopi
Né il grifagno Posidone
se non li porti dentro di te,
se la tua anima non te li mette davanti.

Augurati che il cammino ti sia lungo.
E siano tanti i mattini d’estate
quando toccherai –
con che gioia, con che allegria, –
porti mai conosciuti prima:
fermati negli empori dei Fenici
e compra belle mercanzie,
madreperle e coralli, ambre ed ebano,
e voluttuosi profumi d’ogni specie,
più che puoi di voluttuosi profumi.
Recati in molte città dell’Egitto
A imparare, a imparare dai sapienti.

Devi avere sempre nella mente Itaca.
Approdare lì è la tua sorte.
Ma non affrettare il viaggio.
Meglio che si prolunghi per molti anni;
e vecchio ormai getti l’ancora nell’isola,
ricco di quanto hai guadagnato per strada,
senza sperare che ti dia ricchezze Itaca.

Itaca ti ha donato il bel viaggio.
Non ti saresti messo in cammino senza di lei.
Non ha più nulla da darti.

E se anche la trovi povera, Itaca non ti ha illuso:
diventato così saggio con tutta l’esperienza che ti
sei fatto, ora avrai capito cosa vuol dire un’Itaca.

Questa bella poesia di Kavafis, che è anche il mio poeta neogreco preferito, mi fa ripensare a questo mio vecchio post.
Credo però che i Lestrigoni non siano solo dentro di noi, come sostiene l’idealista Kavafis, ma anche là fuori. Tuttavia è vero che “se il tuo pensiero resta alto e squisita
è l’emozione che t’invade il cuore e il corpo” sarà più facile affrontarli.

LA VIRTU’ NELLA SCIENZA

Archiviato in: FILOSOFIA DELLA SCIENZA, Uncategorized — viverestphilosophari @ 12:17 pm

Sara mi ha segnalato questa bella frase, che però non sa di chi sia:
“la scienza è dei virtuosi perché chi non è virtuoso, per non darsi torto, invece di cercare la verità cerca quello che gli dà ragione”.
Però non bisogna esagerare, perché sennò si fa la fine del grande Ehrenfest che forse si è ammazzato perché vedeva talmente bene i difetti delle sue ipotesi da abbandonarle ancora prima di svilupparle. La cieca fiducia, se non è senza freni, ha una sua funzione.

Ottobre 25, 2009

ESTREMISTI, FAZIOSI, PLURALISTI

Archiviato in: POLITICA — viverestphilosophari @ 6:20 pm

In questo interessante articolo sul Corriere della sera, Panebianco osserva che in politica ci sono estremisti, faziosi e pluralisti. I primi sono quelli che vivono la politica solo come un riscatto personale – qui non si tratta di un morto di fame che si lancia contro un ricco, ma di un frustrato, che invidia il successo del vicino. Essi credono alle grandi palingenesi, che dovrebbero cambiare tutto e soprattutto portare loro nei posti migliori dai quali sono esclusi perché il sistema è marcio e corrotto. Poi ci sono i faziosi: persone intelligenti e capaci che però riescono a vedere solo un aspetto della verità e quindi non riescono a dialogare adeguatamente con le altre parti politiche. Infine ci sono i pluralisti che considerano gli oppositori come degli avversari e non dei politici e che cercano le mediazioni. Panebianco osserva che i pluralisti non abdicano alle loro convinzioni più profonde pur praticando il compromesso. la mia sensazione è che i pluralisti italiani, cioè i vecchi democristiani, siano un po’ più inconsistenti. Nell’opposizione oggi ci sono parecchi estremisti, cioè nella sinistra comunista, poi molti faziosi, nella parte di sinistra del PD, molti pluralisti, nella parte più democristiana del PD e poi ci sono una massa enorme di opportunisti, nella maggioranza, che non bisogna dimenticare. Fra un estremista e un opportunista preferisco l’opportunista. Ma fra il fazioso e l’opportunista preferisco il fazioso. Il vero politico, probabilmente, deve essere tutte e quattro queste cose nei diversi momenti e a seconda delle situazioni.

