IN PERICOLO LA BLOGSFERA

Carlo Ruta si è laureato con me a Urbino in Teorie della conoscenza, della morale e della comunicazione con una bella tesi sul concetto di guerra giusta, che è poi diventata un libro “Guerre solo ingiuste”, pubblicato da Mimesis. Teneva un importante blog  di critica della corruzione che è stato chiuso nel 2004. Dopo il ricorso in appello, ora una sentenza molto pericolosa per tutta la blogsfera conferma il giudizio di primo grado. Ecco l’articolo su Il fatto. Gli esprimo tutta la mia solidarietà.

50 mila blog chiusi per stampa clandestina?

di Enzo Di Frenna

All’inizio di maggio una sentenza della prima sezione penale della Corte di Appello di Catania ha equiparato un blog ai giornali di carta. Dunque commette il reato di stampa clandestina chiunque abbia un diario in Internet e non lo registra come testata giornalistica presso il tribunale competente, come prevede la legge sulla stampa n 47 del 1948.

La vicenda è paradossale e accade in Italia. Lo storico e giornalista siciliano Carlo Ruta aveva un blog: si chiamava Accadeinsicilia e si occupava del delicato tema della corruzione politica e mafiosa. In seguito a una denuncia del procuratore della Repubblica di Ragusa, Agostino Fera, quel blog è stato sequestrato e chiuso nel 2004 e Ruta ha subito una condanna in primo grado nel 2008. Ora la Corte di Appello di Catania, nel 2011, ritiene che quel blog andava considerato come un giornale qualsiasi – ad esempio La Repubblica, Il Corriere della Sera o Il Giornale – è dunque doveva essere registrato presso il “registro della stampa” indicando il nome del direttore responsabile e l’editore. La notizia farà discutere a lungo la blogosfera italiana: cosa succederà ora?

Massimo Mantellini se la prende con Giuseppe Giulietti e Vannino Chiti per aver presentato in Parlamento la Legge 62 sull’editoria, che è stata poi approvata, con la quale si definisce la natura di prodotto editoriale nell’epoca di Internet. Ma il vero problema, a mio avviso, è la completa o scarsa conoscenza di cosa sia la Rete da parte di grandi pezzi dello Stato, incluso la magistratura. Migliaia di burocrati gestiscono quintali di carta e non sanno quasi nulla di cosa accade in Internet e nei social network. Questa sentenza, quindi, è un regalo alla politica cialtrona che tenterà ora di far chiudere i blog scomodi. Proveranno a imbavagliarci.

In Italia ci sono oltre 50 mila blog. Soltanto BlogBabel ne monitorizza 31 mila. Nel mondo esistono almeno 30 milioni di blog e forse sono anche di più. I blog nascono come diari liberi on line, può aprirne uno chiunque. Una casalinga. Uno studente. Un professore universitario. Un operaio. Un filosofo. Chiunque. Ma adesso in Italia non è più possibile e possiamo dire che inizia il Medioevo Digitale. Nel mondo arabo i blog e i social network hanno acceso il vento della democrazia, il presidente americano Barack Obama plaude il valore di Internet e la libertà d’informazione, Wikileaks apre gli archivi segreti delle diplomazie, e noi, in Italia, in un polveroso palazzo di giustizia, celebriamo la morte dei blog.

Ma la vogliamo fare una rivoluzione? Vogliamo scendere in piazza come gli Indignados spagnoli e inventarci qualcosa che faccia notizia in tutto il mondo? Vogliamo innalzare una grande scritta davanti alla Corte Costituzionale con lo slogan “Io bloggo libero, non sono clandestino!”. Eggià: perché gli avvocati di Ruta faranno appello in Cassazione e a quei giudici bisognerà far sapere che in Italia ci sono 50 mila persone libere che hanno un blog e confidano nell’articolo 21 della Costituzione, che permette la libertà di espressione con qualunque mezzo.

Che ne dite? Ci proviamo?

Fonte: “Il Fatto” (edizione on-line), 28 maggio 2011

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I SOLDI PER LA DIDATTICA NEL CESTINO

E’ certo tragico che questo Governo tagli i fondi alla Scuola, alla ricerca e all’Università, bloccando così le prospettive sul futuro del nostro Paese, però bisogna dire che i pochi soldi che arrivano vengono talvolta utilizzati male. Ad esempio, ieri la Facoltà di Lettere dell’università di Urbino ha deciso con una maggioranza schiacciante – 22 favorevoli e  8 contrari – di dividere in due un gruppo di 10 possibili frequentanti di un corso della laurea magistrale in Filosofia, per dare laovoro a dei ricercatori, che peraltro già insegnavano, spendendo così 6000 euro aggiuntivi per forse 3 o 4 studenti e oltretutto complicando inutilmente il piano didattico previsto dal Consiglio del corso di studi per motivate ragioni didattiche. E’ triste vedere queste cose, mentre nella stessa nostra università ci sono singolio docenti che si sobbarcano corsi con 300 ragazzi, come a Scienze motorie e a Scienze della formazione; e i soldi e le risorse umane per dividere in due gruppi da 150 quelle attività non si trovano. Tremonti ha torto, però certe decisioni gli danno ragione.