UGUALI O DIVERSI

Archiviato in: SOCIETA' — viverestphilosophari @ 6:06 pm

Ci sono tanti che vogliono sentirsi uguali agli altri e rispettano il famoso “si” (man) heideggeriano: mangiano come si mangia, vestono come ci si veste, dicono ciò che si dice, credono ciò che si crede ecc. Essi si rasserenano perché si sentono parte di un grande gruppo di persone che almeno per certi versi sono simili a loro. Questa gente, pur un po’ noiosa e pericolosa massa di manovra di politici senza scrupoli – quella che Hegel chiamava la plebe - spesso è relativamente serena. Poi ci sono quelli che vogliono sentirsi diversi a ogni costo e che qualsiasi modello gli proponi ti dicono che loro non hanno nulla a che fare con quello. Questi trovano la loro identità nel non essere uguali agli altri. Spesso sono infelici e se si va a guardare bene hanno anch’essi un comportamento stereotipato come i precedenti, ma affiliato a un gruppo di minoranza. Il vero problema, come ha notato il sociologo francese Ehrenberg, è che è una gran fatica essere se stessi.

NATURALIZZARE LA FILOSOFIA ANALITICA

Archiviato in: FILOSOFIA DELLA SCIENZA — viverestphilosophari @ 5:55 pm

Oggi è di gran moda in filosofia la parola “naturalizzare”, che fu introdotta da Quine in un saggio del ‘69 che si intitolava qualcosa tipo “Naturalized epistemology”. Questa è una delle poche mode che mi piacciono. Naturalizzare significa smettere di asseverare metafisiche infondate come il materialismo e lo spiritualismo, ma procedere in tutti i campi con le cautele del metodo scientifico, di quello vero, che è basato sulla continua messa in discussione delle ipotesi e sul dubbio. Tra le cose meno naturalizzate che esistano oggi in filosofia c’è proprio la filosofia analitica che procede pomposamente con le sue analisi ontologiche e metafiscihe a priori senza prendere seriamente in considerazione il metodo, i concetti e i risultati della scienza naturale. Occorrerebbe naturalizzare la filosofia analitica.

E’ SOLO PSICOLOGICO

Archiviato in: FILOSOFIA DELLA SCIENZA — viverestphilosophari @ 5:48 pm

Quando si hanno quei generici disturbi, come senso di vuoto alla testa, formicolio, senso di estraneità, emicrania ecc., dopo qualche esame tipo elettroencefalogramma ti si dice “non hai niente di organico, è solo psicologico”. Mai fu detta una frase più sciocca. Primo anche i disturbi nervosi hanno una base organica. Pure il più radicale dei dualisti lo ammetterebbe. In secondo luogo quel “solo” è del tutto fuorviante, perché questo tipo di malattie provocano grandi sofferenze e sono talmente complesse che non ne conosciamo né l’eziologia, né la terapia. Quando si smetterà di dimenticare che il vero problema della medicina è la sofferenza del paziente?

IL VERO SCETTICISMO

Archiviato in: FILOSOFIA DELLA SCIENZA — viverestphilosophari @ 5:43 pm

Nella voce “Zenone di Elea” del Dizionario storico-critico di Pierre Bayle (1740) nell’appendice K vi è un interessante esempio di come ragionano i veri scettici. Bayle porta molti argomenti a favore della non esistenza dello spazio. Dopo di che alla fine dice: ciò malgrado io continuo a essere convinto che lo spazio esista, come tutti sostengono.
Molti filosofi sono convinti che per confutare lo scetticismo radicale basta osservare che esso è contraddittorio, cioè che non si può affermare con sicurezza “nessuna verità esiste” senza contraddirsi, perché se così si fa, si considera vera l’affermazione che la verità non esiste. Ma il vero scettico risponde di rimando che non è sicuro nenache di quello. Ovvero lo scetticismo non è un enunciato, ma un atteggiamento mentale.

IL RASOIO DI OCCAM

Archiviato in: FILOSOFIA DELLA SCIENZA — viverestphilosophari @ 5:33 pm

Discutendo con Mario Alai notavamo una ragione molto semplice a favore del rasoio di Occam. Se si afferma “A esiste” è sicuramente meno probabile sbagliae che se si afferma “A e B esistono”, per cui, se per spiegare una situazione è sufficiente l’assunzione “A esiste” conviene di certo rispetto alla seconda.

Ottobre 17, 2009

L’ANALISI MINUTA NELLE SCIENZE E IN FILOSOFIA

Archiviato in: FILOSOFIA DELLA SCIENZA — viverestphilosophari @ 5:43 pm

Sussiste una differenza importante fra il metodo della filosofia e quello delle scienze. Mentre queste ultime, anche nella cosiddetta attività normale, progrediscono, cioè quando il ricercatore dà per scontati molti presupposti e si occupa in estremo dettaglio di un problema può produrre risultati importanti, lo stesso difficilmente accade in filosofia (la storia della filosofia in un certo senso è una scienza). Qui quando un dibattito scende in dettagli, come spesso accade nelle scolastiche, compresa quella oggi dominante della filosofia analitica, si ha la sensazione che ogni sforzo sia inane. Questo perché la filosofia non ha presupposti così solidi come le scienze, per cui dopo che si sono sviscerate a grandi linee le conseguenze di un certo gruppo di presupposti, l’analisi perde un po’ di senso; Inoltre sono relativamente pochi gli studiosi che accettano quei presupposti e la carica innovativa di essi si perde nei dettagli.

MI FACCIO UOMO

Archiviato in: FILOSOFIA DELLA RELIGIONE — viverestphilosophari @ 4:46 pm

Mi è venuta in mente questa storiella che, sebbene sia di contenuto cristiano, è di spirito ebraico. Finita la Creazione Dio si chiede che cosa si provi a essere uomini. Prende in mano la Torah e studia un po’ preoccupato dal fatto che Egli dovrebbe essere onnisciente. Passano i millenni e Dio non trova la soluzione. La Sua agitazione cresce: “so tutto sull’uomo, lo ho fatto Io, e non riesco a capire che cosa si prova a essere uomini. E’ il colmo! Verso l’anno zero dell’era cristiana si illumina: “Ma è ovvio, Mi faccio Uomo!”

Ottobre 16, 2009

CHE COSA E’ LA SPERANZA

Archiviato in: FILOSOFIA MORALE — viverestphilosophari @ 7:45 am

La speranza è un particolare tipo di desiderio. Cioè il desiderio di desiderare che p. Il semplice desiderio che p è un’aspirazione, non ancora una speranza.
Essa è caratterizzato anche dalla credenza che quello che desideriamo sia possibile, benché magari, poco probabile, però non deve essere impossibile.
Sbagliata quindi la definizione di Gabriel Marcel secondo cui la speranza è il desiderio di ciò che è impossibile.
Nel momento in cui noi riusciamo a desiderare la speranza è appagata (extensio animi).
La speranza viene delusa quando non riusciamo più a desiderare: disperazione.
Una speranza realizzata, cioè il riuscire a desiderare, dà gioia. La gioia è un piacere non localizzato in una zona precisa del corpo.
Affinché ci sia speranza non è necessaria la fede che ciò che speriamo sia possibile, anche se certo è sufficiente, basta l’ipotesi non confutata.