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IL LICEO CLASSICO

Molti sostengono che la presenza del Vaticano in Italia sia causa di molti mali per la nostra politica. E’ certo che nel nostro Paese fa molta fatica ad attecchire un modo di pensare non dogmatico. Hanno facile successo i fondamentalismi, da quello cattolico a quello comunista. Gramsci diceva, forse giustamente, che questo dipende dalla Controriforma, che ha strappato con la violenza il pensiero laico dal suolo italiano. Certo è che il Partito da lui fondato, di questa carenza di pensiero critico, ha ampiamente approfittato, soprattutto con Togliatti. Però c’è un’altra fonte di pensiero acritico, cioè il predominio di un modello di cultura erudita. La nostra scuola è ancora modellata in modo da considerare il Liceo classico come il top. L’originale, di cui tutte le altre scuole sono veline; seconda copia il Liceo scientifico, terza copia quello commericale ecc. In realtà il pensiero critico non si forma leggendo Orazio e Pindaro, ma studiando matematica e fisica. Si sente spesso dire che quelli che vengono dal liceo classico sono gli studenti migliori, anche nelle Facoltà scientifiche. Questo è quello che gli statistici chiamano il fenomeno del “mettere in ombra”: gli studenti che vengono dal classico non sono i migliori perché sanno leggere Orazio e Pindaro, ma perché vengono in media da famiglie che li appoggiano di più, perché al Classico si studia di più e quindi sono abituati a sgobbare e perché il classico nella testa degli italiani è considerato il massimo, per cui se hai un figlio intelligente lo mandi lì. Non ho nulla contro Orazio e Pindaro, anche se preferisco Lucrezio e Omero, Ovidio ed Euripide, tuttavia l’erudizione e il nozionismo non favoriscono certo il pensiero critico. Anche recentemente mi è capitato di ascoltare un grande erudito, che sosteneva che non so quale ipotesi non sarebbe scientifica, perché è solo “probabilistica”! E’ incredibile che un presunto dotto dica simili bestialità. Tutta la scienza, sia naturale che umana, si basa su ragionamenti probabilistici, la cui struttura varrebbe la pena studiare bene a scuola.

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ANTISEMITISMO DEBOLE

Sentivo alla radio di una ricerca secondo la quale il 22% dei giovani italiani prova antipatia per gli ebrei; la maggior parte di questi non ne ha mai incontrato uno e molti hanno un discreto titolo di studio. Da questi dati si evince che tale antipatia dipende da un certo tipo di educazione culturale e non da un rapporto diretto con le persone. E’ probabile che questo sentimento sia trasmesso dall’educazione cattolica e da una certa cultura politica faziosamente pro-araba e quindi ottusamente anti-israeliana. Chi presentava i dati etichettava questo atteggiamento con il termine “antisemitismo”. Forse bisognerebbe fare una distinzione fra l’antisemitismo che porta a comportamenti antisemiti, cioè promulgazione di leggi inique o atti vandalici e una generica antipatia, che anche se certo non è un bell’atteggiamento, di certo non è una grave colpa. Varrebbe la pena fare un’indagine fra gli ebrei ortodossi su quanti sono anti-gentili in questo senso debole. Probabilmente la maggior parte. La diffidenza fra persone che vivono in modo diverso è abbastanza naturale. Quello che è inaccettabile è che questa ostilità si tramuti in comportamenti violenti. Certo la cosa migliore sarebbe provare a discutere scontrarsi e incontrarsi con l’altro.

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HANNO SBAGLIATO

Oggi in bicicletta ho incontrato un simpatico signore, che però non faceva altro che lamentarsi: “Qui hanno sbagliato”, “Questo non vabene”, “Ma guarda che cosa hanno fatto” ecc. Lo ho già detto, ma questo sport nazionale degli italiani di usare l’impersonale o la terza persona plurale per sottolineare che qualcosa non funziona mi convince che chi parla così ha bisogno di scaricarsi la coscienza.

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ESPRESSIONE LOGICA DEI DOPPI QUANTIFICATORI

Una delle distinzioni logiche che dovremmo avere presente è quella fra “Esiste almeno un x per ogni y” e “Per ogni y esiste almeno un x”. All’apparenza è solo uno scambio dei quantificatori “per ogni y” “esiste almeno un x”; in realta il primo dice molto più del secondo. Facciamo un esempio. Confrontiamo “Esiste almeno un x per ogni y tale che x è il padre e y il figlio”, cioè “esiste un unico padre per tutti i figli”. La seconda diventa “per ogni y esiste almeno un x tale che x è il padre e y il figlio”, cioè “ogni figlio ha almeno un padre”. E’ chiaro che la seconda è vera, mentre la prima è molto più forte ed è falsa.

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IMPRECISIONI SUL SOLE 24 ORE

Mi è capitato fra le mani il Domenicale del Sole 24 ore, che contiene l’ormai gloriosa pagina “Scienza e filosofia”, credo fondata da Ludovico Geymonat. Non voglio qui discutere la qualità degli interventi, però leggendo mi è caduto l’occhio su due imprecisioni. In un articolo sulla polemica riguardo alla sofferenza degli animali, che recentemente ha assunto toni fortemente politici, si afferma che lavandosi le mani col sapone uccidiamo migliaia di batteri. Ora, se il sapone contiene dei disinfettanti, questo può capitare. Ma il sapone di per sé è semplicemente una sostanza che aumenta la tensione superficiale facilitando la rimozione di macchie e grassi. Poi  in alto sopra una recensione c’era un’immagine di Cartesio con una didascalia che suonava più o meno “Cartesio che si impegnò a mostrare l’uguaglianza dell’uomo e della macchina”. Vabbeh, a parte il fatto che evntualmente Cartesio si impegnò a dimostrare l’uguaglianza fra gli animali e le macchi

ne, anche questa tesi è sbagliata, perché Cartesio voleva dimostrare che gli animali non sono dotati di coscienza superiore, ma hanno sensazioni e quindi non sono macchine. Povero Ludovico!

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