IL GRAFICO DELLA VITA

Archiviato in: FILOSOFIA MORALE — viverestphilosophari @ 7:24 am

Vi propongo queste riflessioni sul benessere nella nostra vita.
GRAFICO DELLA VITA

Ottobre 10, 2009

EGOISMO E BONTA’

Archiviato in: FILOSOFIA MORALE — viverestphilosophari @ 8:47 am

Ognuno di noi spesso ha la sensazione che sia circondato da egoisti e che lui sia uno dei pochi buoni. Sara a tal proposito mi ricorda giustamente un bel passo di Etty Hillesum in cui si dice che quando proviamo avversione per il prossimo in realtà stiamo provando avversione per noi stessi. E’ vero, però credo che un conto sia provare avversione e un conto valutare una persona come poco disposta verso gli altri. Ci si può rendere conto della seconda, senza sentire la prima. Quanti simpatici in realtà sono dei tremendi egoisti! Siamo tutti uomini e donne e quindi più o meno siamo tutti simili. Però certo ci sono persone che per ragioni varie, esperienze dell’infanzia, tessuto sociale disgregato, indole, ecc. tendono a rischiare il meno possibile con gli altri, cioè tutti i giorni spendono solo quello che ritengono di poter a sera portare a casa. Questa è una politica sociale perdente. Il rapporto con gli altri funziona bene soprattutto quando uno dà senza fare i conti. E’ il solito discorso dell’economia. E’ più ricco uno che in un anno guadagna 20.000 euro e ne spende 19.000 oppure uno che ne guadagna 900.000 e ne spende 1 milione? Il primo è in attivo di 1.000 e il secondo in passivo di 100.000, ma è immensamente più riucco il secondo. E questo non vale solo in economia.

FAZIOSITA’

Archiviato in: POLITICA — viverestphilosophari @ 8:36 am

Quello che mi colpisce quando sento parlare della questione mediorientale è che molti lamentano con enfasi i difetti della democrazia isrealiana, la propaganda militarista in questo paese, la politica colonialista ecc. Su questo non ci sono dubbi. Ma, mi chiedo io, perché nessuno parla del fatto che nella maggior parte dei paesi arabi ci sono dittature sanguinarie, altro che difetti della democrazia, che c’è una capillare propaganda in lingua araba ferocemente antisemita, che volge il disagio delle folle contro Israele, come causa di tutti i mali e auspica la sua distruzione? Qualcuno sa rispondermi? Questo atteggiamento parziale e fazioso è dovuto a un perenne antisemitismo strisciante oppure semplicemente al fatto che gli arabi hanno soldi e petrolio e vale la pena tenerseli buoni? O a tutti e due i motivi?

IL LODO ALFANO E L’INFAMIA DELLA SCUOLA

Archiviato in: POLITICA — viverestphilosophari @ 8:30 am

Non conosco a sufficienza il diritto costituzionale per valutare adeguatamente la bocciatura dell’immunità da parte della Corte. Però l’immunità dei politici, nei sistemi parlamentari, ha un certo significato, perché è relativamente pericoloso fare politica a colpi di incriminazioni e quindi è ragionevole che chi fa politica ai livelli più alti goda di una certa immunità. Questo magari consente degli abusi, ma d’altra parte spesso funziona da protezione rispetto ad abusi da parte della magistratura. Sappiamo che la democrazia vive proprio di questi contrappesi. Né credo che l’onestà di un politico sia la sua dote più importante, certo sarebbe meglio se fosse onesto. C’è un famoso test: scegli fra questi tre uomini politici quello che preferisci: il primo è patriottico, ha una vita sessuale riservata ed è salutista, il secondo beve una bottiglia di whisky al giorno, soffre di depressione cronica e ben due volte è stato sollevato dall’incarico per guai giudiziari, il terzo beve sette martini al giorno ha una vita sessuale disordinata e ha avuto contatti con le grandi lobbies mafiose. Quale avete scelto? Il primo è Hitler, il secondo è Churchill e il terzo e Roosvelt! Questo divertente paradosso lo trovate nel bel libro di Matteo Motterlini “Trappole mentali”. Ci sono ben altre ragioni, rispetto ai pur deprecabili guai giudiziari del premier, per considerare la politica di questo governo nefasta. Mia figlia in questi giorni torna spesso a casa da scuola rattristata dai disservizi causati dal taglio delle risorse: bambini che vengono sbattuti qua e là per le classi perché non ci sono soldi per i supplenti, non c’è più il pulmino per fare le uscite, uscite che comunque non si fanno perché l’orario non prevede più le compresenze. Un governo che decide di fare questi tagli andrebbe mandato a casa.

Ottobre 3, 2009

SPLENDIDE GIORNATE D’AUTUNNO SECONDO BASSANI

Archiviato in: LETTERATURA — viverestphilosophari @ 9:54 pm

Le splendide giornate che l’autunno ci sta regalando mi hanno fatto venire in mente queste parole di Bassani all’inizio del terzo capitolo del Giardino dei finzi Contini, che Eugenio mi ha aiutato a ritrovare.

Fummo veramente molto fortunati, con la stagione. Per dieci o dodici giorni il tempo si mantenne perfetto, fermo in quella specie di magica sospensione, di immobilità dolcemente vitrea e luminosa che è particolare di certi nostri autunni. Faceva caldo, nel giardino: quasi come se si fosse d’estate. Chi ne aveva voglia, poteva tirare avanti a giocare a tennis fino alle cinque e mezzo e oltre, senza timore che l’umidità della sera, verso novembre già così forte, danneggiasse le corde delle racchette. A quell’ora, naturalmente, sul campo non ci si vedeva più. Però la luce, che tuttora dorava laggiù in fondo i declivi erbosi delle mura degli Angeli, pieni, specie la domenica, di folla lontana – ragazzi che correvano dietro al pallone, balie sedute a sferruzzare accanto alle carrozzine, militari in libera uscita, coppie di fidanzati alla ricerca di posti dove abbracciarsi –, quell’ultima luce invitava a continuare, a insistere in palleggi non importa se ormai quasi ciechi. Il giorno non era finito, valeva comunque la pena di restare ancora un poco.

L’INVIDIA

Archiviato in: FILOSOFIA MORALE, FILOSOFIA POLITICA — viverestphilosophari @ 3:32 pm

Leggendo la voce “Invidia” della Stanford Encyclopedia of Philosophy mi sono venute in mente queste riflessioni. Capita molto spesso che ci si trovi in una situazione di questo genere: Tizio desidera un bene che Caio possiede e Tizio sa che Caio lo possiede. Chiamiamo questa situazione “invidiogena“, cioè che può generare invidia. Può accadere che una situazione invidiogena per Tizio causi in lui il desiderio di danneggiare Caio. Spesso il danneggiare Caio consiste nel togliergli in qualche modo il bene desiderato da Tizio, ma non sempre. Questo desiderio è l’invidia. Ovvero invidia è desiderare il male di qualcuno perché egli possiede qualcosa che noi desideriamo e non abbiamo. L’invidia è un sentimento che fa male soprattutto a chi la prova ed è molto comune. Essa può essere superata almeno in parte ponendo attenzione alla felicità di Caio che possiede quel bene e al legame di amicizia con lui. Perché empiricamente è noto che l’invidia è tanto più forte quanto Tizio e Caio hanno destini simili e/o sono in contatto. L’invidia può essere anche superata facendo leva sul proprio spirito di emulazione. Cioè tentando di ottenere il bene desiderato in possesso di Caio. Il vero disastro è il comportamento invidioso, cioè il trasformare la propria invdia in un comportamento, ovvero muoversi per danneggiare Caio o trattandolo male, o parlando male di lui, oppure ordendo complotti alle sue spalle ecc. Fin qui ci muoviamo nella filosofia morale. Passiamo ora all’ambito della politica. E’ noto che molti studiosi hanno associato invidia ed egualitarismo, sostenendo che molti abbracciano quest’ultima posizione perché sono invidiosi. Questo argomento ad hominem non ha alcun valore filosofico, anche se certo potrebbe denunciare uno stato di malessere di chi è egualitarista. Si può anche ribaltare la cosa notando che la meritocrazia, cioè il contrario dell’egualitarismo, ha il difetto, di cui non si può non tenere conto, di favorire l’invidia, che è una forma di malessere e se lo scopo ultimo del pensiero politico è quello di riflettere sul modo di convivenza fra i cittadini che crea maggiore benessere, questo punto non può essere trascurato. Bisogna anche dire che spesso noi invece di superare l’invidia con i metodi che ho indicato in precedenza, la trasformiamo in risentimento, cioè ci costruiamo una giustificazione morale del nostro desiderio di danneggiare Caio. Ora, questa giustificazione morale può essere ragionevole, ma resta il fatto che Tizio continua a soffrire, quindi il risentimento spesso non è una buona strada da seguire. Se la ragione morale per togliere a Caio il suo bene ha un fondamento, e soprattutto se Tizio a casua della mancanza di quel bene è in una condizione di grave indigenza, egli, per superare la sua invidia, può anche promuovere un movimento collettivo per eliminare l’ingiustizia e questa è un’altra forma positiva di superare l’invidia.

Ottobre 1, 2009

GODERE DELL’INIQUA SCONFITTA DEI TUOI COMPAGNI DI SVENTURA

Archiviato in: FILOSOFIA MORALE — viverestphilosophari @ 7:47 pm

Un fenomeno molto tipico della passività acquisita al quale mi è capitato tante volte di assistere e spesso di subire in prima persona è questo. Un gruppo di persone in un’istituzione, oppure utenti di un servizio, cittadini ecc. fra di loro si lamentano di una situazione ingiusta e spesso di vero e proprio abuso nei loro confronti. Allora Tizio si alza e protesta con i detentori del potere. Nell’asemblea nessuno gli va dietro e i potenti lo bistrattano e lo schiacciano. Gli altri, pur sapendo che Tizio ha ragione, nel loro intimo godono della sconfitta sonora di Tizio. E le cose restano come prima, mentre Tizio se ne va con la coda fra le gambe! Così impara ad aver provato ad alzare la testa!

NON-VIOLENZA E GUERRA GIUSTA

Archiviato in: FILOSOFIA POLITICA — viverestphilosophari @ 1:30 pm

Sono d’accordo con i teorici di origine hegeliana che sostengono che la non-violenza non può essere un valore assoluto e che esiste anche una sorta di fondamentalismo non-violento spesso parecchio ipocrita. Quantomeno ci sono forme di resistenza armata di fronte a un oppressore che è difficile condannare, come nel caso della guerra partigiana in Italia o dei movimenti di liberazione in America latina. Ciò malgrado faccio molta fatica anche ad accettare la nozione di iustum bellum, cioè di guerra giusta, che ha avuto grande fortuna da Agostino fino a Walzer. Così come Bush e i suoi seguaci ritengono giusta la “liberazione” dell’Iraq, così Mao e i suoi seguaci considerano giusta la “liberazione del Tibet”. Fra le due ritengo la seconda ancor più grave della prima, ma comunque entrambe mi sembrano inaccettabili. Mi rendo conto che quello fra non-violenza e bellum iustum sembra un dilemma che non ammette terze vie, perché o la violenza non è mai giustificata, oppure in alcuni casi è giustificata. Per ovviare al problema, forse si potrebbe utilizzare il fatto che la nozione di “giustizia” ha dei gradi, per cui non ci sono solo azioni giuste o ingiuste, ma anche azioni più o meno ingiuste o  più o meno giuste e anche azioni che non sono né giuste né ingiuste. Si potrebbe allora dire che che alcuni usi della violenza sono non ingiusti, senza sbilanciarsi ad affermare che sono giusti.

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